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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
L'effetto museo del Giorno della Memoria
Il rischio del giorno della memoria 2007 è che rimanga ancorato a due immagini. La prima è l conflitto che ha opposto una parte della comunità ebraica di Roma al Ministro degli esteri Massimo d'Alema a proposito della questione mediorientale. Un confronto su cui la somma degli equivoci è decisamente superiore e sproporzionata rispetto al vero contenuto delle differenze e che, soprattutto invita e richiama a discutere con pacatezza. La seconda immagine è la proposta di una legge - avanzata dal ministro Clemente Mastella - che punisca il reato di negazionismo, lasciando l'idea che il giorno della memoria equivalga alla costruzione di una verità sancita dallo Stato. Una vera iattura in entrambi i casi. Il giorno della memoria, infatti, è essenzialmente riflessione di una collettività nazionale sulla propria storia, su ciò che a lungo non è stata in grado di ammettere e con cui, conseguentemente, non è stata capace di fare i conti.

Non è solo un problema italiano. Vale anche per la Polonia, per esempio. Adam Michnik - leader laico di Solidarnosc fin dai suoi esordi e oggi intellettuale margine nella Polonia dell'era dei gemelli Kaczynski - ha scritto un libretto tanto corto quanto denso, uscito in versione italiana in questi giorni (Pogrom, Bollati Boringhieri), per sostenere che confrontarsi con la Shoah è fare i conti con i propri pregiudizi e i propri non detti. Anche per questo è importante riflettere sulle possibili derive del giorno della memoria in Italia una volta che sia ridotto a retorica.
Iniziato con molta emozione nel 2001, nonostante il moltiplicarsi di iniziative pubbliche, d'impegno da parte di scuole, insegnanti, operatori culturali, amministratori, il 27 gennaio rischia la musealizzazione.
Non credo che questo dipenda da ciò che scriveva Alessandro Piperno nel gennaio sul “Corriere della Sera”: ovvero che tutto alla fine si risolve in “qualcosa di estetizzante nella commozione delle scolaresche sgambettanti sui prati di Auschwitz, ma ancor più nell'enfasi con cui i loro insegnanti la reclamano al grido: «Non dimenticate»!”. Il mondo degli insegnanti non è solo questo, in ogni modo descriverlo così è macchiettistico.
Il giorno della memoria ha un contenuto più problematico rispetto a quello che normalmente gli è attribuito. Da vari punti di vista.
Innanzitutto il giorno della memoria - il 27 gennaio - non è il giorno dei morti. Per questa ricorrenza abbiamo già una data (il 2 novembre) nel nostro calendario civico e pubblico. Non c'è alcun bisogno di duplicarla. Il 27 gennaio è invece il giorno dei vivi. Della memoria per i vivi e non della commemorazione dei morti.
In secondo luogo è un giorno che simbolicamente chiama in causa il rapporto che ciascuno di noi ha con le proprie convinzioni. La shoah è stato un evento fondato e sulla capacità delle idee di convincere individui, e di farli agire. Più che un evento unna catena di atti fondati sulla “forza delle idee”.
Non è forse vero che la Shoah è stata possibile perché migliaia di individui hanno talmente creduto alle proprie idee da non mettere in discussione ciò che vedevano e facevano? E allora chiediamoci: la coerenza con le proprie idee è un dato positivo? E' esemplare? E' sempre vero che la coerenza con ciò che si pensa è un valore? La fedeltà alle proprie idee è una qualità ammirevole? Inoltre, perché un evento acquisti il carattere pubblico per una comunità occorre che si costruisca la consapevolezza di un lutto e dunque di un vuoto In altre parole di una cosa che segni collettivamente uno scarto tra “prima” e “dopo”. La memoria pubblica non è altro che la consapevolezza di quel vuoto. Un aspetto che è drammaticamente divenuto attuale nel silenzio di tutti noi di fronte ai fatti di Rwanda tra il 1994 e il 1995, e nella guerra ai civili e ai laici nell'Algeria degli anni '90. Due casi emblematici in cui, per rimanere al nostro tema, non si è attivata memoria. Né allora, né finora.
Il possibile indebolimento del giorno della memoria nel tempo risiede qui: nella sua trasformazione in “icona” e, contemporaneamente, nel suo possibile congelamento in un “ricordo” senza relazione con il presente. Più precisamente: con la storia nazionale al presente. Ma anche nell'incapacità di individuare luoghi della riflessione pubblica dove far crescere il senso di quello strappo e in cui riconoscere la distanza tra diritto e sopruso.
Nella storia italiana noi abbiamo stentato a trovare luoghi che dessero il senso dell'identità nazionale. Non è detto che questi debbano coincidere con un atto eroico. Talora essi si riconoscono in un vuoto e nella capacità che una comunità ha di convocarsi per riflettere: di non sopportare che quel luogo sia esistito eppur di ritrovarlo “per non dimenticare”. Per questo il Binario 21 alla stazione di Milano (il luogo da cui partivano i treni per Auschwitz) potrebbe rappresentare quel luogo. Ci riusciremo se saremo in grado di leggervi non solo un momento drammatico del passato, ma anche l'allusione al nostro possibile oggi.
24.01.07 11:41 - sezione parole
il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

questo discorso mi fa venire in mente l'andare con Kikka a manifestazioni di denuncia dei gasatori di Kikke. iniziativa in seguito alla quale non so se si abbia voglia di visitare musei, so solo che si soffre di psicolabilità con tendenze suicide che difficilmente sarebbe di qualche interesse anche solo per schivare il servizio militare.
C.

