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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Eastwood tra lettere e bandiere
binario loco Non c'è niente da dire. A differenza di Kevin Costner che, da regista e produttore non ne ha più azzeccata una da Ballando coi lupi, l'Eastwood regista è un gioielliere. Il suo dittico (due film dedicati allo stesso tema, "inquadrato" da punti di vista diversi) sul secondo conflitto mondiale ed in particolare sullo scontro USA-Giappone è tra le più belle cose che siano apparse sugli schermi negli ultimi anni. Peccato che Flags of Our Fathers, la prima parte, quella vista dal fronte americano, abbia mancato il bersaglio e la schizofrenica distribuzione gli abbia dato il colpo di grazia. Quale insana logica, infatti, potrebbe far uscire nelle sale due facce della stessa medaglia a tre mesi di distanza? La sceneggiatura di F.O.U.F. si fonda su un episodio poco noto: la bandiera issata da cinque marine sul Monte Suribach ed il fatto che potrebbe trattarsi di un falso. Poichè si tratta dell'immagine più significativa della Guerra del Pacifico, il regista ritiene importante farne lo strumento per una critica alla macchina bellica statunitense. La battaglia in questione, conclusasi con la scena della bandiera, ha preso il nome dalla località - suolo giapponese - ove ha avuto luogo.

La bellissima, come spesso accade per l'arcipelago nipponico, isola di Iwo Jima. I due film sono una coproduzione Spielberg-Eastwood e ciò, insieme all'assenza di volti noti in cui identificarsi ("le guerre vengono sempre combattute dai signor nessuno e sono loro a morire in prima linea") ha decretato il flop del primo episodio. Cosa dire, a questo punto, di Lettere da Iwo Jima (nelle sale italiane da oggi)? Ma tutto il bene possibile! Che il buon Clint l'abbia fatto apposta o meno, questo, signori, è grande cinema. Lungo e mai noioso, nonostante sia stato fatto uscire in giapponese sottotitolato (e così dovrebbe essere sempre), il fuoco di prospettiva sui giapponesi, che si preparano a dare "letteralmente" il sangue per una battaglia già persa in partenza è un origami bellico. Impossibile non amare le risate (ebbene sì. Anche i giapponesi ridono), l'aura di serena consapevolezza ed il cavalleresco lignaggio dei due protagonisti. Un Ken Watanabe (L'ultimo samurai) da Oscar ed uno Tsuyoshi Ihara (è il barone Nishi, prode cavallerizzo e protagonista di una delle sequenze più toccanti del film) poco noto in occidente ma brillante ed armonico nel suo ruolo di spalla. Impossibile, infatti, non intenerirsi al vedere i due che bevono di notte, seduti, a tavola, il liquore del nemico. Come recita il titolo, le vere protagoniste saranno le lettere dei soldati dal fronte. Specialmente quando, e non poteva essere altrimenti, solo la lingua ci fa scoprire che non sono scritte da figli americani a mamme americane. La settima arte che mette un fiore di loto nei cannoni delle major hollywoodiane. Da non perdere.

genere: il lato meno noto della guerra
consigliato: a tutti
sconsigliato: a chi non regge i film lunghi in lingua originale (anche se, in questo caso, dovrebbe fare uno sforzo)

In collaborazione con Binario Loco
17.02.07 09:41 - sezione binario loco
il 17 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

stupendo capolavoro malgrado due o tre concessioni di troppo al gusto americano.
il Bushido che traspare dalle azioni del generale Kuribayashi e' veramente esemplare, mai didascalico e mai ostentato, un vero capolavoro di sceneggiatura e recitazione.
Certo e' un film un po' "revisionista", l'imperialismo giapponese fu orribile e sanguinario, pero' va preso non come esempio storico ma come narrazione di un avvenimento ben preciso e circostanziato: l'unica battaglia terrestre combattuta su suolo nipponico.
e se non vi piace, andate pure affanculo a guardare "notte prima degli esami" ma non lamentatevi che siamo in un'italia di merda, la colpa e' anche un pochino vostra.

il 17 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
wolverine ha scritto:

Perfettamente d'accordo con Berja.
Sapevate che hanno intenzione di ampliare il ventaglio delle copie in sala a 750? E' come dire che, numero più numero meno, una sala su tre o quattro in Italia avrà quella porcata del film di Brizzi che, peraltro, ho deciso di non recensire su Binario Loco, andando contro i miei interessi, proprio perchè ritengo offensivo che pellicole come Hermano - protagonisti "illustri sconosciuti" come Ignazio Oliva, Paolo Villaggio, Emir Kusturica ed il bravissimo Rade Serbedzija ("Prima della pioggia" - vengano ibernate per sei anni (il film è del 2000) e, poi, rilasciate in una sola copia in un cinema di Roma, il Filmstudio, apprezzato dai cinefili ma evitato dalle masse poichè molto più vicino al cineclub che alla sala di prima visione. Tutto ciò è, semplicemente, scandaloso. Visto che ci sono, sottolineo (da uomo di sinistra quale sono sempre stato) che tutto ciò accade con un governo di sinistra. E scusate se è poco. :(((

il 17 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
minimamoralia ha scritto:

premesso che eastwood è il miglior regista vivente da una decina d'anni, ognuno al cinema si vede quel che cazzo gli pare e non sarà certo un filmetto per ragazzi a mandare in pappa il cervello ad un paese già di per sè fottuto. Anche grazie ai moralizzatori pubblici, non richiesti, come berja, la cui pappetta snob è stucchevole come al solito.

il 18 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
homer84 ha scritto:

Qui non si tratta di fare la morale, caro minimamoralia: si puntualizza il fatto che la bassezza della cultura popolare in questo paese lascia spazio al cinema solo ai vari "Notte prima degli esami", "Natale a New York" o "Manuale d'amore". E non permettere ad altri film (al di là del loro livello - inferiore o superiore) di poter ottenere una distribuzione soddisfacente non è questione di morale, ma anche di democrazia. Perchè per andarmi a vedere un film decente mi devo sbattere chissà dove (sempre se sono a Roma o Milano, perchè in altre città magari quel film nemmeno esce), mentre certa roba me la ritrovo puntualmente proiettata anche nel bagno di casa? Ognuno è libero di vedere ciò che vuole al cinema, è vero! Ma funziona solo se vuoi vedere "Notte prima degli esami"? Negli altri casi no? Hai una vaga idea di quanti prodotti di livello non escano nella nostra italietta per il problema delle distribuzioni? Da persona che frequenta l'ambiente potrei dirti qualcosa...
Un saluto!

il 18 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

Anche grazie ai moralizzatori pubblici, non richiesti, come berja, la cui pappetta snob è stucchevole come al solito.

il solito e', minchiafredda, che mi baci il culo e stai bene cosi'.
che la nave affondi non e' un buon motivo per dedicarsi ad aprire ulteriori falle.

il 18 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Tonino ha scritto:

Il mercato del cinema oggi è cosa loro, con qualche propaggine britannica, francese e spagnola. Almeno nel giro dei paesi europei e anglosassoni. Quindi le maggiori espressioni di questa arte sono principalmente lì, visto che è un tipo di forma di rappresentazione che si affina nell'abbondanza: nel numero di film girati, di attori in attività, di professionalità che lavorano e crescono.
Oggi come oggi dominano loro senza più equilibrio e per quanto possano essere apprezzabili le storie che vengono confezionate oltreoceano raccontano storie non nostre, o solo parzialmente nostre, con un effetto di imposizione di temi, stilemi e un portato ideologico e culturale anche nelle pellicole più equilibrate molto forte.

il 18 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

storie non nostre

discorso pericoloso, c'era un altro che diceva "la cinematografia e' l'arma piu' forte" o "autarchia!" o "dio stramaledica gl'inglesi" e parlava di complotti demo-pluto-giudaici contro l'italia.
il cinema italiano e' morto, requiescat in pacem, vuol dire che non meritava di vivere.
non siamo piu' al tempo dei libri miniati, il cinema e' industria culturale e per esistere deve produrre e vendere.
poi possiamo discutere cosa ha distrutto il cinema in italia e come farlo resuscitare, lamentarsi di subire la cultura altrui, a meno che non si sia una minoranza oppressa, e' l'incipit classico di qualsiasi discorso fascista-patriottardo.

il 19 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
wolverine ha scritto:

Caro Tonino, il cinema italiano non è morto ed IL CINEMA non è "cosa loro". Nemmeno se ci si mettessero in quaranta sotto acido, riuscirebbero a produrre qualcosa come "I quattrocento colpi", "Il settimo sigillo", "In the mood for love" o "Ladri di biciclette" che persino will Smith cita come modello! Semplicemente, in Italia, come dichiarò il procuratore generale antimafia in una conferenza stampa cui ho assistito due anni fa, dove ci sono i soldi...c'è "cosa nostra". Ecco perchè le porcate escono in 750 copie ed i piccoli gioielli in una soltanto (vedi Hermano).

il 19 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

Nemmeno se ci si mettessero in quaranta sotto acido, riuscirebbero a produrre qualcosa come "I quattrocento colpi", "Il settimo sigillo", "In the mood for love" o "Ladri di biciclette"

questa e', con rispetto parlando, una grandissima cazzata.
ognuno fa il suo cinema, non mi pare che ci siano opere europee paragonabili a "birth of the nation" o "sunset boulevard" o "ghost dog" (e sono solo tre esempi stupidissimi).

il 22 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
nemo ha scritto:

oggesù.
nel thread di là tifo politico di con schemini calcistici (magari si parlasse di calcio!) e visione d'insieme sociopolitica sottozero.
passo di qua e siamo ai cowboys contro gli indiani.
e poi c'è qualcuno che - illuminato d'immenso? - esce il concetto di industria culturale, senza però nessuna visione critica in proposito, è così e punto. augh. a parte tonino, che fa almeno un buon punto.

nel merito mi fermo qui. peccato vedere tanta materia grigia pur capace, incartata su di sè per non crollare (che non è detto sia un male), più o meno ovunque su questo blog (e sulla rete in genere)
a volte parlare di certe cose in 4 righe sa tanto di suicidio intellettuale, è come fare della filosofia coi segnali di fumo. come diceva mc luhan "the medium is the message", e non mi è parso mai più vero di così. quantita a fiumi e qualità molto bassa. indipendentemente dalla provenienza di tifo.

forse che la globalizzazione delle multinazionali e il dominio economico/tecnico scientifico pervasivo che così portano avanti saranno presi SERIAMENTE in considerazione come i veri grandi fenomeni e problemi più emergenti della nostra epoca. Senza la solita retorica, e guardati con occhi nuovi e non con i soliti 4 schemini di giudizio da lacera mitologia moderna, solo una volta che saranno passati alla storia... magari su qualche enciclopedia collettiva di neuroaccesi, tutti molto informati ma un pò tonti, tutti connessi, tutti diversi e per questo tutti uguali?

o forse il vero problema è solo che la reltà non sta scomparendo ma sta diventando il più potente ma povero dei simulacri?

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