qui giace OneMoreBlog2.31
«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Meglio disonesto ma capace o poco preparato, ma onesto?
ellejack ha scritto a OneMoreBlog:Ho rivisto recentemente, a distanza di 14 anni il film Il portaborse. Sono rimasto impressionato dell'attualità del tema trattato, non tanto per le caratteristiche dei vari personaggi che ruotano attorno al "ministro Botero", ma quanto per la capacità che ha questo film di riprodurre, con rara efficacia, il clima, le modalità, i riferimenti culturali di un ambiente, purtroppo ancora attuale, quale è quello della degenerazione della politica e degli uomini che la rappresentano. In questo ambiente nulla è illegale e tutto lo è al tempo stesso:dipende dall?ottica con cui si leggono i fatti. Pensate ad esempio al trasferimento accordato alla fidanzata del portaborse Silvio Orlando, da una scuola del nord ad una di Roma: ineccepibile da un punto di vista formale - a meno di chissà quanti candidati a quel trasferimento, sorpassati in un colpo solo grazie all'intervento del ministro e che il politico adopera a favore del suo collaboratore per riceverne in cambio riconoscenza, solidarietà, ma soprattutto condivisione di un modo di essere e agire, palesemente inammissibile da un punto di vista morale.

So che Giuliano Ferrara ? - chissà quanti assieme a lui - bollerebbe come "moralismo d'accatto" queste considerazioni, ma non perderò per questo il sonno e vado avanti per cercare di dimostrare quanto sia pericoloso il motto che sta alla base delle regole della politica moderna e che tutti - chi più, chi meno - in fondo condividono, ossia, meglio un politico disonesto ma capace, che un politico poco preparato ma onesto.

In altre parole: la situazione del governo della cosa pubblica ha raggiunto un tale livello di degrado, al punto che si è disposti, più o meno di buon grado, a pagare un pizzo (di cui non si conoscerà mai l'esatta entità e nemmeno i beneficiari) in cambio di una gestione apparentemente efficiente delle risorse della collettività.

Le cose si complicano ulteriormente, se all'incapacità si somma la propensione a delinquere; ma su questo aspetto non voglio soffermarmi e rimando alle cronache giudiziarie. Premesso, a questo punto, che la soluzione sempre auspicabile sarebbe competenza e onestà - e a volte capita - ritorno al punto in questione, provando a proporre delle riflessioni di carattere generale che ogni persona, in piena libertà e autonomia, giudichi come meglio crede e applichi all'esame della condizione che vive, qui o altrove.

Nell'analisi dei comportamenti di chi è chiamato a ricoprire una carica pubblica, che gli assegna una certa quota di potere, un aspetto sul quale molti studiosi concordano è il rischio connesso a questi ruoli - in assenza di un adeguato livello di partecipazione dei cittadini nelle grandi scelte - di scivolare verso una gestione particolarista/familista.

Per converso, una classe dirigente interessata ad una gestione particolarista/familista, farà in modo da ridurre all'osso le occasioni di democrazia partecipata. Questi comportamenti, purtroppo, sono tipici della cultura politica italiana, fuori e dentro i partiti, e rappresentano ciò che gli antropologi hanno denominato fin dagli anni 50 "familismo amorale" o, secondo Carlo Tullio-Altan, "mancanza di una religione civile" («Il familismo amorale, pertanto, è un modello culturale e sociale che si afferma quando la solidarietà verso la propria cerchia di riferimento, verso un giro ristretto di persone, diventa prioritaria rispetto all'impegno civile e all'agire in funzione del bene collettivo»).

Come considerare perciò un'amministrazione locale - o lo stesso governo -, che progetta la realizzazione di opere rilevanti - soprattutto da un punto di vista finanziario - che non vanno nella direzione dei bisogni della collettività o che appaiono meno urgenti di altri provvedimenti che servirebbero a soddisfare bisogni insoddisfatti da tempo?

E che dire dell'accentramento nelle mani di poche persone del potere di controllo e decisione su strumenti di importanza strategica per lo sviluppo del paese? E come commentare la nomina di personaggi, più o meno noti, che ricoprono incarichi di prestigio solo perché amici degli amici? E i balletti dei rinnovi dei CdA, delle presidenze e vicepresidenze di enti utili, inutili o a questi ultimi assimilabili ? E il silenzio fragoroso di quanti continuano a sostenere, ma solo in privato, di non poterne più? L'opposto assoluto, insomma, della virtù repubblicana magnificata a chiacchiere fin dalle pagine del sussidiario scolastico e in ogni augurio di buon anno presidenziale: amicus Plato, sed magis amica veritas [sono amico di Platone ma sono più amico della verità].

