qui giace OneMoreBlog2.31
«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Un pezzo di città prenderà il largo
MartaMeo.jpg Security e organizzazione sono da grande evento. Entro nella pancia di questo gigante per turisti americani e capisco che altro non è che un grande albergo di Las Vegas con Casinò, teatro, centro fitness e mall infilati e magicamente combinati dentro lo scafo di una nave. Il gusto degli interni è di un ecclettismo talmente disinvolto da lasciare storditi. Legni colorati, bronzo, moquette, vetri serigrafati, pitone rosa, lampade dai colori cangianti, sono solo alcuni dei materiali che arredano e decorano il teatro liberty da 1500 posti, la lobbie con 4 ascensori vetrati che salgono di 11 piani, il locale in stile cinese, il fish and chips, la discoteca, il club in stile inglese con boiserie e caminetto con fuoco finto, 22 bar di cui uno cubano, solo per citarne alcuni. Mi sembra di camminare dentro un gigantesco flipper.

Dopo un discorso pieno di soddisfatta ammirazione del vice Ministro ai Trasporti Cesare de Piccoli e il rito delle bandiere con tanto di inni nazionali, l'organizzazione annuncia alcuni brani dello spettacolo che verrà proposto ai futuri ospiti, un musical ispirato ai Beatles.
Una ventina di ballerini entrano in scena agitando parrucche e costumi dai colori sgargianti al ritmo di Sergent Pepper, il gusto dello show è in piena sintona con il contesto, sembra di stare dentro Priscilla, ma è tutto vero.
Da dietro una cortina di vapore si fanno largo cantando e suonando i Beatles, quando li distinguo tra i vapori mi accorgo che sono tutti filippini o malesi con baffi e capelli a caschetto e che hanno i vestiti fosforescenti.
Come sempre la realtà supera la fantasia.
Alla fine dello spettacolo dopo applausi e coriandoli argentati riprendo l'esplorazione della nave. Il personale è multietnico e professionale: americani, polacchi, italiani, croati, inglesi, e tanti orientali, la lingua è quell'inglese internazionale dall'accento gentile fatto per capirsi, un po'come una volta il triestino era la lingua del mare Adriatico, dei marinai.
Solo uscendo sul ponte, anzi sui ponti, ci si ricorda di essere su una nave, un susseguirsi di deck in teak, il bianco e l'azzurro parlano inconfondibilmente di mare.
In banchina grandi gru, tronchi di scafi e le biciclette gialle per muoversi all'interno dello stabilimento ricordano pezzi dell'Arsenale di Venezia, oggi completamente arrugginiti.
Ma non siamo all'Arsenale, siamo stretti tra Mestre e Marghera e in fondo c'è Venezia, in fondo e distratta. Lontana e sostanzialmente indifferente alla nascita di questo pezzo di città, di questo enorme gioiello di made in Italy pronto a salpare.
4 milioni di ore lavoro, 500.000 giornate uomo, un carico massimo tra lavoratori interni (1200) e subappaltatori che arriva a 4000 per un gigante del mare destinato a prendere il largo con 3734 passeggeri e 1182 persone di equipaggio.
Del lavoro e delle lotte sindacali qui alla Fincantieri, che i vecchi in città chiamano ancora "la Breda", ho sempre sentito parlare.
Ma qui oggi non vedo solo il vecchio lavoro di saldatura e verniciatura, ma realizzazione di arredi, decorazioni, boiserie, tappezzerie e impianti, tutte produzioni di eccellenza italiane che continuano a non avere rivali, per questo vengono a fare le navi qui da noi.
Oggi dovrebbe essere per Venezia l'occasione di ritrovarsi qui e rilanciare un rapporto con il nord est, con la produzione e la manifattura made in Italy e invece questo sembra essere un luogo che la città non vuole vedere, così un pezzo di città costruita con lavoro, fatica, ma anche ricerca, studio e design è pronta a prendere il largo in un'atmosfera di indifferenza un po'ostile.
Fincantieri oggi dà lavoro a migliaia di persone e ha commesse professionali che fanno pensare al futuro con ottimismo, ma a fronte di tutto questo, quelli che in città dovrebbero occuparsi di sviluppo e strategie per Venezia e il Veneto non hanno ritenuto importante esserci.
Continuiamo a vedere politici e amministratori correre dietro a una chimica che fa fatica a sopravvivere, sentiamo parlare di improbabili e forse un po'vaghe nano tecnologie e chimica pulita e non valorizziamo produzioni di eccellenza che coniugano creatività, ricerca e produzione e che sono già attive e presenti qui.

