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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Cultura: un anno di Sgarbi a Milano
lapresse90030650810223312_big.jpg Molto fumo, attraverso le continue dichiarazioni dell’assessore Sgarbi (a volte condivisibili e a volte meno), non sempre coerenti con l’azione amministrativa e poca sostanza. Questo è l’estrema sintesi che si può fornire in merito ad una valutazione attenta di un anno di politiche culturali. I nodi relativi a grandi carenze o incognite presenti nella nostra città infatti non sono ancora stati affrontati, le risorse messe a disposizione attraverso i provvedimenti di Bilancio non sono cresciute significativamente e, soprattutto, si è sempre, in perfetta continuità con il decennio precedente, davanti all’impressione di considerare la Cultura come una sorta di fiore all’occhiello da esibire in occasione delle serata di gala e non come una straordinaria opportunità per ridefinire rilancio, futuro e trasformazione di una città bisognosa di investire attenzioni e scelte sul terreno della coesione sociale, della salvaguardia della bellezza, della lotta al degrado, della valorizzazione del suo capitale creativo.
Ecco perché, a partire da questa premessa si forniscono dieci punti di riflessione, dieci note dolenti riguardanti il primo anno morattiano.

1) Milano, città d’arte, della cultura e della creatività : l’Amministrazione Comunale non se ne è accorta.
In alcune grandi occasioni di incontro e valorizzazione del patrimonio creativo della città si sprecano i commenti sul potenziale presente a Milano. Accade durante le giornate del Salone del Mobile, con quella pluralità di eventi “interni ed esterni” al grande happening o anche nelle serate dedicate alla filosofia, negli incontri letterari (basti citare la recente “Officina Italia), nelle celebrazioni di storiche istituzioni (pensiamo ad esempio al sessantesimo del Piccolo Teatro) e così via. La città si scopre ricca di storia, linguaggi, segni e per questo viene attraversata e frequentata da persone diverse per formazione, generazione, biografia, condizione.
La presenza dell’Amministrazione Comunale è però incomprensibilmente scarsa, a volte perfino non percepibile, quasi che non interessi attribuire a questa ricchezza un significato “pubblico”. In altre parole le “priorità” continuano ad essere altre. Ciò è reso evidente dalla vicenda legata al parcheggio di Sant’Ambrogio. Laddove, pur a fronte di numerosi pareri preoccupati legati ai rischi per la Basilica, la sua conservazione e valorizzazione, connessi ad un intervento simile, l’Amministrazione comunale ha deciso di andare avanti.
Il “buco” che accompagna la Basilica è la dimostrazione esteriore di una scelta, quella di non scegliere, effettuata su questo campo dalla Giunta Moratti.

2) L’arte contemporanea. Il grande bluff
Manca un museo d’arte contemporanea che possa dare alla città quell’opportunità di esposizione permanente capace di riportare in Europa l’offerta museale ambrosiana.
Questo ritardo, esplicitato dal fatto che un obiettivo simile era presente in entrambi i programmi elettorali dei candidati sindaci, non solo non è stato colmato ma ha vissuto un anno di annunci e rettifiche contraddittorie.
Al momento nulla di concretamente dimostrabile è presente, le sedi annunciate e immaginate sono state varie e la certezza è che in un futuro prossimo Milano continuerà ad essere priva di un simile luogo.

3) La scarsa attenzione verso alcune istituzioni culturali
Milano è ricchissima, sotto la cenere. Innanzitutto grazie ad alcune istituzioni culturali che ne fanno una città molto più vitale di quel che un’immagine legata a “Finanza” e “Moda” possa far credere. Ma l’Amministrazione comunale non lo sa. L’Orchestra Verdi e la sua vicenda sono la dimostrazione più efficace di ciò.
Al di là di errori magari anche presenti nella gestione dell’Orchestra e di un indiscutibile ritardo di carattere nazionale si ha l’impressione, supportata da più di una dichiarazione pubblica dei rappresentanti della Verdi che la Giunta abbia deciso di non occuparsi significativamente della sua salvaguardia. Solo grazie ad un emendamento dell’Ulivo si è incrementato l’esiguo contributo del Comune il, negli anni ed anche in questi ultimi dodici mesi, non ha evidentemente voluto riconoscerne l’apporto significativo (e unico per quel che riguarda la tipologia dei componenti dell’Orchestra) dato alla vita culturale milanese.

