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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Dall'alto dell'1,4 per cento
«Mastella non è ancora contento, parla di "demonizzazione del Parlamento" (come se la gente eleggesse i parlamentari perché occupino la tv) e annuncia "modifiche in aula", ovviamente per partitocratizzare la Rai ancor di più: infatti, comprensibilmente spaventato per l’ingresso del mondo della cultura in un’azienda culturale, trova "singolare dare un rappresentante ai Lincei, con tutto il rispetto": meglio darlo all’Udeur, dall’alto del suo 1,4 per cento». Marco Travaglio sulla proposta di legge per la riforma della RAI.

da l'Unità del 19 maggio 2007

Raipolitik
di Marco Travaglio

Immaginate la scena e dite se non vi piacerebbe: Romano Prodi e Paolo Gentiloni si affacciano in conferenza stampa e annunciano: «Da domani la Rai non sarà più governata dai partiti. Il Cda lo nomina una fondazione dove i rappresentanti della politica sono in minoranza, e per concorrere bisogna esibire un curriculum professionale di prim’ordine. Comandano i dipendenti e gli utenti. Abolita la commissione parlamentare di Vigilanza, perché è la tv che deve vigilare sul Parlamento e non viceversa. Riforma totale delle Authority, con divieto assoluto di farne parte per gli iscritti ai partiti e per chiunque abbia ricoperto cariche elettive o di governo locale o nazionale. Le norme hanno effetto immediato perché contenute in un decreto - motivato da ragioni di urgenza visibili a tutti - che manda a casa l’attuale Cda della Rai: tutte brave persone, per carità, ma da oggi si volta pagina. Il fatto che Mastella minacci la crisi di governo significa che siamo sulla strada giusta. E ora, al lavoro».
Purtroppo è un sogno, un bellissimo sogno che i 60 cittadini che avevano firmato la proposta di legge di iniziativa popolare «Perunaltratv» promossa da Tana de Zulueta, Sabina Guzzanti e tanti altri s’erano impegnati a tradurre in realtà. Quella proposta, intendiamoci, non è stata inutile: ha, almeno inizialmente, costretto l’Unione a porsi il problema della departitizzazione della Rai. E a partorire un disegno di legge, quello varato l’altroieri dal Consiglio dei ministri ritoccando un po’ il testo portato da Gentiloni, che le somiglia parecchio. Fuorché in due punti, purtroppo decisivi: la mancata abrogazione della Vigilanza; e il rapporto di forze stanza dei bottoni, dove la legge Perunaltratv dava la maggioranza ai rappresentanti della società civile e della cultura esterni al Palazzo, mentre la Gentiloni garantisce la preponderanza dei partiti (6 contro 5 «esterni», che poi tutti esterni non sono). Ecco perché, nonostante le apparenze e alcune apprezzabili novità rispetto all’indecenza del sistema attuale, è troppo ottimistico il titolo de l’Unità di ieri: «Riforma Rai, messa fuori la politica». Magari fosse così. Com’è noto, il ddl varato dal governo, e da oggi sottoposto al prevedibile mercato delle vacche partitocratico tra Camera e Senato, trasferisce la proprietà azionaria della Rai dal Tesoro a una Fondazione pubblica governata da 11 consiglieri con mandato di 6 anni non rinnovabile. Chi li nomina?
I seguenti soggetti: 4 la Vigilanza, 2 la Conferenza delle Regioni, 1 i dipendenti Rai, 1 il Cnel, 1 il Consiglio nazionale utenti e consumatori, 1 l’Accademia dei Lincei, 1 l’Accademia dei rettori. Facciamo i conti della serva. La Vigilanza, per non scontentare nessuno, manderà in Fondazione due politici di destra e due politici di sinistra. La Conferenza delle Regioni manderà un politico di destra e uno di sinistra, con un bell’accordo nazionale. E già questi 6 su 11 bastano a fare il bello e il cattivo tempo. Ma non è finita, perché il Cnel è un organo che più partitocratico non si può: sulla carta (costituzionale), è il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro. In realtà è uno dei tanti uffici di collocamento per politici trombati. Basti pensare che il presidente è l’italoforzuto Antonio Marzano, l’ex ministro delle Attività produttive, così meritevole da essere scartato persino dal governo Berlusconi. La conferenza dei rettori universitari, visto come funziona l’università in Italia e quante interferenze politiche nasconde, è un altro ente a rischio: potrebbe nominare Umberto Eco come un amico degli amici (o, più probabilmente, un parente dei parenti). Restano, di veramente «esterno», i Lincei, i Consumatori e i dipendenti Rai (almeno i non raccomandati, che non sono molti): 3 rappresentanti su 11. Pochini per poter incidere sulla nomina del Cda della Holding, che gestirà la Rai con 1 presidente più 5 amministratori (tra i quali verrà scelto il direttore generale). Mastella non è ancora contento, parla di «demonizzazione del Parlamento» (come se la gente eleggesse i parlamentari perché occupino la tv) e annuncia «modifiche in aula», ovviamente per partitocratizzare la Rai ancor di più: infatti, comprensibilmente spaventato per l’ingresso del mondo della cultura in un’azienda culturale, trova «singolare dare un rappresentante ai Lincei, con tutto il rispetto»: meglio darlo all’Udeur, dall’alto del suo 1,4 per cento. Dopo Pomicino e Nuvoli, avrà qualche altro pregiudicato da sistemare.

19.05.07 11:43 - sezione informazione
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