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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
L'anno della nuova politica - (4)
Bambino-futuro.jpg L'ultima previsione per il 2007 è condizionale: o il centrosinistra e la politica si aprono davvero ai non rappresentati - tramite la fondazione di un nuovo partito veramente democratico - oppure questi ultimi cercheranno rappresentanza altrove, cominciando a costituirsi in un autonomo soggetto politico. Tertium non datur. Questo post chiude le analisi per il nuovo anno, sviluppate attorno al caminetto del Natale (in fondo alla pagina i link alle prime tre), continuando a parlare della politica italiana e rimandando a futuri Occasional papers riflessioni su altri temi, come ad esempio la Costituzione Europea, o la riforma del Fondo Monetario Internazionale, che pure domineranno la scena per lunga parte del 2007. Lo fa, sperando di aggiungere alcune note positive ad un quadro di insieme che appare piuttosto fosco.

Ho già discusso di come il centrosinistra non sia stato in grado di andare oltre la politica economica degli anni 90 e di come il deficit di innovazione e fantasia sia la cifra politica dei provvedimenti dell'attuale governo. Di conseguenza, i problemi strutturali dell'Italia non vengono nemmeno sfiorati, mentre la politica continua a cercare di accontentare tutte le corporazioni, con la conseguenza di scontentare tutti e di stimolare la nascita di ulteriori microcorporazioni.

Nel drammatico vuoto di una politica che abbia una direzione chiara, la coalizione sociale che sostiene il centrodestra, composta da ceti privilegiati e dalla massa crescente di marginalizzati, non viene intaccata. Ai sogni di Berlusconi non si oppone alcun progetto culturale alternativo, proprio mentre l'oppressione delle corporazioni e la chiusura di ogni accesso sociale - alla casa, al lavoro, ad un reddito dignitoso, alla formazione superiore - colpisce drammaticamente una intera generazione: esclusa da ogni spazio sociale ed esclusa anche dalla politica.

Bisogna sottolineare però che non è solo un fatto di età. Una parte importante della nostra società fa fatica ad affermarsi a causa della forza opprimente delle rendite di posizione, privilegi insensati ed ingiustificati in una società che dovrebbe basare la selezione sul merito e non sullo status. La politica non è aliena da questo fenomeno: a causa della chiusura del sistema dei partiti, questo stesso pezzo di società non ha rappresentanza nei luoghi decisionali e si alimenta così un circolo vizioso di chiusura e paralisi. La società esclusa è composta in maggioranza da chi oggi ha meno di quarant'anni, ma, insisto, non si tratta solamente di un problema anagrafico, si tratta di un problema di rappresentanza sociale.

Gli uomini e le donne con meno di quarant'anni hanno un rapporto col mercato del lavoro, con la loro occupazione, molto diverso dai loro genitori. Sono sul mercato, mandano curricula, si sottopongono a colloqui, hanno probabilmente già cambiato più di un lavoro. Spesso hanno un contratto a tempo determinato, ma il punto non è tanto la precarietà, quanto la abitudine alla responsabilità individuale, lo spirito di iniziativa e la richiesta di rispetto individuale che la flessibilità porta con sé. Queste stesse persone hanno acquisito una consuetudine esistenziale con chi è nato in altri paesi, completamente sconosciuta fino a dieci-quindici anni fa. L'uso abituale di un'altra lingua e la facilità negli spostamenti ha trasfigurato il modo di guardare all'estero, non più terra popolata da "stranieri", ma da amici, nemici, colleghi ed amanti. Una stessa generazione che non è quasi mai entrata in una agenzia viaggi, perchè fa tutto su internet, compreso cercare l'informazione politica, sociale, o ludica, senza la schiavitù di mediatori: editori, o direttori. Una generazione post-ideologica, cioè più libera di giudicare i fenomeni sociali, perchè non deve prima assicurarsi di non essere in contrasto con il proprio partito di riferimento.

