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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
La famiglia è un'entità sociale, non religiosa
Nella discussione intorno ai Dico, al destino e alla difesa della famiglia tradizionale, la contrapposizione “laici contro religiosi” è significativa. Ma non è l'unica. Mi sembra, infatti, che adottare solo ed elusivamente questa chiave possa essere riduttivo.. Le stesse variabili che pesano significativamente in Italia non hanno pesato in altri contesti - in Spagna prima di tutto - o, almeno hanno pesato meno. Credo sia opportuno allora indagare altri aspetti della questione che non accantonano la rilevanza del fatto religioso, ma che lo valutano sotto una luce diversa. Uno mi sembra essenziale: ossia che cosa è stato nella storia sociale italiana il modello di sviluppo, e la famiglia come istituto che ruolo vi abbia occupato. La famiglia non è solo un nucleo anagrafico è un segno ideologico nella storia sociale dello sviluppo economico in Italia. Questo aspetto non riguarda solo un dato economico o monetario, ma allude a simboli, culture, pratiche, ideologie, sentimenti. E' questo complesso di segni che si scontra oggi intorno ai Dico.

Qual è oggi lo stato di salute della famiglia in Italia? Non è dei più floridi. Molti indicatori lo esprimono: un innalzamento del conflitto tra generazioni; la perdita, comunque l'abbassamento del ruolo dei padri nella famiglia attuale; la perdita o comunque la dissoluzione dei riti famigliari. Ma quegli stessi indicatori esprimono, anche, altri elementi. Ovvero: l'innalzamento dell'ideologia della famiglia; l'assetto sempre più concentrato sulla famiglia, anche allargata, come nucleo produttivo. Infine la funzione di nucleo protettivo per componenti sempre più larghe e per un periodo sempre maggiore.
Dunque la famiglia soffre di una crisi interna. Contemporaneamente è investita di un surplus di funzioni.
Questo dato è saliente rispetto al modello di sviluppo italiano. Un modello che ha fatto tradizionalmente della famiglia - fin dal Risorgimento - il luogo cui affidare le sorti della continuità della società. Non è l'individuo che conta nel sistema sociale italiano, ma la famiglia, e soprattutto quella numerosa. Nell'Ottocento è la famiglia contadina a rappresentare questa figura. Una famiglia che vive della capacità di ogni suo membro di lavorare il campo e poi di passare ore nel lavoro a domicilio - soprattutto nel comparto tessile, il settore che ha segnato la prima stagione dell'industria in Italia.
Ma non è solo il ricordo o la memoria della famiglia contadina a intervenire nell'immaginario sociale. E' anche la famiglia come unità identitaria della nazionale a essere presente nella storia sociale italiana. E' il tema della famiglia prolifica caro all'ideologia fascista, ma coltivato a lungo anche nell'Italia del dopoguerra. E, insieme a questo dato, anche quello della “qualità” della famiglia, ovvero ciò che essa è in grado di esprimere e di alludere in termini di etica, religione, tradizione, politica. Ovvero la famiglia non solo come luogo della riproduzione della società, ma anche come sede dove si mantiene il profilo culturale complessivo di un assetto sociale. Ciò implica una politica di intervento maggiormente articolato, dove il problema non solo le politiche di sostegno economico, ma anche la costruzione di una ideologia politica fondata sul rigido controllo, sociale, politico, comportamentale.
Il problema è dunque la politica del controllo ideologico sul nucleo famigliare perché investito non solo di una funzione riproduttiva e di continuità demografica, ma perché a quella funzione è affidata anche una responsabilità per il futuro della nazione. Una dimensione in cui rientrano a vario titolo figure diverse orientate verso il nazionalismo politico, ma anche fortemente influenzate da una visione cattolica della società. In ogni caso in cui pesa in maniera determinante una visione comunitarista della politica.
Sullo sfondo ciò che rimane è l'Italia della impresa a conduzione famigliare fondata sul lavoro vivo, con scarsa quantità di tecnologia applicata e dove la ricchezza è prodotta da un'alta produttività, da bassi salari, dalla tenuta del vincolo famigliare.
Qui mi pare stia un primo nucleo di problemi che fanno la differenza tra noi e la Spagna. Non sul dato della presenza cultura e sociale dei cattolici, o di quali laici siano presenti. Lo scontro non è tra “Chiese di appartenenza”, è tra forme attraverso le quali si esprime l'agire economico. Ovvero: le forme sociali dello sviluppo, i soggetti che attraggono e gli stili e i comportamenti che determinano. In breve il profilo del modello di sviluppo italiano.
01.04.07 09:55 - sezione parole
il 01 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Mi è stato chiesto di non fare repliche, quindi accontentatevi di questo post; a meno che non mi si permetta -entro certi limiti- di discutere evitando cmq repliche.
Chiarito cio, ho da dire che .. questo continuo giro di parole per esprimere sempre il medesimo concetto, riguardo la presunta evoluzione della realta sostanziale della famiglia naturale, mette secondo me in rilievo solo la propria inquietudine morale ed esistenziale con l'unico scopo di poter liberalmente fare come ci pare. Etica, principi e valori umani a parte...
La famiglia NON è un'identita di tipo "tradizionale", cattolica o nazionalista, e neanche una sorta di "impresa" a conduzione familiare (e con questo credo di aver riassunto l'intero articoletto)... ma è costituita secondo natura ed è basata sulla paternita, maternita e fratellanza, le quali incorporano -in quanto valori innati- un carattere essenzialmente umano.
Perdonate la mia ostinata e perseverante intromissione in tal questione, ma i DICO non rappresentano alcun 'modello' identitario sull'Uomo e la vita.
I singoli "soggetti sociali" di tipo 'individualistico' si poggiano sulla realta basilare della 'famiglia naturale', piu che socio-comportamentale, perche in essa sono originati e fondati...
Se l'individuo o il semplice cittadino rappresenta l'"elemento essenziale" della societa, è anche vero che la famiglia naturale ne costituisce la "radice". Tale realta oggettiva (e non soggettiva) non ha bisogno di alcuna "ideologia" o "filosofia" per poter essere riconosciuta.

