Milano, Dal Verme, 9 febbraio 2007. Walter Veltroni in Che cos'è la politica?. Un maligno diessino milanese si chiede: «ma dopo "che cos'è" ci vuole una virgola?», intendendo dire che la politica è altra cosa. Non capisce, il nostro diessino, che la lezione di Veltroni è un fatto politico straordinario anche se di per sé non è certamente irresistibile. I contenuti non sono strabilianti, né il ritmo incalzante. La partenza è troppo didascalica, poi si riprende, intorno alla metà: ed è lì che Veltroni troneggia (che poi si potrebbe dire in una sola parola, veltroneggia). Il miglior Veltroni. Un'amica, che è molto più intelligente di me, dice che è 'voluto' (i maligni potrebbero pensare: 'studiato'). Veltroni si affida a immagini e a testimonial internazionali per descrivere la propria concezione della politica, mettendosi più volte da parte e nello stesso tempo presentandosi come erede e rappresentante, a sua volta, delle tradizioni politiche che evoca. Da Martin Luther King a Rigoberta Menchú, dal Grande dittatore ai Kennedy (John e Bob, con il finale, bellissimo, sulla violenza e sul suo antidoto - la cittadinanza - del film Bobby). Spaghetti alla matriciana serviti in un piatto d'argento un effetto strabiliante ma pur sempre spaghetti alla matriciana
(virgole non ne ho messe)
Il "modello roma" di veltroni è come le pagine gialle; c'è dentro tutto e tutto il suo contrario.
L'idea di fondo (se esiste) è lo stato corporativo.
Comunque veltroni è buono, pensa sempre ai bambini dell'africa e al jazz.
sono commosso dalla prosa del civati, dalle auliche citazioni, dagli sfondi melanconici, dalla nebbiolina primaverile, dall'albeggiare del veltronismo, mi ricordano un detto:
"È facile essere tolleranti verso i principi degli altri se non se ne hanno di propri".
La realta' e' che Veltroni e' una buona facciata, insultarlo e' come picchiare madre Teresa, tutti ce l'avranno con te. E' sempre buono, sempre concigliante. Pero' mi chiedo se sia l'unica qualita' che dobbiamo avere da un leader. Io vorrei una personalita' piu' forte, in grado di mandare a fare in culo politicamente una parte, se e' necessario.
Pero' nonostrante tutto ha i suoi pregi, per cui non toccate Civati, che e' pure un gran figo e si puo' permettere di sopravvalutare le persone :)
Ammiro Veltroni per la sua capacità di spuntare le armi dell'avversario prima che siano usate, per il suo spirito di iniziativa amministrativa, perchè (pur dicendo e facendo) sbaglia raramente la frase o l'azione. Anni fai arrivai addirittura a definirmi "veltroniano", poi l'aggettivo è caduto in generale disuso.
C'è però un lato oscuro che mi inquieta e che emerge in qualche episodio. Ricordo che finì sui giornali uno scambio di bigliettini tra lui e Casini, in un convegno che precedeva di qualche mese le elezioni. Si parlava del probabile esito elettorale e i due concordavano: Unione in maggioranza alla Camera, stallo al Senato.
Insomma, quei due ne sapevano più di noi che li ascoltavamo, ma se lo dicevano tra loro.
Pino, modulo i possibili/probabili/certi brogli che possono esserci stati, bastava leggere la legge elettorale per capire che la situazione sarebbe stata questa.
Veltroni ha il pregio di essere un po' piu' coi piedi per terra di tanti leader di centrosinistra. E' probabilmente un buon amministratore (nei limiti delle possibilita' che il potere concede in Italia). Ma non so se sarebbe in grado di guidare un paese.
Ai brogli neppure pensavo, a dire la verità; volevo solo sottolineare la capacità divinatoria non condivisa.
Sulla capacità di guidare un paese... Beh, questo è un concetto che sto personalmente ripensando. Credo che il dubbio non sia tanto sul se, ma sul come.