qui giace OneMoreBlog2.31
«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
La solitudine di Israele nel puzzle mediorientale
La crisi politica israeliana non riguarda solo gli uomini. Al centro sta il futuro. Almeno su tre piani: a quale classe politica affidarsi; quale strategia politica di intraprendere; quale tenuta dell’opinione pubblica garantire. La richiesta urlata da 100.000 persone giovedì sera a nella piazza storica delle manifestazioni di massa delle dimissioni del Primo Ministro Ehud Olmert e del ministro della difesa Amir Peretz - dopo la pubblicazione del rapporto della commissione sulla guerra dell’estate 2006 in Libano - non è una notizia, anche se molti commentatori ne hanno parlato. E’ una notizia, invece, la fisionomia dei quella piazza. Quei 100.000, infatti, hanno chiesto ai politici di non esserci, di non parlare. Non è solo questa la novità che dobbiamo registrare. Tutte le voci storiche della “coscienza di Israele” (David Grossman, Amos Oz, A. B. Yehoshua) non erano lì. Forse in piazza giovedì sera è andata in scena una nuova forma dell’opposizione e allo stesso tempo non l’ha dominata l’agenzia politica storica: il partito laburista. La crisi dunque non riguarda solo il destino politico di Peretz, ma anche quello del suo partito.

In quella piazza, dunque si è data appuntamento la crisi attuale di Israele: l’angoscia di essere obbligati ad avere fiducia in un classe politica, nella capacità di un esercito e del suo Stato maggiore di sapere rispondere alla crisi; il timore di dover prendere atto che forse non è più così e che ci vorrà tempo perché quella fiducia abbia il conforto dei fatti. Ma il tempo, in Israele, non solo è una risorsa scarsa, ma è anche una risorsa “a termine”.
Tuttavia, sbaglieremmo a ritenere che stia avvenendo la rivolta della società civile contro la politica. Quello israeliano, infatti, è uno scenario politico spiegabile che ha un forte tasso di politicità di convinzione politica e che si è spesso riconosciuto con figure forti che esprimevano il senso della missione da compiere.
Qui si colloca l’altra fonte della crisi attuale. Israele oggi sembra una realtà che nello scacchiere del Medio Oriente non ha spazi per una propria azione ma deve cercare di gestire il presente in attesa che altri decidano la definizione di un tavolo a cui sedersi. E’ la scena di questi giorni a Sharm el Sheik. Una sede dove si discute del futuro Medio Oriente, ma dove Israele non c’è, se non come spettatore ed è in attesa, letteralmente a pochi chilometri di distanza, di sapere che cosa accadrà.
Ma questa crisi di fiducia si incrocia in queste settimane con un’altra questione, simbolicamente non meno lacerante. E’ quella della fuga del deputato Azmi Bishara, leader del movimento Balad (in arabo: “patria”), tre deputati in Parlamento, rappresentante del movimento politico degli arabo-israeliani, sotto inchiesta con l’accusa di essere in contatto con Hezbollah e di avere avuto rapporti politici stretti con Hamas, in particolare nel corso della guerra in Libano (in diverse intercettazioni telefoniche rese di dominio pubblico da consigli su come bombardare alcune città israeliane nel corso della guerra del luglio scorso).
Dunque una nuova divisione verticale interna si è frapposta e nel futuro assetto interno in una possibile svolta populista prodotta da eventuali elezioni anticipate, il confronto potrebbe spostare l’asse politico non solo a destra verso il Likud di Netanyahu, ma essere favorevole a chi auspica una divisione etnica del paese (in pratica l’elettorato di Avigdor Lieberbman e del suo movimento “Israele Beitenu”, oggi il quarto partito politico in parlamento). Non solo come scelta etnicista dell’elettorato ebraico-israeliano, ma anche in conseguenza di una possibile fuga dal voto dell’elettorato arabo-israeliano convinto che quel paese non sia “per davvero” anche il proprio paese. Se così fosse sarebbe bene che chi si preoccupa degli equilibri in Medio Oriente, di ritorno da Sharm prestasse attenzione ai movimenti possibili della crisi politica di Israele.
10.05.07 10:18 - sezione parole
il 10 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
marco ha scritto:

