qui giace OneMoreBlog2.31
«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
A proposito di negazionismo
La proposta del ministro di Giustizia Clemente Mastella di presentare un decreto legge che determini come forma di reato il negazionismo, annunciata venerdì sembra destinata a rientrare in un cassetto. Un appello (reso noto martedì) di circa 200 storici, per la maggior parte di centro - sinistra, ha richiesto che si facesse attenzione a non sanzionare una verità di Stato, che non si varasse una legge persecutoria dell'opinione, riprendendo quanto già dicevamo in questa stessa pagina sabato scorso. Resta tuttavia aperta la questione di come si risponda al negazionismo. Perché se è positivo che appunto non si apra una procedura penale, resta tuttavia la necessità che si innalzi la consapevolezza e la coscienza pubblica intorno al negazionismo. Per batterlo non basta lasciare che ognuno si formi una propria opinione occorre che creare una sensibilità diffusa e questa non cresce spontaneamente.

Qui si apre una seconda questione che non poteva essere risolta dai firmatari dell'appello, ma che costituisce un aspetto del ruolo pubblico degli storici, di che cosa sia oggi discutere di storia, quali competenze professionali coinvolga, con quali mezzi di comunicazione affrontarlo. Tutto questo obbliga gli storici oggi ad assumersi un ruolo pubblico, e, al tempo stesso, a prestare attenzione alla domanda di sapere che circola nella società civile. A soddisfarla, ma a non creare dipendenza. Non è semplice.

A lungo lo storico è apparso come quella figura che, attraverso un paziente lavoro di raccolta dati, di lettura attenta di documenti, di rilettura ordinata di schede di lavoro, produce, chiuso in una stanza, un libro. Oggi il libro è una delle forme attraverso cui si comunica la storia (insieme a riviste di divulgazione, trasmissioni televisive, dvd,..). Ma non è prevalente. La coscienza storica pubblica è l'effetto di un prodotto (spesso diverso dal libro tradizionale) che è la conseguenza e il risultato di un lavoro di cooperazione degli storici con le molte professioni della formazione e della comunicazione.

Una cooperazione che a molti storici appare forzata, limitativa della loro professione, che vivono come “corsara” e che, invece, è anche il risultato di un processo di modernizzazione e di rinnovamento dell'industria culturale. Una trasformazione che non è solo tecnica. Che riguarda il come si comunica, ma anche che cosa viene considerata fonte storica. La fonte storica non è più solo il documento, la lettera. E' molte cose: fotografie, immagini in movimento, suoni, testi verbali sonori, oggetti di cultura materiale (attrezzi da lavoro, arredi, vestiti;…). Tutti questi “documenti” sono tracce per parlare degli uomini nella storia, che non dicono solo cosa facevano, come si vestivano, cosa conservavano le persone nel passato, ma anche gusti, sensibilità. In breve alludono e raccontano - tutte insieme - la vita reale, fatta di cose che si mangiano, di oggetti che si conservano e di idee (religiose, sociali, politiche,…) che si coltivano o si combattono.

Tutte cose che sono trattabili e analizzabili mettendo insieme competenze professionali, linguaggi, che non sono quelle classiche della struttura verbale, né quelle canoniche dell'editoria cartacea. In breve che sono “oltre il libro di storia”. Per questo la discussione oggi non è riflettere solo su come si costruisce una coscienza pubblica, ma anche su come si creano nuove occasioni di sinergia di professionalità. La conoscenza storica oggi è contemporaneamente un contenuto, un insieme di cose da sapere, ma è anche una modalità, un insieme di linguaggi per saperle, per trovarle e per essere dotati di una sensibilità che non è solo tecnica. Non basta fare le domande giuste ala storia. Occorre anche sapere come si formulano elle domande. Per questo forse oggi sarebbe necessario aprire una riflessione su come si costruiscono luoghi della formazione che contemplano una cooperazione di competenze e dunque, pere esempio, se avrebbe senso pensare a un Master dedicato a “comunicazione, formazione e storia”. Una realtà che non c'è e che sarebbe parte di quella modernizzazione che molti auspicano.
25.01.07 08:45 - sezione parole
il 25 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Cristina ha scritto:

ieri sera da Formigli a controcorrente c'era irving, andatevi a 'spizzare' la sua news letter...è molto indicativa.

senza contare quello che dice, sarà pure un conoscitore di storia ma parla come un invasato. meno male che c'era pure Furio Colombo.

il 25 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
marco ha scritto:

