qui giace OneMoreBlog2.31
«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
La legge vale solo fuori
Lezione di ginnastica. Lavorate a coppie ché vi do il voto, dice la collega. Una ragazzina va dalla professoressa, le dice che la sua compagna non vuole fare l'esercizio perché sta male. La collega guarda la malata che ride e scherza con i compagni: deve farlo perché vi voglio vedere tutti giocare, oggi. La malata si rifiuta e avverte che se lo fa, oggi che ha le mestruazioni, può sentirsi malissimo. Obbligata, si butta in terra, muove le gambe convulsamente e muore. Cioè no, non muore, ma così doveva sembrare. Piangono le compagne della vittima, note anche alla sottoscritta per la loro incontrollata emotività collettiva (do un voto basso a una, tutte le altre si mettono a difenderla e a piangere con lei; per interrompere questo funzionamento, poco prima di Natale, all'ennesimo segnale di crisi isterica collettiva, appena ho visto piangerne una, ho distribuito fazzolettini di carta a tutte le altre incredule, così hanno capito che so che è una commedia, e l'abbiamo finita lì).

Insomma, con una sedicenne morta in terra in palestra, un'insegnante paralizzata dalla paura, le altre venti ragazzine si mettono a piangere e urlare “Lei è una cattiva insegnante, la lascia morire così, chiami subito l'ambulanza”. Una fedra, medea o atalia de noantri in terra e il coro delle donne che consiglia, partecipa. Dopo le tragedie greche e Racine, oggi la banlieue. La morta, alla sola vista del preside, resuscita e cammina, direzione la presidenza. La psicologa aiuta l'insegnante a finire la lezione. Da notare che, durante tutto questo casino, i maschi si sono messi a tirare rigori.
Mezz'ora dopo arriva il fratello della morta resuscitata, entra nell'ufficio del preside e fa sapere che non è d'accordo con la punizione che il preside ha scelto per la sorellina. Insulta il preside e spacca la finestra dell'ufficio. Nessuno denuncia niente alla polizia, perché ne va del nome della scuola e il provveditorato si arrabbia quando sa che non gestiamo i nostri problemi da soli ma con l'aiuto della polizia. La ragazzina sarà punita (un giorno di esclusione) mentre il fratello tornerà tranquillamente a fare la sua vita. Morale: chiunque può entrare a scuola e fare ciò che vuole. La legge vale solo fuori; la scuola non è sottoposta alle stesse leggi della società civile normale.
Oggi rivedo la classe dei morti che camminano. Spiego, correggo esercizi, mi muovo molto in classe, come sempre, ma loro sono più agitati. E' ovvio, se non sono puniti come vogliono essere puniti, e cioè severamente, i ragazzini non hanno più punti di riferimento. Il gruppetto delle comari dalla lacrima facile mi disturba non poco, ne prendo una (ahimé la migliore amica della morta resuscitata), la sgrido, le dico che deve smetterla di ridere chiacchierare giocare con il telefono. E poi, di colpo, ho paura: paura che reagisca più del dovuto, paura che mi risponda male, anzi no, lo ammetto, ho una paura che mi molli una sberla. Continuare nel rimprovero, correndo il rischio, o smetterla e lasciare che la paura prenda davvero un'importanza che non deve avere? Decido di correre il rischio e va a finire bene. La paura è mia e solo mia, la ragazza probabilmente non ha mai pensato di reagire fisicamente (con le parole non è stata proprio carina), e il problema è mio. Ma mi chiedo: come si può insegnare temendo di non essere in sicurezza? Come si può mandare a scuola il proprio figlio, senza la certezza che a scuola non possa succedergli niente di male? Se non si corre tutti ai ripari qui la situazione degenera: i ragazzi, come i bimbi, vogliono che imponiamo loro dei limiti, anche con le punizioni. Cercano in noi l'adulto responsabile, non l'adulto impaurito o stanco che non ce la fa più a educare e punire. Però l'insegnante è l'ultimo anello della catena, è solo di fronte a dei ragazzini. Anzi, è solo con dei ragazzini a cui vuole solamente insegnare ciò che ama. Una volta passata la paura, alla fine della lezione, mi sono avvicinata alla ragazza per parlarle, chiederle perché ha un comportamento così intollerabile. Ma so che mi sono avvicinata per rassicurare me stessa che va tutto bene, che non è successo né succederà niente.
31.03.07 01:13 - sezione dalla banlieue
il 31 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marco S. ha scritto:

Secondo me la corsa verso il baratro è cominciata quando hanno abolito i grembiuli e le divise per la scuola. Così chi era di buona famiglia andava con la camicia stirata e i banlieusard andavano con la panza di fuori. Tutto il resto di conseguenza.

il 31 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
homer84 ha scritto:

"Da notare che, durante tutto questo casino, i maschi si sono messi a tirare rigori".
Ennesima dimostrazione di quanto siano più furbi: senza pippe mentali. E senza dare peso a commedie/tragedie che esistono da una vita. Prima di youtube...

il 31 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

Secondo me la corsa verso il baratro è cominciata quando hanno abolito i grembiuli e le divise per la scuola

eeeh non ci sono piu' le mezze stagioni, signora mia

il 31 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Ronald Reagan ha scritto:

La colpa è del corpo insegnante nel suo insieme .Ci vogliono piu' insegnanti- maschi e donne con piu' palle di lei ( o piu' isteriche in mancanza d'altro..)
L'insegnante di ginnastica non ha mai contato nulla, ma una volta era decisivo anche il comportamento in classe e chi faceva lo stronzo a ginnastica poi pagava qualche pegno a qualche altro livello.

il 31 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Francesca ha scritto:

Se i grembiuli sono metafora di se stessi e di ben altro, sono d'accordo con Marco. Totalmente d'accordo.
Per il resto, che dire? "Ci vorrebbero più insegnanti maschi" dice uno. E perché? Ancora con questa idea che i maschi si fanno rispettare di più? Gli insegnanti hanno bisogno di sapere che hanno presidi e ispettori a difenderli, sostenerli. Il mio preside avrebbe dovuto denunciare il fratello dell'allieva che spacca le finestre del suo ufficio. Dato che non l'ha fatto, il messaggio percepito è stato: chiunque può fare ciò che vuole, e oggi, una settimana dopo, è ancora più difficile.

il 31 Marzo 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Anita ha scritto:

per fortuna queste cose alle scuole private non succedono.

altrimenti le famiglie ritirano i figli e le scuole private vanno in bancarotta.

bisogna rendere piu' responsabili e liberi gli insegnanti e i presidi, anche se mollano qualche sberla ai giovani.

il 01 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
homer84 ha scritto:

Per Anita: d'accordo sul rendere gli insegnanti più liberi di usare anche maniere "poco soft" (quanno ce vo', ce vo, per dirla in altri termini...), ma sul fatto che ciò di cui sopra non accada nelle scuole private, credo sia assolutamente falso.
Te lo dice uno che nelle scuole private ha passato tutta la sua esistenza scolastica (dall'asilo al liceo) e che ne ha viste di tutti i colori, sotto quest'ambito. Anzi, direi che è proprio nel privato, tra ragazzini viziati dai soldi e da famiglie che li proteggono a oltranza, che tutto ciò accade più di frequente. Di genitori che rispondevano a brutto muso a presidi e professori, per difendere le azioni indifendibili di troiette e teppistelli (scusa i termini, ma è la verità), ne ho visti per anni.
Non so quale possa essere la soluzione (non critico e non mi permetto di proporre la mia verità assoluta), ma santificare sotto questo aspetto la scuola privata credo sia sbagliato.
Un saluto!

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