4) La gestione negativa di Mi-To
L’amministrazione comunale, a seguito di sollecitazioni giunte da soggetti privati e anche in relazione al successo delle buone politiche culturali realizzate in particolare in campo musicale dal Comune di Torino ha deciso di scommettere sul Festival Mi-To.
Tutto ciò, coerentemente con quanto affermato sin qui, in un emblematico silenzio istituzionale, senza cioè che la città, le sue istituzioni culturali, perfino la Commissione Cultura del consiglio, fossero per tempo, coinvolte.
Così, nel silenzio progettuale del governo cittadino, sono stati stanziati tre milioni di Euro, per la realizzazione di un evento che potrebbe essere – e ci auguriamo davvero che lo possa diventare – un’occasione perché tutta la città viva una grande opportunità artistica.
Per quel che riguarda il futuro la posizione dell’Ulivo è nota : sosterremo l’ipotesi di nuovi stanziamenti (informalmente gli organizzatori chiedono il sostegno per altre due edizioni che impieghino sei milioni di Euro del Comune) solo a fronte di un incremento complessivo del Bilancio alla voce Cultura.

5) Non comunicare al cittadino
E’ stato, oltre ad alcuni esponenti dell’Ulivo, l’assessore Vittorio Sgarbi a domandarsi in una seduta della Commissione Cultura del Comune, come mai i cittadini milanesi non venissero informati adeguatamente circa le opportunità, gli eventi, le iniziative, le mostre presenti a Milano. Tale domanda, retorica, trova la risposta nelle affermazioni sin qui fatte. E trova la sua necessità negli atti di Bilancio che non incrementano a differenza di quel che accade per il Sindaco e la cura della sua “immagine” le risorse destinate ad un’efficace opera di divulgazione al cittadino di quanto si faccia, produca e metta a disposizione in campo artistico, culturale, creativo.

6) La cultura scientifica, chi è costei
Milano, la città dell’innovazione tecnologica, delle facoltà scientifiche, la capitale dei brevetti, il luogo di incontro tra saperi, produzione, industria, perfino Milano come città di Leonardo da Vinci : le radici e le ragioni che portano a chiedere che si investa sulla cultura scientifica sono molteplici.
Eppure le condizioni di alcuni grandi musei, come il museo di storia naturale, la mancata salvaguardia del Planetario, raccontano materialmente di una scarsa attenzione verso un capitolo centrale della storia della nostra città e del suo sviluppo - per mano privata e non pubblica - contemporaneo.
Un decennio di immobilismo preoccupante ha trovato conferma in questi dodici mesi.

7) L’eterna incertezza sulla Fabbrica del Vapore, il vuoto sulla produzione culturale giovanile Il titolo della settima nota negativa dice già tutto. La Fabbrica del Vapore prosegue il suo viaggio medianico fatto di incertezze, segnali di fumo, comitati annunciati e grandi interventi di trasformazione evocati nelle dichiarazioni pubbliche e non presenti sul terreno operativo. Sul terreno della valorizzazione della produzione culturale giovanile le scelte di Bilancio dicono concretamente di quel che si pensa : Milano non ha bisogno di credere, per mano pubblica, in una nuova generazione creativa.
Unica eccezione : il sostegno dato dal Comune alla mostra dei “graffitari” realizzata al PAC. E infatti l’appuntamento, tanto frequentato da ragazze e ragazzi, ha spaccato in due la maggioranza di centrodestra.

8) Il centro di Milano : la periferia che circonda il Duomo
La chiusura progressiva dei cinema nel centro della città è l’emblema di quel che accade. Milano sta conoscendo la sua nuova periferia culturale e sociale proprio nelle vie presenti nel cuore del capoluogo lombardo. Piazza Duomo, oscenamente esposta alle tante forme del degrado o perfino l’aggressione dei tifosi alle “mucche” e l’enorme quantità di appelli pubblici lanciati da voci tra loro molto diverse : tutto ciò non viene ancora percepito dal governo cittadino come lo stimolo per ridefinire vitalità e presenza in una parte della città che ha espulso da sé le popolazioni più deboli e giovani per il costo della vita e della casa e che non riesce a competere sul terreno della qualità delle attrazioni con altre grandi città italiane e straniere.
Il Teatro Lirico, chiuso dal 1998 e i cui lavori non hanno data certa di inizio non fa che confermare quanto detto.
Il Comune lascia che tutto riguardi i “privati” le loro dinamiche di mercato, il gioco della domanda e dell’offerta. Compie una scelta vecchissima e arretrata che aiuta la provincializzazione della metropoli.
Gli stessi “privati”, basti pensare agli esercenti cinematografici, invocano inascoltati la presenza del pubblico, sul terreno della regolamentazione delle attività commerciali, degli eventi culturali prodotti, della salvaguardia degli edifici storici e della loro funzione – come ad esempio è accaduto a Roma -.