Marta Meo, classe 1970, architetto, sposata, mamma di Anna e Francesca, blogger del Campo dell'Unione, è tra i promotori e segretaria della neonata sezione DS Tina Merlin di San Polo a Venezia. Già allieva del CFP di Milano, ha la delega alla formazione politica nella segreteria comunale DS. Le interessa la nascita del PD. Leggevo Marta qua e là con interesse e piacere. Quando l'ho incontrata di persona grazie a Ivan Scalfarotto non ho potuto fare a meno di offrirle uno spazio su OMB. Sono felice che abbia accettato di entrare a far parte della nostra redazione con una rubrica tutta sua, "Visti dal Campo". E' il caso di dire "benvenuta a bordo!" -- Alberto Biraghi
26.02.07 00:46 - sezione visti dal Campo
il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marco S. ha scritto:

Benvenuta Marta!

il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)

In bocca al lupo Marta, ottimo esordio. ;-)

il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Ivan Scalfarotto ha scritto:

Un altro straordinario acquisto da parte di OMB.

Ivan

il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
maria cascella ha scritto:

benvenuta marta.
maria

il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Adimant ha scritto:

Benvenuta a Marta, ma parto subito con una nota critica, così si abitua :)
D'accordo sul Made in Italy e pienamente d'accordo sul fatto che se non avessimo amministratori miopi o del tutto ciechi l'italia potrebbe vivere sulle produzioni semiartigianali, sul turismo e su cose del genere; non è giusto però criticare la ricerca in altri campi: in Italia ci sono ottime aziende (soprattutto al nord, ma anche qui al sud) che fanno ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie avanzate, in particolare nel campo di quelle nanotecnologie che Marta cita a fine del suo intervento, e che sono riconosciute e stimate a livello mondiale. Allora è senz'altro auspicabile che si lavori per spingere il Made in Italy quanto più è possibile, ma senza pensare, come sembra fare Marta, che la chimica pulita o le nanotecnologie siano fumo negli occhi, perchè non è così. Piuttosto ci si scagliasse contro le spese di 45 milioni di euro per un pessimo portale o di 750mila euro a Baudo per Sanremo.
Per il resto, ripeto, benvenuta anche a Marta.

il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
booksworm ha scritto:

Cara Marta,
bellissime immagini e senzazioni.
Io bolognese ormai "adotato" da Monfalcone (che di quelle navi fa il suo essere citta') trovo in questo scritto tutto cio' che ho notato in quei cantieri.

E a proposito, ti consiglio di contattare l'amico Rudi che sui lavori dei cantieri ha riesumato una tragedia di 20 anni fa ...
In periodo di rigassificatori e navi gasiere, forse e' bene non dimenticare anche chi va a "grattare" lo sporco.
http://buionave.splinder.com/

Saluti
BW

il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Attilio ha scritto:

Brava Marta! E' indispensabile riscoprire la produzione a tutti i livelli, che è sempre stata il motore dello sviluppo italiano dal dopoguerra fino ad oggi, dopo tanta finanza fumosa e truffaldina, nel nordest come in tutta Italia.
E' necessario che i giovani preparati e pensanti come te traducano tutto ciò in proposta politica, dati i tempi in cui viviamo.
Ancora complimenti.

il 26 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marta Meo ha scritto:

Ciao e grazie a tutti voi.
Rispondo a Adimant: nanotech e chimica pulita sono naturalmente più che auspicabili anche qui da noi, il mio era solo un esempio per dire che gli amministratori a volte individuano in attività estranee dalla "vocazione" dei luoghi la panacea, la salvezza a tutti i problemi di sviluppo locali, senza partire molto più semplicemente dal materiale umano, professionale, industriale già presente e attivo sul territorio.

M

il 09 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Antonio ha scritto:

Brava Marta! ... hei, non ci farai mica lo scherzo di trascurare "il Campo dell'unione", vero !?!?

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