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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Le lenzuola e l'altro
Alberto Biraghi Uno dei temi più dibattuti della campagna elettorale della mia città è stato il commercio degli ambulanti abusivi. Con l'espressione s'intende il ragazzo di colore che stende il lenzuolo e si mette a vendere borse e cinture, occhiali e foulard, quasi sempre contraffatti. I cittadini se ne lamentano, soprattutto perché questi abusivi danno un'impressione di degrado e ostacolano il passeggio. I commercianti ritengono di essere penalizzati, per gli stessi motivi e perché - sostengono - parte del loro incasso andrebbe perduto a favore di questi ambulanti abusivi. Ora, credo che si debbano fare due riflessioni sull'argomento: la prima riguarda il fatto che chi vende in dettaglio lo fa per conto di qualcuno che gli passa la merce. Banale? Certo, infatti in Italia nessuno se ne occupa. Eppure non sarebbe difficile seguire uno di questi ragazzi e individuare il capannone o la fabbrichetta dove questi pezzi vengono distribuiti. Pare a tutta prima più semplice che andare a prendere Bin Laden con i cacciabombardieri. E non c'entra la Bossi-Fini o la Amato-Ferrero e non c'entrano nemmeno le amministrazioni comunali, che tutt'al più - come per altro nella mia città è sempre accaduto - sgomberano ogni due ore il 'campo'.

C'entrerebbero le forze dell'ordine che anziché preoccuparsi dell'effetto dovrebbero rivolgere il loro sguardo alla causa: ma evidentemente è compito difficile, apparentemente impossibile. Forse il centrosinistra dovrebbe occuparsi in modo responsabile di questo aspetto, chiedendo che si intervenga alla radice. Alla prima riflessione, ne va accompagnata un'altra: è incredibile che non ci si renda conto che dietro ogni ragazzo che mette il lenzuolo, vende una borsetta e scappa quando vede un vigile, c'è una storia di sofferenza. Che il ragazzo che vende 'Prada' non è un diavolo o un terrorista, ma è uno degli ultimi del mondo, l'altro per definizione. E che il male che ci fa è tutto sommato piccolo rispetto al problema che la sua vita è alienata con modalità ancora più gravi di quelle denunciate dal giovane Marx (che qualcuno, a Sinistra, rilegga i Manoscritti, please). Lo è in tutti i sensi e in modo globale, tanto che vende cose che non solo non appartengono alla sua cultura, ma che sono false su scala planetaria come i loghi dei prodotti che mette sul lenzuolo. E che non sono nient'altro che una piega della nostra società. E una domanda, profonda, a cui non basta uno zelante vigile urbano e un sindaco della Lega (magari con tigre al guinzaglio) per darle risposta.
03.06.07 11:29 - sezione perché no?
il 03 Giugno 2007 (quando OMB accettava i commenti)
paul ha scritto:

L'autore fa bene ad interrogarsi sui due risvolti della medaglia. Ci sono sempre. Ogni aspetto dell'esistenza umana carica un debito da qualche parte nell'infinito mare delle vite di questo pianeta.
Senz'altro uno dei discorsi che mi ritrovo sempre a fare, tra me e me, è che la miseria degli altri fa sempre gola a qualcuno. Qualcuno che può sfruttare la condizione del laureato senegalese, che magari parla anche 3-4 lingue, che può solo utilizzare per spacciare merce contraffatta. Qualcuno che ha i mezzi per far incetta di storpi ed handicappati, strapparli magari ad una famiglia, per scaraventarli nel limbo della metropolitana di Milano. Qualcuno a cui fa comodo la cronica recessione delle zone sottosviluppate del territorio, da cui si possono raccogliere guerriglieri, soldati, poliziotti, impiegati dell'amministrazione che mai sputeranno nel piatto dove mangia anche tutta la la loro famiglia. Qualcuno a cui fanno comodo le migliaia di disoccupati che possono essere sfruttati a cottimo al servizio della Grande Distribuzione.


Ed è per questo motivo che non riusciamo a costruire una società equa e solidale, che non si vogliono realmente risolvere i problemi del sottosvilupo planetario, che nessuna casa farmaceutica in realtà vuole guarire i malati.
La miseria degli uni che consolida il potere, il successo, il dominio e la ricchezza degli altri sono argomenti triti e ritriti milioni di volte, diventando quasi un clichè, una macchietta pseudo-intellettual-filosofica, solo perchè innocentemente troppo "semplici", banali, scontati.