Parafrasando Moretti, "no, il master no!".
Non riesco a vedere tutta questa gran ondata di revisionismo (mi riferisco all´olocausto), ma forse questo dipende dalle persone che frequento. Credo che l´allarme sia stato lanciato soprattutto per via di certe sconvolgenti inchieste tra gli studenti, in cui effettivamente si rilevano tassi di ignoranza abissali. Beh, la colpa peró, almeno in questo caso, è chiara, e ricade sugli insegnanti che non fanno il loro mestiere. Quindi la cosa migliore sarebbe concentrarsi su di loro, facendogli capire con gentilezza che un simile andazzo non è tollerabile. C´è poi il problema della "opinione pubblica". In questo caso la responsabile temo sia la tv. E certe fiction pseudo storiche. Forse. O forse no. In ogni caso le vittime della distorsione della storia vanno ben al di la´ dell´olocausto. Ancor meno persone sanno, di certo, che a morire negli stessi modi, negli stessi momenti, per mano degli stessi carnefici, e con motivazioni identiche sono stati zingari, omosessuali, malati di mente, russi e... comunisti. Si tratta di una lista "impresentabile" in questi nostri anni di leghismo non-leghista, di "stupro" sistematico della storia, di berlusconate sul nostro passato. Io, nelle cose che scrivo e leggo per professione, applico da sempre la "prova ebreo". Ossia prendo, appunto, i miei e gli altrui testi, e sostituisco a qualsivoglia gruppo nazionale citato la parola "ebreo", "ebrei" ecc. Se il risultato mi da´ il voltastomaco, significa che c´è qualcosa che non quadra. Io personalmente mi son cosi´ evitato di scrivere castronerie, che possono sempre scappare, ma soprattutto ho smascherato, ai miei occhi, la natura mostruosa di molti individui portati in palmo di mano da stampa e opinione pubblica. Vi sfido. Prendete uno qualunque dei libri di ultima produzione della Fallaci, sostituite ogni volta a "musulmano" o "arabo" la parola ebreo, e magari al posto di Arafat mettete, chessó, Rabin, e avrete una sorpresa. Vi consiglio di tenere vicino una bacinella, perché la lettura di una simile prosa provoca, o almeno dovrebbe provocare, una incontrollabile scarica di vomito. Come leggere il Der Sturmer di Streicher, la stessa immondizia.

il 25 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
danjar ha scritto:

Uno storico può aver fatto tutti i master interdisciplinari ed essere esperto di sinergie, formazione e comunicazione, ma se poi la televisione programmaticamente trasmette "solo" reality e finto sport...
Mi sa che, invece di aspettare che migliorino gli storici e i corsi per essi, tocchi a noi rimboccarci le maniche e metterci a parlare di queste cose.

il 25 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

david, essendomi occupato nel mio piccolissimo di storia orale e di divulgazione "pop" della stessa, vorrei sollevare il problema, tremendo ovunque ma in particolar modo in italia, dell'uso politico della storia.
dice bene danjar: "poi la televisione programmaticamente trasmette "solo" reality e finto sport", se viene ritenuto uno storico serio paolo mieli tutto e' possibile.

il 25 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
david ha scritto:

I qui non parlo di storici, né il mio pezzo è originato da una divisione manichea tra "storici" e "tutti gli altri". Provo a riflettere sui limiti degli storici e di come oggi sia possibile, necessario e auspicabile costruire una professionalità nella comunicazione della storia.
Il propblemna è come si costruisce e si dà vita a una nuova professionalitrà che finora è stata accaparrata da un solo lato mentre il prodotto storico, oggi è il risultato (ovvero: né la prevalenza, né la somma) di molte competenze professionali.
In parole povere: gli storici, eccetto rari casi, hanno un'idea di comunicazione della storia che è inservibile nell'epoca della reproducibilità tecnica del documento. Gli operatori culturali di massa non sanno nemmeno cosa sia e come vada trattata una fonte storica; gli operatori intermedi non hanno una benché minimna idea di che cosa sia esporre un fatto storico. Il pubblico( più in generale i fruitori) pensa che la storia sia guardare il privato degli altri dal buco della serratura.
Ma non è solo colpa della televisione. E accusare la televisione o Bruno Vespoa o chiunque altro è troppo facile. L'uso pubblico della storia è anche un fatto di ciascuno di noi. Se gli operatori pubblici riducono la costruzione di una coscienza poubblica sulla storia al livello di un rotocalco porno, la colpa e la responsabilità sono anche di ciascuno di noi che dichiariamo (spesso a parole) che la storia "ci sta a cuore".

il 26 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
faber ha scritto:

sono ignorante in materia, lo ammetto. non sono ebreo e non so cosa può significare esserlo. ma voglio dire la mia: per me è un emerita ca..ata questa legge di mastella. non si può punire un opinione. bisognerebbe invece investire in una scuola migliore che educhi meglio a certe questioni, e bisognerebbe che anche gli israelo-statunitensi si diano una calmata. visto che sono i più civili, i più bravi eccetera eccetera. che lo dimostrino una volta per tutte. spero di non avere offeso nessuno.ciao!

il 26 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
faber ha scritto:

vorrei consigliare un film che parla di ebrei ed ebraismo, tra le altre cose. bellissimo e poetico: "vai e vivrai". aiuta molto a capire le tensioni che si respirano nella società israeliana.

Altrove: A - rivista anarchica | Accordo | Anticatechismo | Chan Hon Chung | Ciclistica | Il Deposito | Don Zauker
Gruhn Guitars | Giordano Bruno | Libertaria | Movimentofisso | Brian Setzer | Shel Shapiro | UAAR | Il Vernacoliere