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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Quelli che la road map
Alberto Biraghi «Il problema è cogliere fino in fondo la domanda di partecipazione che arriva dai cittadini, quelli che anche a Milano si erano messi in coda per le primarie. Chiedono spazi diversi da quelli occupati dai vecchi partiti, perché la politica così com´è non la ritengono credibile. La vivono come qualcosa di distante e spesso inutile, se non dannoso, per le proprie aspirazioni». La farsa della politica lombarda tocca vertici da coppa del mondo ogni volta che Franco Mirabelli apre bocca. Dunque, il protagonista di innumerevoli sconfitte e tuttavia occupatore contemporaneo di ben due ricche poltrone (consiglio regionale e CdA dell'acqua potabile, cioè, tanto per intenderci uno che guadagna più di un senatore) svela la magica ricetta per la road map (sic!) del Partito Democratico.

E dunque ai pochi milanesi ancora disposti a dare un'occhiata a quello che succede nella misera politica di casa loro, esasperati dalle stesse facce e dalle stesse banalità, questa icona del della tristezza locale ripropone per l'ennesima volta se stesso e le sue frasi fatte.

Hai presente quelle insalatiere bruttissime regalate dalla vecchia zia, sempre in giro per il parentado, riciclate all'infinito di compleanno in anniversario, trasformate in novità da un foglio di carta fresco di cartoleria e un bigliettino spiritoso? Togli il distintivo DS, metti quello PD, sostituisci la tessera, fai un giro di danza con le cariche («Il nuovo partito dovrà essere diretto da persone diverse da quelle che ora dirigono i Ds e la Margherita»)e - voilà! - è fatto il nuovo "soggetto politico" (che non lo si chiami "partito", per carità, che alla gente gli viene da vomitare). Come l'insalatiera, il mirabellismo passa di mano in mano prima di ritornare al Via! per l'incasso.

Tutto fluido, tutto campato in aria, tutto aperto e possibilista, tranne un dettaglio, molto ben chiarito: «Sono un po' giovane per andare in pensione. Nessuno ha deciso che il gruppo dirigente appena eletto a ottobre si sottoporrà a una verifica politica». PD o non PD, lui non si schioda. Anche perché diciamolo, nella vita reale uno così chi se lo piglia? Ed ecco l'intervista raccolta da Rodolfo Sala di Repubblica, che una volta letta lascia una grande curiosità. Ma come ha fatto a restare serio mentre quello parlava?

da Repubblica dell'11 aprile 2007

Mirabelli: "La politica non coinvolge più Ecco perché serve un progetto nuovo"
di RODOLFO SALA

Per il Partito democratico a Milano c´è bisogno di fare qualcosa di più». Riconfermato dal congresso segretario provinciale dei Ds, Franco Mirabelli traccia la road map milanese del partito che verrà: subito il comitato promotore con dentro Ds, Margherita, associazioni e soprattutto singoli cittadini. Che vanno però coinvolti davvero, e questo è il secondo passaggio, nella nuova impresa. Ecco allora l´idea di una specie di tesseramento di piazza: «Proponiamo di promuovere a maggio una grande giornata di mobilitazione in cui raccogliere sotto i gazebo le disponibilità di chi non si sente rappresentato da alcun partito ad aderire alla nuova formazione politica».

Mirabelli, lo dice perché finora il progetto del Pd ha avuto uno scarso appeal tra i non addetti ai lavori?
«Il problema è cogliere fino in fondo la domanda di partecipazione che arriva dai cittadini, quelli che anche a Milano si erano messi in coda per le primarie. Chiedono spazi diversi da quelli occupati dai vecchi partiti, perché la politica così com´è non la ritengono credibile».

E come la vivono?
«Come qualcosa di distante e spesso inutile, se non dannoso, per le proprie aspirazioni».

È un´analisi impietosa, anche per voi stessi.
«Riconoscere che la politica non è più in grado di rappresentare le aspirazioni di quest´area del Paese significa rendersi contro che bisogna mettere in campo un progetto nuovo».

Quello del Pd.
«Non è un caso, e qui torno alla road map, che a Milano città a partire da maggio noi, la Margherita e gli altri soggetti interessati cominceremo a costituire gruppi di lavoro su alcuni temi fondamentali, come il traffico e le politiche per la casa. Saranno l´embrione del Pd, e questo vuole dire che i partiti cedono sovranità, delegano competenze. Solo così si dimostra che facciamo sul serio».

Il comitato promotore non basta?
«Se non si apre alla società c´è il rischio di burocratizzare il percorso».

Lei è stato rieletto segretario dei Ds. Lo sarà fino a quando?
«Fino alla scioglimento del mio partito».

La data indicata è il 2009, anche se qualcuno dice che bisogna accelerare.
«Certo, bisogna fare presto. Ma anche bene, senza forzature. Se fare prima significa ridurre il tutto a un incontro a due meglio aspettare».

Insomma si può cambiare tutto, meno il segretario. Eppure sabato il congresso regionale del suo partito eleggerà un nuovo segretario, un giovane di neppure trent´anni.
«Maurizio Martina è una figura forte, oltre che di grande valore simbolico per la sua età. A Milano si è scelto di rinnovare la fiducia a questo gruppo dirigente che ha il mandato di portare i Ds nel Pd. Non mi sembra una scelta conservatrice».

Lei si sente un traghettatore?
«Non mi sento un segretario a termine, o sotto tutela».

Si candiderà alla guida del Pd milanese?
«Il nuovo partito dovrà essere diretto da persone diverse da quelle che ora dirigono i Ds e la Margherita. Ma sono un po´ giovane per andare in pensione».

Nei Ds di Milano c´è chi pensa che a ottobre dovrà comunque cambiare tutto.
«A ottobre si terrà la conferenza organizzativa cittadina. Sarà l´occasione per una verifica di come sta andando il percorso verso il Pd. Solo questo: nessuno ha deciso che il gruppo dirigente appena eletto a ottobre si sottoporrà a una vetifica politica».

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