Queste caratteristiche sociali caratterizzano in Italia una generazione più di altre, ma non sono di per sé legate all'età. Alcune sono fortemente condizionate dalla tecnologia. Sono tutte caratterizzate da una forte spinta evolutiva, con una proiezione verso il futuro dai confini incerti, con mete non definite. Il punto chiave, tuttavia, è che non possono essere governate da chi non le conosce e dunque non le capisce.

Oggi in Italia il monopolio delle decisioni è in mano a chi non conosce il futuro. Da questo basilare problema di rappresentanza bisogna partire per compiere l'ultima previsione per l'anno appena iniziato. Con una certa semplificazione si possono riconoscere due gruppi, nell'ambito degli "esclusi".

Ci sono i giovani adulti globalizzati, che svolgono professioni ad alta specializzazione e che trovano poco spazio per esprimere se stessi nella società italiana, a causa di barriere familistiche, corporative, e la mancanza di selezione basata sul merito. Barriere di protezione che avevano una ragione di essere nel mondo chiuso del difficile dopoguerra, ma che oggi sono il principale veicolo di diseguaglianza e ingiustizia. Questi gruppi moderni, oppressi dalla mancanza di spazio, si troveranno naturalmente alleati con i crescenti ceti marginalizzati e precarizzati delle grandi città. Non necessariamente globalizzati, e non necessariamente con una professione ad alta specializzazione, la vita dei giovani adulti a Roma, Milano e nelle altre città, è sempre più complicata: sostenere in maniera dignitosa il tenore di vita della propria famiglia di origine in un nucleo autonomo è sempre più difficile.

La saldatura tra questi due gruppi è resa più difficile dall'assenza di luoghi aggregativi e dalla scarsa abitudine alla militanza politica tra chi oggi ha meno di 40 anni. Tuttavia, grazie alle nuove tecnologie, e anche a piattaforme informative libere e di qualità come OneMoreBlog, è certamente possibile. Nel momento in cui ciò dovesse accadere, e si desse voce collettiva e pubblica a chi oggi non ne ha, molti problemi in agenda sarebbero facilmente risolvibili, mentre oggi l'autoreferenzialità della politica italiana li rende persino difficili da affrontare.

Se il centrosinistra sarà capace di capire che questo vuoto di rappresentanza va colmato davvero e non con operazioni di facciata, metterà questo tema al centro della costruzione del partito democratico. Esso diverrebbe così non solo l'unione di alcune burocrazie partitiche - che pure vanno rispettate e che in gran parte, io credo, hanno necessità di una nuova chiara missione - ma anche la forma aperta in cui gruppi di cittadini e singoli individui, finora esclusi, trovano lo spazio e la possibilità di influenzare i processi di cambiamento. Se il centrosinistra sarà in grado di compiere questo scatto di reni, la sua accresciuta rappresentatività sarà foriera non solo di successi elettorali, ma di un lungo ciclo democratico che in Italia non c'è mai stato e che potrebbe influenzare in modo determinante i prossimi decenni.

Se, invece, il centrosinistra non comprenderà l'urgenza di includere, nella politica e dunque nella società, il largo strato di cittadini esclusi, questi ultimi cercheranno fatalmente rappresentanza altrove. Una parte cadrà nelle braccia del nuovo, giovane, delfino di Berlusconi. Un'altra parte, probabilmente maggioritaria, si costituirà lentamente ma decisamente in una nuova forza di sinistra, con una cultura moderna e globale, ed una forte spinta verso il futuro. (4- Fine)

di Marco Simoni (capitoli precedenti: 1 - 2 - 3)
09.01.07 10:41 - sezione occasional papers
il 09 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Alberto Grego ha scritto:

L'alternativa e' che gli sviluppi innovativi previsti non avvengano all'interno o all'esterno della coalizione di sinistra attuale, che il governo cada e che il Caimano torni. Siccome il Caimano e' vecchiotto, io spero che anche a destra arrivi qualche cervello nuovo. Meglio misurarsi con un interlocutore innovativo ed intelligente che con un tracotante buzzurro.

