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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
L'agorà non sta più qui
antobecca.jpg Bologna è una città strana e la parola data ai cittadini questa mattina da Città del Capo - Radio Metropolitana non fa che confermarlo. Ma, si badi, strana non nel senso lucarelliano del termine - città che custodisce nei vicoli del centro chissà quali misteri - né in quello gucciniano, che la vorrebbe una Parigi minore adagiata tra pianura e Appennini. Anzi, più che strana, questa città è lenta, un po' distratta e si stupisce dell'ovvietà. Vediamo perché. La settimana scorsa si chiude con una notizia di nera: una studentesse muore nel bagno di casa sua. Sono state le esalazioni dello scaldabagno difettoso, si dirà velocemente, e vengono iscritti al registro degli indagati i proprietari dell'appartamento di via Altabella che la giovane molisana aveva affittato. Ipotesi di reato: omicidio colposo.

Che c'entrano in tutto ciò gli abitanti del capoluogo emiliano? Insieme a loro, i quotidiani locali sembra che scoprano stamattina un fenomeno che avrà almeno trent'anni d'età: gli affitti in nero, il caro posto letto, i costi di una camera singola che, altrove, potrebbero coprire la pigione di un sì, modesto, ma non degradato bilocale. Di questa situazione se ne parla a cicli alterni con l'amministrazione comunale che annuncia giri di vite attraverso l'introduzione del registro degli affitti, le associazioni dei piccoli proprietari che promettono vigilanza e i sindacati degli inquilini che vociano sulla disonestà dei padroni di casa.

Risultato? Nulla. Perché, se andate in giro per la zona universitaria o per siti specializzati o per newsgroup locali, i muri reali e bacheche elettroniche abbondano di annunci e i prezzi sono sempre gli stessi. Esencontratto. Ora, direte voi, accade anche a Milano, a Padova, a Ferrara, in ogni altra città che abbia una o più accademie potenti ed estese. Vero. Ma qui non dovrebbe essere diverso? Questa non dovrebbe essere la città della sperimentazione, il laboratorio d'Italia, l'agorà del confronto e della qualità di vita?

Questo post vuole essere un primo contributo di una serie più ampia che proseguirà nel prossimo futuro. Un viaggio dall'interno di quella che forse un tempo era davvero una Parigi minore, ma che oggi - tra un'amministrazione nerboruta, la sicurezza sociale a metà tra reale problema e leggenda metropolitana, la Sala Borsa che chiude e il comune che prima dice "ricollocherò i lavoratori" e poi "I'm sorry" e molto altro - sta perdendo (o forse ha già perso) quella "diversità" di cui a lungo è andata orgogliosa.

Antonella Beccaria, classe 1973, è di origini oltrepadane, ma vive dal '99 a Bologna. Giornalista quasi pentita, per un pezzo della sua vita lavora nel mondo dell'IT e per l'altro scrive libri che sono cronache rivestite di noir. Un po' di ciò che va raccogliendo lo racconta sul suo blog. Ho pensato che un altro po' sarebbe stato perfetto per OMB e le ho proposto di entrare a far parte del gruppo. Sono felice che abbia accettato. Da oggi ha una rubrica bolognese: "cronache dalla parigi minore" -- alberto biraghi.
27.02.07 12:17 - sezione cronache dalla Parigi minore
il 27 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marco S. ha scritto:

Da un tifoso del Bologna frustrato e sfegatato (come tutti direi - i tifosi), un benvenuto a te!

il 27 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
RossaNaturale ha scritto:

"Questa non dovrebbe essere la città della sperimentazione, il laboratorio d'Italia, l'agorà del confronto e della qualità di vita?"

Dovrebbe, perchè lo è stata trent'anni fa. Ma questo è, appunto, un discorso vecchio di 30 anni.
Finchè non usciamo dal 'mito' per confrontarci con quelle che sono le problematiche reali, non approderemo a nessuna costa che non sia quella della retorica lagnanza filo-nostalgica.
C'è anche chi sostiene che la diversità di Bologna forse non sia mai esistita davvero....
Benvenuta, comunque. Sono contenta che il caso-clinico Bologna approdi su OMB. Mi auguro di leggere tantissimi tuoi post.
Ciao
RossaNaturale


il 27 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Paquero ha scritto:

Abito a Bologna e purtroppo lo sanno tutti che gli studenti fuori sede vengono sfruttati ma tutti fanno finta di non sapere, anzi gli danno contro perchè poi la sera questi giovani vogliono addirittura trovarsi in centro (senza una macchina dove vai...) e bersi una birra fin dopo mezzanotte stì sciagurati! Cmq un'università senza giovani a me non è ancora capitato di vederla. Per non parlare poi delle leggende sulla mitica Piazza Verdi, neanche a Baghdad hanno una piazza così pericolosa...se poi nel tutto ci aggiungi il Coffero allora il quadro è perfetto...

il 27 Febbraio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Antonella ha scritto:

Grazie per i commenti. Su Bologna ci sarebbe molto da dire per uscire dalle leggende del passato e capire com'è oggi. E possiamo individuare insieme una parte degli argomenti da approfondire. Dice uno scrittore bolognese, Luigi Bernardi, nel suo Macchie di Rosso:


Un racconto di Bologna può cominciare dalla paura che l'attanaglia. Sarebbe il racconto di una paura che viene da lontano: è la paura della propria diversità, la paura che questa diversità obblighi la città a diventare palcoscenico.

E questo credo sia un efficace punto di partenza.

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