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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Forza di lotta e di governo, la grande illusione
Tutto si può dire, fuorché questa crisi di governo non sia l'indizio di un malessere vero, profondo e autentico nel centrosinistra che abbraccia almeno tre questioni diverse, al di là della questione del Partito democratico che da ieri pomeriggio sembra più un rebus che non una realtà politica. La prima questione riguarda la composizione di un ceto politico e, ancora meglio, di un corpo parlamentare. Possiamo criticare la legge elettorale che ha prodotto questo parlamento, ma il dato incontrovertibile è che in conseguenza di quella legge chi siede oggi in questo parlamento è la scelta diretta delle segreterie dei partiti. Ovvero la classe parlamentare italiana è l'espressione di una scelta fatta originariamente dentro un sistema di accordi. Una classe parlamentare blindata, garantita da intese pre-elettorali. In questo patto di garanzia non sono ammesse crisi di coscienza. Chi accampa o pretende questa opzione, faceva il piacere di stare a casa sua fin da subito.

Ma gli effetti di questa legge elettorale, sono anche che essa ha di fatto sanzionato il congelamento di una classe politica.
Quando oggi si dice che l'Italia è un paese destinato ad essere governato dai settantenni e che non si danno ipotesi di ricambio, si fotografa una realtà, ma non la si spiega. Per spiegarla si dovrebbe dire che molti hanno lavorato perché un ricambio non avvenisse. Non è avvenuto negli anni del centro-destra al governo e sostanzialmente il centro-sinistra si è ripresentato con gli stessi uomini e donne già sperimentati nei governi Prodi, D'Alema e Amato tra il 1996 e il 2001 e, presumibilmente in caso di vittoria elettorale del centro-destra noi avremo un remake politico. In breve siamo riusciti con il sistema del bipolarismo e della teoria dell'alternanza a riproporre la stessa classe immobile della Prima Repubblica. La domanda vera alla data di oggi è se siamo mai realmente usciti dalla Prima Repubblica.
La seconda riguarda la definizione di un programma con cui una coalizione si candida a governare. Alla prova dei fatti quello del centro-sinistra pur carico di buone singole cose non sembra in grado di esprimere decisioni se non sofferte e continuamente effetto di estenuanti mediazioni. Il problema non è tanto la litigiosità di una coalizione, quanto il senso di priorità che si dà alle cose.
Qui si innesta la terza questione. Dopo anni, alla prova dei fatti, la politica italiana si è trovata nell'ultimo decennio a promuovere a classe politica dirigente e di governo una generazione che è cresciuta nelle esperienze di movimento o che ha vissuto la stagione dei movimenti dal '68 in poi come propria palestra culturale e politica.
Poteva avere la possibilità di maturare e di misurarsi con la responsabilità del governo. Non è vero che chi ha avuto una formazione politica radicale non è destinato ad esprimere una cultura di governo. L'ex ministro degli esteri tedesco, il Verde Joschka Fischer, è la dimostrazione più evidente che si può - avendo un itinerario politico molto radicale - maturare una visione della politica non ideologica, comprendere che la politica di governo implica uno sforzo costante tra una chiarezza culturale e una visione non settaria della realtà.
E' ciò che in Italia non è successo. E non è successo perché il programma di governo è diventato il surrogato dell'identità politica di una cultura politica e perché una volta preso atto che quel programma poteva essere mantenuto e realizzato solo parzialmente, per i rapporti numerici presenti in parlamento, si doveva ragionare su ciò che era possibile fare. Questo avrebbe fatto una classe di governo consapevole. Ma nessuno si è mosso in questa direzione. Qualcuno si è illuso che si poteva essere ancora “di lotta e di governo”, pensando che il paese reale fosse più avanti di una classe politica in parte incerta, in parte preoccupata a tenere insieme le pezze di un governo sempre meno dotato di mastice. Tre giorni dopo ci troviamo a dover fare i conti con un governo in crisi e la “piazza” che è solo smarrita. Il gioco si è rotto.
24.02.07 12:11 - sezione parole
il 24 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

vai, David. quest'analisi mi piace. la dobbiamo piantare con la gerontocrazia anche solo perché ai livelli in cui è in Italia - a 70 anni si diventa maggiorenni in pratica -, alimenta frustrazioni e violenze dai contorni davvero barbari. se solo penso alle notizie più recenti mi vien male, per esempio quella che tre donne su dieci vengono violentate psichicamente o fisicamente. oppure se penso ai sieropositivi da malasanità che tanto nessuno se li fila, erano già nei cavoli in fondo, se avevano bisogno di trapianti... e questi politici qua si occupano o di far bene i compiti o decisamente di farsi i fatti propri...
Carolina
Carolina

il 24 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
massenzio ha scritto:

Sottoscrivo parola per parola! Una sola considerazione: il remake del centrodestra si è già visto una volta, quando nel 2001 si sono presentati con le stesse facce del 1994, se non peggiori in quanto incattivite dalla crisi di astinenza.
E quelle del '94 erano spesso di personaggi che al funerale della Dc e del Psi erano presenti in camicia nera.
E non per il lutto.

il 24 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Alberto ha scritto:

Per fortuna che nonostante l'immobilismo dei parlamentare e dei ministri, l'Italia ha saputo contrapporre una dinamica serie di associazioni, carattereizzate da idee nuove e da personalita' di rilievo.

Penso ai sindacati GCL, CISL e UIL, a Confindustria, ma anche alle varie associazioni di categoria: Confcommercio, Confartigianato, Associazione dei Farmacisti.

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