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La fermezza è un valore, la rigidità no
«La fermezza nei principi è un valore, la rigidità di principio no! Il primo governo Prodi è caduto per la seconda ragione, le conseguenze sono state devastanti per il paese, per i ceti sociali più deboli, per il clima culturale, per l'intera sinistra. Quella scelta non ha avuto una sola conseguenza positiva. L'irruzione trionfante del berlusconismo, ha causato danni al tessuto socio-economico dal quale il paese si potrà riprendere solo al prezzo di grandissimi sacrifici, ammesso che ci riesca». Anche Moni Ovadia dice la sua sulla crisi di governo.

da l'Unità del 24 febbraio 2007 «Responsabilità vado cercando
di Moni Ovadia

La fedeltà alle proprie idee è una qualità indiscutibile per ogni uomo che si rispetti, anche per un uomo politico. Ma le idee politiche non vivono in una dimensione platonica, esse devono presiedere ad un'azione che abbia conseguenze pratiche nel medio, nel breve e nel lungo termine. Ogni atto politico genera una lunga catena di conseguenze soprattutto in società complesse come la nostra e saperle valutare è un dovere di responsabilità a cui non è possibile sottrarsi. Ci siamo appena lasciati alle spalle un secolo che più volte ha messo in scena alternative ideologiche rigide. I risultati sono stati disastrosi. La lezione che ne abbiamo tratto è che non sempre le scorciatoie sono le vie più eque e più brevi per conquistare gli obiettivi giusti. La fermezza nei principi è un valore, la rigidità di principio no! Il primo governo Prodi è caduto per la seconda ragione, le conseguenze sono state devastanti per il paese, per i ceti sociali più deboli, per il clima culturale, per l'intera sinistra. Quella scelta non ha avuto una sola conseguenza positiva. L'irruzione trionfante del berlusconismo, ha causato danni al tessuto socio-economico dal quale il paese si potrà riprendere solo al prezzo di grandissimi sacrifici, ammesso che ci riesca. Il prestigio dell'Italia nel mondo è sceso ai suoi livelli storici minimi e la politica estera del Cavaliere ha fatto di noi i camerieri del cow boy che abita nel ranch della Casa Bianca. Inoltre, lo strapotere parlamentare conquistato dal centro-destra, ha consentito agli avventurieri della corte di Arcore, di varare una legge elettorale schifosa per inoculare il veleno dell'instabilità nel governo successivo. Gli effetti di quell'azione di killeraggio, li stiamo scontando adesso. L'atto di messa in minoranza del governo Prodi da parte di due sconsiderati «dissidenti» della maggioranza di governo, nel terreno cruciale della politica estera, è coscientemente o incoscientemente un servizio reso al berlusconismo (e speriamo che si tratti davvero di «nobile» incoscienza). La catena delle responsabilità non può tuttavia essere valutata solo nel suo ultimo anello. La disastrosa situazione del quadro politico in cui questo governo si è trovato ad operare, è il risultato di molti errori, primo dei quali il perdurante bizantinismo che ha impedito di mettere mano alla legge sul conflitto di interessi e sul riassetto in chiave autenticamente democratica dell'informazione televisiva. Non è pertanto saggio mettere in stato d'accusa l'intera sinistra dello schieramento dell'Unione. Con la sola eccezione di quei due «duri e puri», tutti i senatori dei Verdi, dei Comunisti italiani e di Rifondazione Comunista hanno rispettato gli impegni presi e hanno lealmente sostenuto l'esecutivo. Meritano per questo rispetto, in quanto votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan è stato per loro particolarmente doloroso. Soprattutto sarebbe vile umiliare gli elettori che si riconoscono in quei partiti. Essi fanno parte di quel popolo che, insieme alla parte migliore del mondo cattolico, tiene vivi i valori della pace, dell'uguaglianza, dei diritti, della giustizia sociale, della solidarietà, valori senza i quali la politica rischia di diventare solo contabilità dell'esistente. Quei valori sono condivisi anche da moltissimi che militano o si riconoscono nella sinistra riformista. Molti fra costoro ritengono che la guerra in Afghanistan si risolverà in un disastro, non meno di quella dell'Iraq. Che fare allora? In primo luogo, rendersi conto che, in certi momenti difficili e confusi, siamo chiamati a gestire contraddizioni non immediatamente risolvibili. Quello che stiamo vivendo è uno di questi momenti. Per questa ragione dobbiamo senza esitazioni sostenere il governo dell'Unione riconoscendo che nell'attuale contesto internazionale, la sua politica estera è la migliore che si possa esprimere in modo non velleitario. Al tempo stesso continuare a svolgere opera di informazione e di testimonianza per i valori della pace in collegamento con tutte le forze che nella Comunità Europea operano nella stessa direzione, al fine di contribuire a fare si che, nel medio e nel lungo termine, la politica estera dell'Europa cambi e faccia del nostro continente il primo continente che rifiuti gli interventi bellici, anche nella loro forma «umanitaria». In questo senso mi è parsa esemplare la dichiarazione di voto della senatrice Franca Rame.»
24.02.07 08:48 - sezione politiche
il 24 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
marco ha scritto:

se le cose stessero come dice Moni Ovadia sarei d'accordo con lui. Purtroppo, però, credo che si sottovaluti un elemento costante del nostro sistema politico, ossia il suo essere a sovranità limitata.
Per un qualche motivo, che forse conosciamo, forse no, il sistema politico italiano è tutt'oggi pre democratico. E', infatti, sottoposto alla duplice tutela degli Stati uniti e del Vaticano, due potenze straniere che continuano a trattarci come una colonia. Il centrosinistra di Nenni, i governi Prodi I e II. Si è cercato di fare molto fumo sulla caduta del Prodi I, ma ci si dimentica che, se anche non fosse caduto sulla finanziaria 1998, sarebbe poi caduto sul Kosovo, perché comunque il governo sarebbe andato alla guerra "umanitaria", e avrebbe potuto farlo solo con una diversa maggioranza. Per il Prodi II vale lo stesso discorso: l'atteggiamento provocatorio di Parisi sull'Afghanistan e l'incomprensibile decisione di Prodi su Vicenza, millantando l'esistenza di "impegni internazionali" che non esistono, hanno alterato la natura politica dell'Unione, rendendola un corpo morto. E questo già prima del voto del Senato. Poi, oggi, c'è questo incredibile masochismo "riformista", che addossa colpe inesistenti alla sinistra "radicale" in un gioco miope di bassa politica. Come sarebbe stato diverso il quadro politico se solo i DS, per una volta, avessero fatto due conti con il pallottoliere e dato la colpa a chi la colpa ce l'ha, ossia l'estremismo centrista e filo statunitense e filo vaticano dei 5 senatori davvero responsabili della caduta del governo. Ci si dimentica che stiamo parlando quasi degli stessi nomi che poco tempo prima avevano già bocciato Parisi "approvandolo" assieme al polo di destra?
Bisognerebbe recidere queste catene che ci legano agli Usa e al Vaticano e ci riducono all'umiliante status di colonia. Sino a quel momento sarà stato tutto inutile. E continuare a scannarci tra noi non fa altro che riconfermare la straordinarietà del Manzoni. Noi, come i polli di Renzo.

il 24 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
minimamoralia ha scritto:

non ti ppreoccupare, moni, l'ex vicepresidente del consiglio del governo berlusconi vi toglie da ogni imbarazzo e vi consente di continuare a governare. meglio il trasformismo della rigidità, nevvero?

il 24 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
michele ha scritto:

Devo essere un marziano: l'intervento di moni ovadia mi appare così lucido e chiaro da poter essere archiviato come ovvio e scontato.
Ed infatti, ecco subito due bei commenti che mettono giustamente i puntini al loro posto, vale a dire sulle i.
Il governo Prodi, nel 1998 non cadde sulla finanziaria, ma sulle 35 ore, che con grande lungimiranza qualcuno individuò come il caposaldo delle conquiste sindacali che in futuro avrebbero liberato dalle catene i lavoratori. Sempre a proposito di lungimiranza, a nessuno viene in mente che fra meno di due anni alla casa bianca ci sarà probabilmente un Barack Obama, con il quale, se ci arrivasse, un governo dell'unione, massì, perfino un ministro degli esteri come d'alema, potrebbero dialogare con un rapporto di forza meno subalterno.

il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Tonino ha scritto:

Ah, io devo pensare la mia politica contando sul fatto che forse in Nord America daranno il voto a uno che forse varierà, non so in che misura però, la condotta degli Stati Uniti e quindi sarà un interlocutore più gradevole con cui rapportarsi, a partire dal 2009 comunque, sperando che non esploda qualche altro conflitto e sempre che non vincano i repubblicani e non vinca la Clinton.
Michele difficilmente si sarebbe potuto illustrare il concetto di sudditanza in maniera più cristallina.
Tanto vale fare domanda di green card.

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