signor Bidussa, lei vive su Marte o su questo pianeta?
"una possibile fuga dal voto dell’elettorato arabo-israeliano convinto che quel paese non sia “per davvero” anche il proprio paese"...
ha mai sentito parlare delle discriminazioni razziste esistenti in Israele? Lo sa o no che un arabo non può prestare servizio militare, non può lavorare in determinati settori dello stato e dell'economia, è precluso dall'accedere a certe zone del paese?
E' perfettamente inutile perdere tempo con le solite litanie sul conflitto arabo-israeliano. Stiamo ai fatti. Israele ha occupato, nel corso degli anni, molta più terra di quella che gli assegnava la spartizione del 1947. La terra occupata "in più" non era deserta, ma densamente popolata. Israele si è sempre trovata a fare i conti con questo problema: come occupare territorio senza doverne inglobare i cittadini? Perché normalmente uno stato occupa un territorio, si prende anche la popolazione, e cerca con varie discriminazioni di rendere più "omogenea" la nuova zona, dall'imposizione della lingua, al cambio dei cognomi ecc. Il problema di Israele è che non si volevano e vogliono gli arabi, punto e basta. Ecco la logica delle colonie, dove si prende il territorio dopo averne operato una "pulizia etnica". L'esistenza di un semi-stato palestinese è non solo benvenuta, ma indispensabile: gli arabi sono ammassati progressivamente in zone interamente separate le une dalle altre, dislocate sui terreni peggiori e senza accesso all'acqua, e poi lasciati lì a vegetare nell'ignoranza e nella povertà. Perché Israele non vuole farsi carico, semplicemente, degli arabi di cui ha occupato la terra? Perché Israele sa che nel giro di non molti anni i cittadini arabi di Israele - quantunque di serie B - saranno di più degli "ebrei". Immagino lei si riferisca a questo quando parla di tempo come risorsa a termine. A me sembra impossibile uscire da un simile vicolo cieco senza decidersi, una volta per tutte, ad abbandonare il razzismo che sta alla base del concetto di "stato ebraico" o "stato arabo". In altri termini, credo ci sarebbe bisogno di creare al più presto uno stato bi-nazionale, esteso sull'intera Palestina, in cui tutti i cittadini, senza assurde definizioni razziali, abbiano gli stessi diritti. La sola altra alternativa è invece andare avanti come oggi, con un progetto razziale che incancrenisce i problemi e facilita i piani "etnici" di chi vorrebbe arrivare rapidamente alla espulsione di tutti gli arabi.
Trovo ripugnante che un deputato possa indicare obiettivi civili da colpire. Trovo ripugnante che lo stato di Israele abbia programmato a freddo la guerra del Libano aspettando solo un casus belli, come confermato dallo stesso Olmert. Trovo incredibile che i crimini di guerra israeliani non siano menzionati, nemmeno di sfuggita, nel suo articolo. Mi riferisco ai bombardamenti su obbiettivi civili libanesi, ai mitragliamenti delle ambulanze, all'uso di bombe a grappolo su zone residenziali ecc. Il problema principale di Israele è il suo apparato militare-industriale, di proporzioni assurde, e il danno che esso produce all'economia israeliana. Un altro grave problema è costituito dal mostruoso arsenale di armi atomiche, chimiche e biologiche, illegale e folle. Poi, ma solo poi, vengono il Likud, i cantori della "pulizia etnica" ecc.
Per tutti questi motivi, sono fermamente convinto che uno stato bi-nazionale sia l'unica via d'uscita. Ma sono anche fermamente convinto che ciò non accadrà. Le carte, comunque, sono in mano a Israele che, come sempre, farà esattamente quel che vuole in barba al diritto internazionale, alla morale corrente, persino agli ordini di Washington che, come noto, Tel Aviv ignora a proprio piacimento.
Per cui, signor Bidussa, non riesco proprio a condividere questa sua idea di una Israele ferma ad attendere le altrui decisioni. Israele è totalmente libera nelle proprie determinazioni, e se i problemi non sono stati risolti è, essenzialmente, colpa di Israele.

il 10 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Daniele ha scritto:

Marco, hai dimenticato di dire che non ci sono piu' le mezze stagioni e che si stava meglio quando si stava peggio altrimenti avresti riprodotto l'universo delle frasi fatte e dei pre-giudizi.

il 10 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Paquero ha scritto:

Scusa Daniele, ma sei te che hai gli occhi bendati.....se dopo la guerra in Libano la gente è ancora lì a difendere il povero stato israeliano accerchiato dagli arabi cattivi allora non so proprio più cosa dire.....comunque non ti preoccupare, Marco è sicuramente un antisemita, perchè in Occidente chiunque critichi la politica criminale di Israele è un fiancheggiatore dei terroristi islamofascisti.

il 10 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Daniele ha scritto:

In prima elementare insegnano il concetto di argomento, di tema...Bidussa scrive un articolo in cui descrive l'evoluzione politica della società israeliana, (fin qui seguite?) Uno che risponde criticandolo perchè non dice che Israele è uno stato razzista che massacra i cittadini indifesi... non mi sembra molto arguto (dai che c'è la fate...) o meglio mi sembra uno con un forte pregiudizio per il quale ogni volta che si parla di Israele, che sia la politica estera o la, lungimirante, politica ambientale bisogna dire che è uno stao di assassini e che tutti gli altri sono vittime.
Questo a prescindere dal merito, come un toro che vede rosso . Nel merito il nostro marco a detto una serie notevole di cagate e anche tu non scherzi, ti dai le risposte da solo secondo copione scritto.
P.S. Nella guerra del Libano, Israele ha sbagliato totalmente la reazione ma è stato indibitabilmente attaccato dal partito di dio

il 11 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
marco ha scritto:

"caro" Daniele,
come ti permetti? Quando mai avrei scritto che Israele e' uno stato di assassini?
Che la invasione del Libano fosse pianificata da tempo e attendesse solo una scusa l'ha detto Olmert davanti alla commissione d'inchiesta della Knesset.
Di quali luoghi comuni vai cianciando poi? Il luogo comune e' due popoli due stati, io dico stato bi-nazionale.
Ti sfido (dai che ce la fai... forse) a smentire uno solo dei dati di fatto che ho riportato.
Un'ultima cosa. Da quello che scrivi lasci intendere un mio possibile anitsemitismo. Non ti permettere proprio. Questo tipo di sporca dialettica, alla Fiamma Nirenstein tanto per capirci, e' inaccettabile. Che centra la Israele di Olmert con le vittime dell'olocausto?
E, soprattutto, che centro io con i guardiani dei lager? Cialtrone!

il 11 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Daniele ha scritto:

Non ho detto che sei antisemita, ho detto che sei andato fuori tema, che non mi sembri un genio e che non conosci bene la materia: due su tutte,"persino agli ordini di Washington che, come noto, Tel Aviv ignora a proprio piacimento" il governo di Israele risiede a Gerusalemme non a Tel Aviv. "Un altro grave problema è costituito dal mostruoso arsenale di armi atomiche, chimiche e biologiche, illegale e folle" di grazia mi puoi citare qualche fonte che parla di armi biologiche possedute da Israele?

il 11 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
marco ha scritto:

Little is known about Israel's biological warfare (BW) program. Israel has not signed the 1972 Biological Weapons Conventions (BWC), nor explained the reasons behind its refusal to sign. Moreover, Israel has revealed virtually nothing about its activities and capabilities in the BW field; it has never issued a public policy statement on the question of BW. For all practical purposes, Israel acts as if it maintains a policy of biological ambiguity

It is commonly assumed that Israel maintains an advanced BW program, but the exact nature of the program--and whether any of it could be defined as offensively oriented--is unclear. An effort to reconstruct Israel's BW history, status, and capabilities is inescapably both conjectural and interpretative.
tratto dal sito dell'NTI, ente statunitense fondato dal senatore Nunn. Se digiti Israel+biological+weapons su Google ottieni 1.500.000 (un milione cinquecento mila) risultati. Scoprirai che Israele si e' rifiutato di firmare il trattato internazionale che mette al bando le armi biologiche (te lo dico nel caso non sapessi l'inglese).
Sulla questione di Gerusalemme ti devi mettere d'accordo con il resto del mondo. Tutti i paesi, Stati uniti compresi, hanno la loro ambasciata a Tel Aviv perche' considerano illegale il trasferimento a Gerusalemme.
Sei disinformato, fazioso, e certamente non un genio, oltre che maleducato. Scrivi a Mediaset. Magari ti offrono un posto di caporedattore a Gerusalemme.

il 11 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Daniele ha scritto:

Quindi da "Little is known about Israel's biological warfare (BW) program" a "mostruoso arsenale di armi [...] biologiche, illegale e folle" geniale.

il 12 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
marco ha scritto:

l'inglese e' lingua ostica, si sa. Il senso di quello che c'e' scritto nel pezzetto che ho copiato e': Israele ha un programma talmente segreto e opaco, ha talmente rifiutato ogni accesso di ispettori internazionali ai propri laboratori, che non sappiamo di preciso cosa abbia.
Moustruoso: e' possibile immaginare un modo piu' atroce di assissinare esseri umani che utilizzando armi nbc?
Illegale: Israele detiene armi che sono vietate da ogni convenzione internazionale (anche se Israelel non ne ha firmata alcuna... anche la Corea del nord a dire il vero, ma l'arsenale coreano viene ritenuto lo stesso illegale)
Folle: avere armi nbc non aumenta la sicurezza di Israele, semmai la mette a repentaglio, come sostengono vari scienziati, generali e politici israeliani. Tra cui Mordechai Vanunu, un autentico eroe che meriterebbe il Nobel per la pace. Invece il Nobel ce l'ha Simon Peres, l'uomo che, su ordini di Ben Gurion, ha gestito la creazione delle armi atomiche, prodotte con tcnologia francese e testate (in atmosfera) in cooperazione col Sudafrica razzista negli anni '70.
Considerando che il Nobel per la pace e' un club che ha come soci anche Henry Kissinger, il peggior criminale vivente, suppongo Vanunu preferirebbe comunque non riceverlo.
Lascia le cose di cui non capisci niente a chi se ne intende, fai piu' bella figura.

il 12 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Daniele ha scritto:

a quanto pare anche comprendere l'italiano è ostico per alcuni

Altrove: A - rivista anarchica | Accordo | Anticatechismo | Chan Hon Chung | Ciclistica | Il Deposito | Don Zauker
Gruhn Guitars | Giordano Bruno | Libertaria | Movimentofisso | Brian Setzer | Shel Shapiro | UAAR | Il Vernacoliere