Ma c'è qualcosa di illecito o di illegale in tutto questo? No. La forma è salva e il rispetto delle leggi anche. Quello che però non funziona, quello di cui si avverte la necessità, è una cultura politica, una morale, dichiarata e praticata, che faccia piazza pulita di piccoli interessi di bottega in nome degli interessi di tutti. Se così non sarà, perderà di significato anche la battaglietta sul conflitto d'interessi che investe l'ex presidente del consiglio, alimentando le ragioni di chi non aveva fin qui considerato con scandalo, ma semmai con ammirazione, quanti riuscivano ad appropriarsi in misura significativa delle risorse dello Stato per ridistribuirle, almeno in parte, ai propri fedeli, seguaci e clienti.

Amen.
29.01.07 10:39 - sezione parliamone!
il 29 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Paolo Zinna ha scritto:

Ineccepibile, @ellejack, e anche ben scritto. Ma forse non coglie tutti i lati della questione. Io ti aggiungo alcune considerazioni:
1 la politica si confronta con questioni complesse, ove spesso le scelte non sono facili perché magari bisogna decidere senza avere tutte le informazioni, oppure perché vantaggi e svantaggi si bilanciano, oppure perché i risultati si sapranno solo fra molti anni... Ma il cittadino non lo vede, non capisce la difficoltà, è portato ad attribuire a incapacità o disonestà anche errori che erano difficili da evitare.
2 il politico(ma anche il manager, l'imprenditore....) non basta che sia onesto, occorre anche che non sia stupido, sennò farà disastri. Ci vogliono entrambe le caratteristiche, se un politico ha solo l'onestà lo stimerò come persona ma non mi soddisfa sapere che quella municipalizzata viene mandata a rotoli in buona fede, cercherò di non affidargliela.
3 negli ultimi anni si è diffusa una nuova razza di imbroglioni, che vendono l'idea che tutto si risolverebbe se il potere fosse affidato agli "onesti", senza bisogno d'altro. Eh no, cari miei, sappiamo benissimo che un onesto liberista farà una politica diversa da un onesto comunista, non è la stessa cosa. Il "partito degli onesti" può essere solo il partito dei demagoghi qualunquisti.

il 29 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
maria cascella ha scritto:

paolo penso che quanto da te scritto ponga il nocciolo della questione, essere onesti non basta a gestire un'istituzione od un'organizzazione politico-sindacale, l'onestà sarebbe solo virtuale a confronto della gestione di multipli interessi e danari non propri.
Un esempio per tutti come interpretare la necessità di costruire un nido a discapito dei fondi necessari all'assistenza agli anziani?
Entrambi sono temi attuali e spinosi, l'onestà di fondo dei singoli non basterebbe a formare un bilancio e a trovare le risorse necessarie, allora s'avvia il meccanismo di ricerca sul territorio di partners economici, di volontariato che possa compensare e sopperire alla cronica carenza del personale , vuol dire scegliere,compromettersi, mediare , collaborare, come e con chi al momneto nessuno potrebbe mai saperlo, non puoi chiedere la patente di onestà come chiedessi la carte d'indentità.
ecco perchè non è giustificabile il facile abuso della parola onestà, essa da sola non è sufficiente a garantire il buon governo della res-publica.
maria

il 29 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Proquoda ha scritto:

Certamente appare indispensabile la capacità ma io ancora non dispero sul fatto che ci possa essere anche gente capace ed onesta. Onesto non deve voler dire essere "al di fuori di ..tutto" ma più semplicemente avere un codice "morale" da rispettare....certo potremmo parlare all'infinito sul significato di codice morale....e quant'altro ma direi che un sano senso civico come indicato nell'articolo (...è una cultura politica, una morale, dichiarata e praticata, che faccia piazza pulita di piccoli interessi di bottega in nome degli interessi di tutti)possa bastare.
Il punto è come e cosa fare perchè si affermino tali qualità. Dovremo riparlarne.

il 30 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
l_cerchiata ha scritto:

Noi ce li abbiamo tutti (o quasi) stupidi oltre che disonesti!!!

il 30 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
sedicesimo ha scritto:

Purtroppo la situazione della politica, rispetto a quella di qualche anno fa,fotografata bene dal film, è degenerata, la classe politica di oggi, oltre ad essere disonesta, è anche incompetente.
Ma forse è solo il naturale prodotto, dell'odirna società, in cui la ricerca del proprio benessere personale è la prima preoccupazione.
Di conseguenza anche la politica diventa uno strumento per privileggiare interessi particolari invece del bene di ogni singolo cittadino.
Quali sono le cause, di ciò?
Una risposta, secondo me,la si può trovare nella perdita dei riferimenti e dei valori, in questa mentalità, così diffusa oggi, in cui tutto è lecito purchè non intacca (almeno apparentemente) la propria libertà
alla prossima....

il 30 Gennaio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Amen ha scritto:

Ben scritto @ellejack ..... però la verità è, come sosteneva un famoso
statista inglese del XX secolo che ebbe un ruolo non secondario nella II
guerra mondiale, la democrazia è la peggiore forma di governo .......
fatta eccezione per tutte le altre, naturalmente..

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