Purtroppo certe Verità risplendono in tutto il loro ingenuo e triste candore alla luce di un sole cocente, e noi spesso ce ne stiamo all'ombra che Esse gettano sul mondo, senza renderci conto che milioni di gesti altrettanto semplici -ma voluti- possono costruire una Realtà migliore.

il 03 Giugno 2007 (quando OMB accettava i commenti)
nonnoulisse ha scritto:

Aggiungiamo anche che non ci sarebbe offerta se non ci fosse domanda. Come per la droga e per la prostituzione. Ci vogliono DUE parti per concludere una transazione.
E se non può l'estensore diciamolo in tanti che i grossisti fornitori sono gli stessi che piangono per i mancati introiti, La mano destra piange, la mano sinistra incassa.
Come diciamo che Casini padre e figlio prendono le percentuali dalle mammane e dalle cliniche private, che Fini è pagato dai trafficanti di droga...

il 03 Giugno 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Ga' ha scritto:

Abitando in una zona commerciale, vedo quotidianamente l'assurdo gioco di guardie e ladri fra vigili e abusivi col lenzuolo. E mi chiedo sempre tre cose.
1. Il commercio abusivo e di quelle cose che creano quell'insicurezza che tappa in casa gli anziani e che fa votare Lega?
2. Qual' é il costo del tipo di repressione attuale?
3. Tollerare il commercio abusivo è di sinistra?

Possibili risposte. 1. Il commercio abusivo fa percepire insicurezza poiché è una pratica nello spazio pubblico non codificata, illecita. Ma il paradosso è che un fattore di insicurezza reale è il possibile e improvviso intervento delle forze dell'ordine. Nel fuggi-fuggi che ne deriva esiste la concreta possibilità (e capita spesso) di "finire in mezzo", venire spintonati ecc...
2. Il costo della repressione attuale è alto: ore e ore di lavoro di forze dell'ordine sprecate ad aspettare (assieme al commerciante abusivo) il possibile cliente da multare, pattugliamenti a vuoto perché comunque gli abusivi sono più rapidi a scappare che la polizia ad intervenire: un estenuante e ripetitivo gioco di inseguimenti, minacce, rari sequestri, poche multe e tensioni infinite. Ma soprattutto uno spreco di risorse umane ed economiche enorme.
3. Se un cittadino decidesse di costruire una veranda nel marciapiedi di fronte a casa sua, se un bar mettesse sedie e tavolini fuori senza autorizzazione, da bravi e democratici difensori dello spazio pubblico, ci incazzeremmo subito. Se un individuo privatizza un pezzo di marciapiedi per vendere borsette false, e l'individuo è anche nero, subito ci scatta il senso di colpa del "già-colonialista, neo-sfruttatore", ma anche le limpide riflessioni di Civati, e tolleriamo. Forse dovremmo capire che siamo davvero in pochi ad emozionarci così. Non è solo lo zelante vigile urbano o il sindaco della Lega ma anche il democratico-medio, a vedere nel commercio abusivo un banale atto illegale, da reprimere come qualsiasi altro, come viene fatto in tutta Europa. (uao, questo si che è un luogocomunismo!)

il 03 Giugno 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Francesco ha scritto:

non credo sia un luogocomunismo quello dell'europa in cui ci sarebbe meno tolleranza.

a versailles, davanti gli ingressi per l'area della reggia, ho visto macchine della polizia piombare sui venditori in maniera inquietante, da pellicola ameircana di film d'azione. sono rimasto sconcertato, sembrava una retata a dei trafficanti di armi, invece venivo presi di mira venditori di cartoline..

a barcellona amici mi hanno invece raccontato di aver visto degli ambulanti messi in fuga dalla polizia, ma non come da noi, dove bene o male non ci sono grossi tumulti ne conseguenze spiacevoli, almeno nella maggior parte dei casi.
in spaggna gli ambulanti scappavano disperati, come se rischiassero veramente grosso ad essere presi, tanto che uno di loro non ha esitato a saltare da un muro alto 5-6 metri, atterrnado malissimo e scappando claudicante...
non so voi, ma io cose del genere a roma, dove abito, non ne ho mai viste..

il tema è molto interessante, condivido i punti espressi da civati...come mi fa specie leggere pubblicate su quotidiani e riviste le multe somministrate agli ambulanti per vendita di cd e altro...

il 05 Giugno 2007 (quando OMB accettava i commenti)
paul ha scritto:

@Ga'...

A venezia ho assistito alla bellissima scena dei due poliziotti che osservavano la merce dell'ambulante, spaparanzata a terra dinnanzi (se ricordo bene) ad una bottega Benetton.
Scambiarono qualche battuta con il simpatico immigrato e proseguirono con nonchalance la loro "ronda".

Forse è questo che fa aumentare l'insicurezza del cittadino. La percezione che verosimilmente, quando avrai veramente bisogno, "forse" il sistema ti difenderà. Se ne ha tempo e voglia.

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