Comunque rimaniamo positiv e speriamo che il 2007 sia l'anno della svolta.

il 09 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

speriamo in bene, Marco. nel caso che si faccia dal basso la nuova forza di sinistra mi offro come prima tesserata, come ragazza ponpon e come setacciatrice di discorsi avversari alla ricerca di palle cinesi (son tremenda, di solito è impossibile che mi sfugga una balla).
Carolina

il 09 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Michele ha scritto:

Gia', ma se la sinistra la governo fallisse, chi lo fa il nuovo partito? Sarebbe meglio accelerare sul "Piano B" e trovare un gruppo di volonterosi per mettere un po' di pressione alle cariatidi di governo. Cosa ne pensate?

il 11 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Anellidifumo ha scritto:

Caro Marco, il problema, come diceva mio nonno, è nel manico. Fassino, Rutelli, Prodi, D'Alema eccetera sono persone non in grado di comprendere né quali siano i nuovi problemi delle società globali e multi-tutto di oggi, né, ovviamente, possono intravedere delle soluzioni.

L'Italia dovrebbe essere un paese occidentale ed europeo, dunque laico, invece è sotto schiaffo di una Chiesa cattolica che mai come in questa fase storica sta dettando legge, in modo letterale. Ti rendi conto che siamo ormai una colonia culturale della Chiesa quando Repubblica (non Libero o l'Osservatore Romano, eh) dedica l'apertura e le prime 5 pagine del giornale alle dimissioni di un arcivescovo cattolico in Polonia.

Fassino in questo è talmente colpevole e inetto che MERITA di perdere le prossime elezioni: il progetto del PD è pensato come l'unione di due burocrazie (quella diessina e quella margheritina) per compiacere una terza burocrazia (le gerarchie vaticane). Dimmi tu se ci vedi altro. Dove possa portare un simile orrore non lo so, ma di certo non avranno mai il voto di chi è laico, di chi è di sinistra e della maggioranza di chi è intorno ai 20/30 anni.

OT Capisco ora che One more blog non è il tuo blog. Una specie di portaerei di pensieri diversi? Carino, carino assai.

il 11 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marco S. ha scritto:

Caro Anelli, il mio punto è proprio di andare a vedere. Se si fa un partito nuovo per davvero, la maggioranza sarà per forza laica ed esisterà spazio per portare avanti nuovi contenuti. Se non si fa un partito nuovo, l'involuzione proseguirà e sarà necessaria una forza per rappresentare chi non è rappresentato: come cerco di esprimere in questo e nei quattro precedenti post, non solo laico e di sinistra, ma molto di più (globalizzato, flessibilizzato, etc).

OT. Devo dire ad Alberto di scrivere da qualche parte la storia di OMB!

il 13 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Anellidifumo ha scritto:

Marco, capisco la buona volontà tua e di Ivan, ma secondo me questo "andare a vedere" è spurio. Tu dici: se si fa un partito nuovo la maggioranza non potrà non essere che laica. E invece no, Marco. I Ds, oggi, sono un partito a maggioranza laica. Ti pare forse che sappiano portare avanti i temi della laicità? Non lo vogliono e non lo sanno fare nel modo più assoluto, e non solo perché sono tutti tesi a non infastidire l'Opus Dei che sostiene Binetti, Rutelli & co. Immaginati un po' cosa accadrà un domani, quando quei personaggi saranno all'interno dello stesso partito. Se oggi Fassino abdica sui diritti civili in nome del PD, non è che domani, da dentro al PD, ritira fuori l'argomento. Aprite gli occhi, su questo, per favore. C'è da mettersi a costruire un'alternativa laica e socialista da ieri, non da domani.

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