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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Borat picchia duro e l'Occidente incassa
binario loco Il razzismo, il conformismo, la misoginia, la falsità, l'obesità ostentata con orgoglio ed arroganza, l'antisemitismo, il tabù dell'omosessualità che - quando raramente ammessa - piace soltanto se, ad ostentarla, sono gli stupendi bellocci di Hollywood, la feroce ipocrisia nei confronti dei signori della guerra (Bush in primis). Questi sono l'1 per mille dei difetti dell'Occidente. Come mai, allora, se si eccettuano quei "saggi folli" (Shakespeare docet) dei Monty Python nessuno aveva girato un film così dissacrante come questo sino al 2006? Ebbene sì. Potrà piacere, potrà dispiacere, potrà - e lo farà - disgustare ma una cosa è certa. Sacha "Ali G" Baron Cohen non ha rivali nel giornalismo satirico d'assalto. Il 2007, infatti, è l'anno del suo personaggio più repellente ed irresistibile allo stesso tempo.

Un kazako privo del senso del pudore e, spesso, anche delle mutande, che risponde al nome di BORAT. A Roma, "Boro" significa rozzo senza esserne consapevole. E' quel coatto orgoglioso di esserlo che ha portato Carlo Verdone al successo di pubblico con pellicole come "Troppo forte" e "Gallo cedrone". Borat ne è l'emblema assoluto. Ecco perchè si innamora dell'icona pop trash più coatta della storia della televisione: Pamela Anderson. Peccato mortale che il doppiaggio italiano non sia all'altezza del genio di questo britannico intellettuale ebreo (ebbene sì, lo è) che, seguendo le orme di Woody Allen, sprofonda il senso verso il basso materiale corporeo di Rabelais e ci shocka con scene al limite del possibile (vedere per credere). Furgoncini del gelato con orsi bruni al seguito, un produttore di una bruttezza cordiale, quadretti di una lisergicamente assurda Europa dell'Est che solo un ubriaco potrebbe ritenere autentica. Tutto questo e molto di più in questo lungometraggio di Larry Charles che segue l'irresistibile Sacha Baron Cohen nel suo viaggio educativo dal Kazakistan agli Stati Uniti. Gag inquietanti ("le donne hanno il cervello grande come quello di uno scoiattolo", pronunciata ad un summit femminista; "Ecco mio cugino, lo stupratore del paese e questa è mia sorella, la quarta miglior prostituta del Kazakistan", etc. etc.) e razziste ("Mi dia tutte le armi con cui posso difendermi dagli ebrei") alternate a sketch da far impallidire la crew di Jakass (uno per tutti, il letterale corpo a corpo inviato-produttore per difendere la dignità di Pamela Anderson), gli 80 minuti di Borat si susseguono come un fuoco d'artificio impossibile da spegnere sino all'esaurimento. Se potete, vedetelo in originale. Se non potete, vedetelo ugualmente. Lo consiglio ad un pubblico di maggiorenni smaliziati e chiunque non conosca tale aggettivo sa di dover attendere qualche anno ancora. Jagshemash!

Sito originale: http://www.borat-movie.co.uk/
genere: satira demenziale d'assalto
sconsigliato: a chi ama "L'albero degli zoccoli"
consigliato: a tutti i maggiorenni che hanno lo stomaco forte ed amano il cinema di
sperimentazione che fa riflettere
05.03.07 00:03 - sezione binario loco
il 05 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

visto in versione originale sottotitolata che gira nei circuiti p2p, mi sono immedesimato in un cittadino del kazakhistan e mi sono girati un po' i coglioni.

il 05 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

A me non è piaciuto granché. Ammetto di essere andato al cinema con grandi aspettative, avevo anche visto parecchio materiale in Rete. Però, mentre gli spezzoni sono esilaranti, visti assieme stroppiano. Non l'ho neppure trovato così graffiante, voglio dire, alla fine chi ci fa la figura dei coglioni - a parte il vecchio cowboy nazionalista, ma è una pistolettata sulla crocerossa - sono gli est-europei. Non so, mi sembra che la dimensione del lungometraggio non si addica alla comicità di Baron Cohen. Condivido che il doppiaggio fa schifo, comunque - indipendentemente da questo - far parlare in italiano Borat è l'ennesima dimostrazione della nostra provincialità.

