mira nair e' una ruffiana: ha creato tutto un genere finto-bolliwood saccheggiando le pellicole indiane.
in realta' si vede benisimo dai suoi film (molto belli i primi ma in veloce declino man mano che e' diventata una regista alla moda) che e' nata negli stati uniti ed ha una cultura cinematografica completamente hollywoodiana.
e' tipico della divisione etnica statunitense: gli italiani DEVONO fare film sugli italiani, gli ebrei sugli ebrei, i negri sui negri, etc etc; tutto cio' viene fatto passare come liberta' invece non e' altro che apartheid espressivo.
detto questo, era ora che si guardasse ai film indiani, magari quelli veri: lunghissimi, pieni di musica e danza e con una fotografia assurda, e' la cinematografia piu' vitale del pianeta.
D'accordo con berja.
Indimenticabile l'esperienza di vedere un film di bollywood in un cinema indiano. A me è capitato più di quindici anni fa in una città del Rajastan. Sala immensa e fatiscente, con gli immancabili ventilatori a pale sul soffitto. Pipistrelli e vari uccelli che si librano dalla platea alla galleria durante la proiezione. Ma soprattutto una festa di popolo. Famiglie, coppiette, bande di ragazzi, ciascuno col suo biglietto, di primo, secondo o terzo ordine.
Per i milanesi, è in corso allo spazio oberdan una rassegna di film indiani, tra cui sarà possibile rivedere i capolavori di Satyajit Rai, il maestro del cinema indiano.
Nessuno nega l'americanizzazione della Nair. D'altra parte, se così non fosse, il suo film non sarebbe proprio giunto nelle sale italiane. Non dimenticate il sottaciuto accordo del sistema-cinema italiano nei confronti degli Stati Uniti. C'è da dire, però, che non vivendo a Dublino (ove la cinematografia Bollywood viene distribuita tranquillamente e tutti posso fruirne senza un cine-cane da tartufi) Parigi o New York, è bello che, almeno, vi sia una pellicola che ogni tanto sfugge alla sindrome "Cardiofitness", genere e pellicola da evitare per default.
L'ho visto ieri sera e mi sono divertito. Ma il film non mi pare affronti "in modo capillare" alcunché. Per un Gogol privilegiato ci sono eserciti di persone che vivono vite di merda, emarginati, insultati, rinnegati. E pure l'immagine di Calcutta (non l'ho visitata, ma ho sentito tanti racconti di amici che ci sono stati) mi sembra totalmente fasulla. E' una storiella, migliore di tanti stereotipi americani, ma storiella rimane. Bolliwood è ben altra cosa.
a parte dublino e il regno unito, dove il cinema di bollywwod e' distribuito e seguito, se si vive a Roma basta andare in una delle molte videoteche indiane che stanno all'esquilino (via principe eugenio e dintorni), e tentare di farsi benvolere da uno dei negozianti.
le parole di michele fanno tornare alla mente quello che era il cinema farnese a campo de fiori fino ad una ventina d'anni fa, o certe sale periferiche, parrocchiali, etc.
un mio amico di nazionalita' inglese e di etnia incerta (alle volte dice di essere di certe isole dell'oceano indiano, alle volte dice di essere dell'himalaya) mi racconto' l'esperienza "stupefacente" di mangiare in un locale di londra, solo per indiani, tra fumo di sigarette e di cucina piccantissima, partite di cricket su megaschermo e, contemporaneamente, film di bollywood a volume altissimo su altri megaschermi.
a wolverine consiglio di leggere l'illuminante critica di "fronte del porto" fatta da Roland Barthes in "miti d'oggi".
A proposito come s'intitola quel film, per me molto bello, della partita di cricket fra i poveracci indiani del villaggio e i soldati inglesi?
Comunque concordo che i film indiani di 8 ore corroborati da varie tazze di te e ghee o latte per me, sono un'esperienza indimenticabile. Comunque meglio di Heimat di sicuro.
Trovato ecco cosa manca: Lagaan e Water entrambi stupendi.
Grazie per la notevole dritta, Berja! ;)
Per Turco: esatto. Pensa che Lagaan (http://www.lagaan.com/), da noi, è uscito nel 2001 con il titolo banale di "C'era una volta in India". :)