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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Verde sempre più sbiadito
Alberto Biraghi cenni02.jpg Dal comunicato di Maurizio Baruffi, capogruppo dei Verdi a Palazzo Marino: «Se il Vigorelli non ha più senso come velodromo con la pista, e sarà uno spazio multifunzione, sarà importante però che almeno ci siano spazi per gli allenamenti dei ciclisti, e perché non si perda la memoria di quello che è stato. Penso che debbano essere mantenuti luoghi per gli allenamenti dei ciclisti, come rulli al chiuso, ed esibizioni di mountain bike e acrobatica. E per conservare la memoria del tempio del ciclismo, un luogo di documentazione, che affianchi quelli che avranno funzioni ricreative ed educative».

Il Velodromo Vigorelli, costruito nel 1935 e dedicato al campione Antonio Maspes è un monumento del ciclismo milanese e non solo. Chiuso all'attività agonistica nel 1988, è stato in seguito restaurato varie volte, ma - per la mancanza di fondi o la priorità assegnata dall'amministrazione comunale ad altri progetti - rimane pressoché abbandonato. Nel 1997 una gara di sci da fondo indoor inaugura una sparuta serie di utilizzi pacchiani e fuori tema della pista in cui Moser stabilì il record dell'ora.

Il 20 settembre 1998, in concomitanza con l'Esposizione del Ciclo, vi si svolge un ultimo, estemporaneo evento ciclistico, con pistard (Collinelli, Martinello, Villa) e stradisti di nome (Baffi, Ballerini, Museeuw, Pantani, Tafi, Tonkov) che si sfidano in corse a eliminazione, dietro derny, individuale a punti. Poi più nulla fino a ieri, quando a Palazzo Marino la commissione Sport e tempo libero ha sancito la condanna a morte del glorioso velodromo, destinato a diventare una piscina olimpionica con centro fitness annesso per allettare i finanziatori privati.

Ecco. Il livello a cui è crollato l'ambientalismo milanese è verificabile nel comunicato citato in apertura di questo post. Millantando un atteggiamento critico nei confronti dello scempio annunciato, non opponendosi in modo chiaro e inequivocabile, Baruffi di fatto approva il progetto di lasveghizzazione del Maspes-Vigorelli, nonostante (a) la sua poltrona in consiglio sia un gentile omaggio dei ciclisti milanesi e (b) esista un movimento, legato al Politecnico (quindi credibile, non i soliti "pericolosi no-global massimalisti e giacobini") seriamente impegnato da anni sulla progettazione di un rilancio ciclistico del velodromo.

Non c'è altro da aggiungere. Concludo facendo mie le riflessioni dei neopistard milanesi che gestiscono il sito Vigorelli.org: «Il degrado del Vigorelli e della pista italiana sono un affronto alla collettività che va ben oltre la sfregio alla città - costituito da un'impianto spettrale nel suo centro - e alla mortificazione di una tradizione sportiva centenaria. E' anche l'indicatore di una società incapace di valorizzare la propria storia, sempre più scardinata dalle sue radici, sempre più incurante del bene comune, incapace di sognare e di sviluppare progetti audaci». Di questo degrado i Verdi milanesi, con le loro strizzate d'occhio e le loro politiche tristi e ambigue, sono complici riconosciuti.
03.05.07 11:51 - sezione ciò che è mio
il 03 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Adimant ha scritto:

I verdi italiani sono tali solo in quanto ricoperti di uno strato di muffa perenne.

il 03 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Ellroy ha scritto:

vi farei vedere come è ridotto il velodromo di Roma http://www.ciclistica.it/archives/003558.html

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