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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Un pareggio per vincere
Sommando le perdite di bilancio accumulate da Inter e Milan nell’ultimo decennio si raggiunge l’iperbolica cifra di mille miliardi di vecchie lire. La dimensione del deficit è tale da non lasciare dubbi sul ruolo di Milano calcistica nella storia recente: teatro di un’inondazione di denaro che ha rinnegato per definizione l’equilibrio economico, nella ricerca della via più breve verso il palcoscenico globale. Ovviamente ogni imprenditore-mecenate ha il diritto di spendere il denaro come vuole per coltivare le proprie e le altrui passioni, ma vi è il sospetto che l’assenza di limiti di spesa inaugurata anni fa dalle squadre di Milano abbia influenzato un circuito calcistico il cui virus principale è proprio nella difficoltà di trovare limiti: dagli stipendi dei calciatori ai comportamenti delle tifoserie. La sensazione è che il calcio, oltre alle leggi, avrebbe proprio bisogno di una maggiore compostezza economica da parte dei suoi mecenati.
Le vie della compostezza possono essere infinite nella città che aveva la moderazione tra le sue tradizioni più antiche, ma una appare più convincente di tutte: considerare il pareggio di bilancio uno scudetto equivalente, annunciandone la conquista con un piano pluriennale serio e pubblico. Le tifoserie capirebbero, e Milano darebbe l’esempio morale a tutto il paese.

In collaborazione con Il Riformista, proponiamo i commenti scritti da Davide Corritore per l'inserto milanese Ambrogio.
09.02.07 00:02 - sezione miii...
il 09 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
zanocom ha scritto:

Ragionamento che non fa un piega ma forse le motivazioni di certi comportamenti antieconomici non sono state propriamente colte dal giornalismo d'inchiesta che spopola nelle redazioni.

Una leggenda popolare dice che le società calcistiche, grazie alle perdite, aiutano i bilanci troppo in utile delle capogruppo a ridurre l'imponibile fiscale.
Immaginiamo per un attimo che parte di queste perdite sia "creata", magari tramite scambi di cartellini di giocatori a prezzi gonfiati o meccanismi simili.

Il presidente in perdita avrebbe interesse a sbandierare i propri conti in rosso, in modo che la società capogruppo sia costretta a ripianare il bilancio, riducendo (seppur contro voglia) l'imponibile fiscale della capogruppo.

Fortunatamente la voce del popolo non ci becca mai, figuriamoci che tempo fa si pensava che il campionato fosse falsato...

il 09 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
luigi b. ha scritto:

Caro zanocom, fosse così, ci sarebbe almeno una motivazione economica: la deducibilità delle perdite per la capogruppo. Credo che Corritore sia andato molto vicino ad un'altra verità. E cioè che la passione cacistica dei mecenati è uno strumento per stare al centro dell'attenzione pubblica; e più si fanno spese folli in grandi nomi e più si sta al centro dell'attenzione. E sarebbe in effetti ora di finirla. Perchè non fare una legge per cui ci si può iscrivere al campionato solo se non si hanno buchi di bilancio? In fondo il calcio ha ormai un ruolo sociale fondamentale, e non sarebbe un'offesa al libero mercato imporre limiti di bilancio per evitare che il settore imploda generando nel frattempo psicologie di massa che tutti possiamo vedere. Ed è anche ora che Berlusconi e Moratti si interroghino sui danni prodotti dai loro miliardi buttati e bruciati senza ritegno nel calcio

il 09 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Gianni Esposto ha scritto:

Non posso che unirmi alle parole di Davide. Aggiungo inoltre che essendo ancor a maggior ragione uno sport nazionale, non può essere messo sotto "controllo" / "VIGILANZA" da autorità preposte. Per le QUOTATE mi chiedo come la CONSOB non si sia mai accorta delle incongruenze di bilancio che ROMA e LAZIO (perchè con la juve il gioco si è scoperto) hanno presentato per anni. E' inoltre indubbia la cassa di risonanza che l'industria calcio ha nel nostro paese e con la quale fa business (in deficit per altro) gravando poi sulle spalle dei contribuenti cittadini consumatori. Basta ... fermiamoci e pensiamo!!!

il 09 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Gianni Esposto ha scritto:

Non posso che unirmi alle parole di Davide. Aggiungo inoltre che essendo ancor a maggior ragione uno sport nazionale, non può essere messo sotto "controllo" / "VIGILANZA" da autorità preposte. Per le QUOTATE mi chiedo come la CONSOB non si sia mai accorta delle incongruenze di bilancio che ROMA e LAZIO (perchè con la juve il gioco si è scoperto) hanno presentato per anni. E' inoltre indubbia la cassa di risonanza che l'industria calcio ha nel nostro paese e con la quale fa business (in deficit per altro) gravando poi sulle spalle dei contribuenti cittadini consumatori. Basta ... fermiamoci e pensiamo!!!

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