Riguardo cio, vi invito a leggere, circa l'argomento trattato, quanto analizzato sul seguente link:

http://209.85.135.104/search?q=cache:BtoHC6V0mK8J:www.rns-italia.it/ImpegnoSociale/incontri

il 01 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
persio ha scritto:

Ti rendi conto di quanto siano madornali le stupidaggini che hai appena scritto?

il 02 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

La famiglia è un insieme di individui diversi.
Può esistere fiscalmente o dal punto di vista condominiale. Ma l'atomo che compone la società è il singolo (l'unico?)

il 02 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
persio ha scritto:

Concordo con Dedalus e con Stirner.

il 03 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Un 'atomo' pero, oggigiorno, non è piu considerato come l'elemento unitario o indivisibile... Quale tipo di atomo allora dedalus hai preso a riferimento: un 'atomo' elettricamente neutro, uno 'ione' (anione o catione), oppure un particolare 'isotopo' ?

Un atomo è cmq composto da ben 'determinati' e 'distinti' fattori o parti costituenti, dedalus, ed puo legarsi ad altri atomi formando diverse categorie di materiali.
Fatto sta, tornando a noi, che ogni individuo -da te violentemente "atomizzato"- possiede invece in se stesso un proprio 'patrimonio genetico' derivante tanto da una 'madre' quanto da un 'padre'...

il 03 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
persio ha scritto:

Cito da:
http://www.geocities.com/fabiopeloso/oligofren.htm

"Lo stato oligofrenico

L'oligofrenia si può definire come lo stato conseguente ad un arresto congenito o precoce dello sviluppo dell'intelligenza.

Le oligofrenie hanno un interesse psichiatrico in quanto facilitano l'insorgenza di turbe psichiatriche. La misurazione e la diagnosi si effettuano secondo un criterio testistico, clinico, scolastico e d’integrazione sociale.

Caratteristica del debile sono i contenuti ideativi poveri:

Ideazione lenta
Ideazione perseverante
Uso di stereotipi
Difficoltà d’attenzione e concentrazione
Affettività di tipo molto convenzionale"

Cito un collega di un gruppo di ricerca al quale ho collaborato qualche anno fa:

"Se nel medioevo ci fosse già stato il Serenase, adesso ci s'avrebbe la metà dei santuari che ci sono aggìro"

il 04 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Si persio, capisco che hai difficolta a comprendere determinati ragionamenti e fai bene a non cimentarti in essi. Fai anche bene a cercare tutte le ragioni della tua capoccetta per non comprendere appieno il tuo personale squilibrio psico-fisico, o piuttosto proiettandolo sugli altri (cercando di superare il tuo spiccato senso di inferiorita) .. pero prova a fartene una ragione e a mandare giu i magoni che hai dentro: l'importante è cercare di "comprendere" gli altri per non guardare a se stessi ;)

il 04 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
persio ha scritto:

Frenastenico: "Individuo con ridotto sviluppo delle capacità intellettive per ritardo mentale. In genere questi soggetti presentano un'età mentale di circa 7-12 anni. "

il 04 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
koan ha scritto:

Alberto lascio a te ogni conclusione del caso, dimmi se devo continuare, perche con una persona del genere è a dir poco ridicolo seguire un discorso dignitoso e con un minimo di serieta... te lo chiedo rispetto all'utenza che deve sorbirsi discorsi del genere (non c'è molto da aggiungere).

il 04 Aprile 2007 (quando OMB accettava i commenti)
persio ha scritto:

"te lo chiedo rispetto all'utenza che deve sorbirsi discorsi del genere"

Finalmente una presa di coscienza. Continua così che vai bene.

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