il 05 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Il partigiano Johnny ha scritto:

Io l'ho visto qualche mese fa nella versione tedesca... a me invece è piaciuto! Alcune battute sono sì un po' forti, ma credo non vada dimenticato il senso globale del film, che personalmente vedo come la denuncia di una certa ipocrisia presente nella società statunitense... alla fine del film quello che mi veniva da pensare era: ma questi vogliono fare i paladini della giustizia, e poi guarda come sono diffusi razzismo, antisemitismo e quant'altro tra di loro... certo non tutti sono così, e non succede solo negli U.S. & A., però...

il 05 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
homer84 ha scritto:

D'accordo con Alberto: mai film ha più avuto bisogno della lingua originale e dei sottotitoli. Ma nell'Italietta provinciale e ignorante sarebbe stato un flop commerciale.

Il film in sè - a mio giudizio, che ne scrissi in tempi non sospetti (se non altro perchè non era uscito nemmeno in America) - ha una comicità a tratti devastante (una scena su tutte: gli ebrei-scarafaggi scacciati a colpi di banconote - E' l'emblema del film, ma ce ne sono molte altre). Sono quindi d'accordo con Il partigiano Johhny, anche se - come dice Alberto - il film non graffia: ma secondo me NON VUOLE graffiare più di tanto. Fa ridere. Tanto. E basta.
Il personaggio è da antologia: e poi chissenefrega di americani e kazaki. Insomma, è Borat, mica Il settimo sigillo...

il 05 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
turco ha scritto:

Non capisco perchè "Lettere da Iwo Jima" (film grandissimo da passare nelle scuole), è arrivato in itaglia in lingua originale e sottotitoli e Borat è stato storpiato in quel modo. E' imposibile vederlo in itagliano e apprezzarne il ritmo. Consiglio a tutti di trovare su Youtube il nuovo personaggio di Baron Cohen, un parruchiere gay biondo di Vienna! E' straordinario il pezzo in candid camera dove intervista un pastore Usa che si picca di convertire i gay!!

il 05 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

caro Turco, "letters from Iwo Jima" e' stato distribuito come film autorale e di nicchia, "borat" invece e' stato distribuito come film di cassetta.
per ragioni di marketing che conoscerai benissimo la post-produzione italiana e' stata condotta in modo totalmente differente.

il 06 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
nonnoulisse ha scritto:

Mi sembra una puntata dilatata delle Iene. Nel bene e nel male.
Mettiamola così: la chiave di lettura è il potere. La macchina da presa è potere quindi anatema a chi la usa contro i poveracci (e questo vale anche per i fascistelli delle Iene).
Quindi satira su USA bene; presa per il culo dei poveri villaggi dell'Est Europa male.
Sputtanare i telepredicatori: bene. Prendere ignobilmente per il culo i due vecchietti ospitali: male.
C'è già abbastanza paura e paranoia in giro senza togliere agli ultimi uomini e donne di buona volontà la fiducia di aiutare il prossimo senza paura che sia una stronzissima, fottuta, merdosa, patinata candid camera.
Parolacce: chi se ne frega, l'importante è che i tempi comici siano piazzati bene. E questo succede solo in metà film.
Musiche: giusta la satira di Born To be Wild e giusto e sacrosanto se un po' di gente in più conoscerà Bregovic e la Fanfare Ciocarlia.
Da stronzi rovinare le musiche del Tempo dei Gitani con una caricatura che non fa ridere.
Non fa ridere perchè la povertà dei villaggi dell'est è vera. Mentre fa ridere la caccia al cristiano, perchè (purtroppo) improbabile e insieme auspicabile. Credo che anche Luttazzi sarebbe d'accordo.

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