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
danjar ha scritto:

Provocazione:
Decidiamoci: la Shoà è "unica" o "attuale"?...
(Se è unica e già accaduta, perché preoccuparsene?)

Avvertenza:
Prima di perdere tempo a insultare me (non sono così importante) chiedetevi perché io abbia posto la domanda!

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

Danjar, siccome è accaduta può riaccadere. o mettiamola così: siccome è pressoché inspiegabile con i mezzi razionali usuali (nemmeno il più sagace psicologo può spiegarti "perché") non la si può considerare a priori irripetibile. questo benché ovviamente ciascuno di noi si auguri che lo sia e faccia il possibile affinché lo sia.
C.

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
danjar ha scritto:

DANG!
Risposta sbagliata.

La Shoà è "unica" o "attuale"?

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

non ao.non starei a farci su giochi di parole o di abilità dialettiche, tutto qui. e cmq chiaro che se non la fai ripetere non dovrai poi nemmeno discutere se sia stata "unica" (che poi che parola! io di solito unico o unica lo dico di realtà positive).
Carolina

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
danjar ha scritto:

Non ho inventato io il concetto di "unicità della Shoà".
Per svelare un po' il mio "gioco di abilità dialettica", osservo che se si insiste tanto a dire che qualcosa è unico gli effetti sulla percezione della sua attualità, e dell'utilità pratica della memoria, possono portare alla "musealizzazione" di cui sopra...

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

ma le percezioni stanno a zero. in base alle percezioni tu puoi avere un tizio che pensa che un altro tizio che ha una nave da prendere domani per l'America per non essere ucciso sia "tirchio", quando invece è chiaro come mai non è in vena di aperitivi sia da offrire che a lui offerti in centro. e ti renderai conto che però il danno che gli si fa perpetuando lo stereotipo "percettivo" della sua tirchieria può essere enorme. oppure puoi arrivare a pensare che i rom siano della stessa rilevanza politica dei cattolici o dei forzitalioti o che gli extracomunitari siano il 58 percento della popolazione. solo i dati valgono qualcosa sul serio per me.
Carolina

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

La Shoà è "unica" o "attuale"?

attualmente unica, attuale nella sua unicita', unica nella sua attualita'.

(son giochi di parole, non parole giocose)

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
AMMMaia ha scritto:

"È sempre vero che la coerenza con ciò che si pensa è un valore?"
No, non è un valore se questa coerenza si applica a delle concezioni aberranti.
La Shoà è unica. Non si trattava di sterminare il nemico o il diverso: si voleva cancellare, scientificamente, l'essere inferiore che non era degno di vivere nel pianeta degli umani. È in questo che risiede l'atto ripugnante, orrendo e unico dell'Olocausto. Altri confronti mi sembrano un po' pretestuosi
Ben venga il Giorno della Memoria; ben venga il "mai più".

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
danjar ha scritto:

Ah, be'... Forse le percezioni non sono importanti.
Vallo a dire a David allora, visto che lui è molto preoccupato di come la Shoà non venga "percepita" nel modo giusto.

Forse, se si smettesse di "sacralizzare" la Shoà, si riuscirebbe più efficacemente a tenerla (anche) fuori dai musei, dove (presumibilmente) ha una funzione educativa più efficace.
La memoria della Shoà non è neutralizzata solo dai "negazionisti", ma anche da chi la usa di volta in volta come alibi, propaganda, retorica, mezzo per porre fine alle discussioni; invece che come "chiave di lettura" dell'essere umano, tutt'altro che "unica" ed "eccezionale", in definitiva scollegata dalla realtà attuale.

(Dovrebbe essere scontato, ma a scanso di equivoci sottolineo che con tutto ciò non voglio negare la specificità della Shoà.)

il 24 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
david ha scritto:

MI permetto una domanda. Quando ciascuno di noi parla di Shoah di che parla? Ovvero: quale comparazione ha in testa? quale testo letterario? quale testo storico? quale film ha in mente? Quale fotografia? E perché proprio quelli?

il 25 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

david: comparazioni? testi? kapo' di pontecorvo e le fotografie di Roman Vishniac.

danjar la memoria e' viva finche' si trasmette, guardate cosa e' successo alla memoria della resistenza, trasformata in trombonismo.

il 25 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
david ha scritto:

A completamento del precedente post e senza pensarc molto direi che io ho in mente rispettivamente:
1) il Rwanda (soprattutto per il silenzio di tutti noi);
2) Primo Levi, I sommersi e i salvati;
3) Browning, Uomini comuni; Hilberg, la distruzione degli ebrei d'Europa; aggiungerei Arendt, la banalità del male;
4)Louis Malle, Au revoir les enfants;
5) la fotografia aerea di Auschwitz.
Ciascuno rappresenta un luogo riflessivo e si fonda su un dato comparativo.
Qualcun altro ha riposte diverse? Perché?

il 25 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

Qualcun altro ha riposte diverse?

1) Cambogia, in Rwanda e' mancata la componente tecnico-scientifico-logistica (a parer mio)
2) Jean Amery? Miklos Nyiszli (medico ad auschwitz)? Spiegelmann?
3) Pier Paolo Poggio, nazismo e revisionismo storico (scelta molto personale)
4) ribadisco Pontecorvo, kapo'
5) le fotografie aeree sono "asettiche": dall'alto auschwitz ha un'identificabilita' univoca? oltre a Vishniac (che pero' fotografo' gli ebrei orientali appena prima che venissero eliminati) ci metto le foto scattate da alleati e sovietici di cataste di scarpe, valige, cappelli, capelli, etc etc

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