9) Il Teatro degli Arcimboldi : meglio non pensarci A Milano, anche a seguito di scelte errate legate alla gestione del restauro della Scala, siamo in presenza di un enorme divoratore di risorse pubbliche che, al momento restituisce ben poco alla collettività.
Il Teatro degli Arcimboldi riesce a svolgere questa funzione. Ad oggi non è dato sapere quale sarà la forma di gestione e quale il progetto di rilancio che ha in mente l’amministrazione comunale per risolvere un caso emblematico di scarsa attenzione verso le politiche culturali.

10) Infine : il Bilancio
Un Bilancio che ha visto un incremento significativo solo per quel che riguarda il Festival Mi-To, risorse ingenti tagliate alle biblioteche la cui apertura e ri-apertura resta un’incognita, una scarsa attenzione offerta verso la comunicazione e l’informazione al cittadino, un’insufficiente attenzione prestata ad alcune istituzioni della città, l’incapacità di intraprendere strade nuove legate alla multiculturalità e alla produzione culturale giovanile: dopo un anno di Giunta Moratti ciò che salta all’occhio è innanzitutto questo.
Milano, la sua vitale capacità creativa va avanti lo stesso, questo ci hanno insegnato gli anni che abbiamo alle spalle.
Ma questo sembra anche essere nei fatti l’alibi che consente alla classe dirigente del centrodestra di lasciare che sia il “mercato” a determinare le politiche culturali.
Altre grandi città in Italia e in Europa hanno con successo battuto altre strade.

In conclusione :
Un anno non è pochissimo. In fondo è il 20% del tempo che un’Amministrazione ha a sua disposizione.
E questo primo anno di Moratti sembra volato via, poiché, manifestazioni e polemiche a parte, non lascia granché in suo ricordo.
Il terreno delle politiche culturali è la conferma di ciò. L’Ulivo si è reso protagonista in consiglio comunale di interventi, mozioni, emendamenti al Bilancio aventi come obiettivo la necessità di affrontare le dieci note dolenti sin qui elencate.
Basti citare : l’incremento ottenuto per il sostegno all’Orchestra Verdi, le proposte sulla produzione culturale giovanile, l’apertura del dibattito in consiglio sul sistema teatrale milanese e i relativi emendamenti al Bilancio, le svariate denuncie pubbliche riguardanti alcune situazioni di particolare degrado culturale (Lirico, Arcimboldi), le proposte riguardanti il potenziamento del cinema milanese in particolare in relazione al centro della città e così via.
Evidentemente tutto ciò non è bastato.
Da alcune settimane abbiamo avviato un percorso di consultazione del mondo culturale milanese e con l’approccio sin qui illustrato, cioè la necessità di rimettere la cultura al centro di una buona politica pubblica orientata ad uno sviluppo di qualità di Milano, nasceranno nei prossimi giorni un “Forum” permanente e nel mese di settembre si svolgerà un grande evento cittadino che metta al confronto idee, progetti e proposte.
Cercheremo di fare, in altre parole, quel che dovrebbe fare il Comune: coinvolgere le intelligenze della città perché l’arte, la produzione e la fruizione culturale, la creatività e il suo modo di fare impresa, siano il cuore di una stagione diversa della nostra città
di Pierfrancesco Majorino
11.06.07 08:22 - sezione milano
il 11 Giugno 2007 (quando OMB accettava i commenti)
iuri ha scritto:

ho letto con attenzione ciò che è stato proposto.
su diversi punti sono d'accordo rispetto alle critiche che Majorino fa alla politica culturale di questa amministrazione.

L'idea che l'area del csx di riferimento per Majorino lancia rispetto al confronto con chi fa cultura è importante.
Coinvolgete anche i cittadini,le realtà del territorio, non fate il forum del elite della cultura,confrontatevi anche con chi milano a milano ci vive e la vive.

e se posso permettermi fate lo stesso su altri temi importanti,come il traffico,l'ambiente,la scuola,l'immigrazione,il lavoro e le tematiche sociali.

non chiudetevi a riccio,non fate l'errore che da troppo tempo riperpetrate ogni volta.

confrontatevi,cercate il cittadino e proponete la discussione.
non arrocatevi su posizioni di comodo ma sfruttate le tante,molte persone che oggi chiedono alla politica, e ancor di più al csx di fare politica,unaa politica diversa da ciò che questa amministrazione e la cultura del cdx propone.

altrimenti nel 2009 alle prov. e poi alle altre cosnultazioni i risultati saranno quelli di sempre.

il 12 Giugno 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Pierfrancesco Majorino ha scritto:

Concordo.

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