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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
La Duchessa di Langeais
duchessa.jpg Può capitare a tutti di non disporre di una sceneggiatura. Può anche capitare di non avere un attore decente per la parte di protagonista. Può capitare di non essere capaci di gestire la regia di due ore di pellicola. Uno in queste condizioni normalmente decide di non fare un film. Così, a rigor di logica. Purtroppo Jacques Rivette non ha agito secondo logica. Non aveva una sceneggiatura e ha deciso di strapazzare Balzac. Non aveva un attore decente e ha preso il figlio di Depardieu. Non sa fare il regista e ha deciso di fottersene. Il brutto della storia è che le due ore di dialoghi demenziali e smorfie borderline tra l'esilarante e l'esasperante cascano sul groppone dell'ignaro spettatore che tra la stroncatura di kezic e la buona recensione di Porro ha deciso di dare ascolto al secondo. Errore gravissimo. Non conosciamo il testo di balzac, ma non possiamo credere che abbia pensato dialoghi tanto idioti.
Sostanzialmente La Duchessa di Langeais (Ne touchez pas la hache) vuole dimostrare come nella Parigi post napoleonica se tu eri un nobile non avevi un cazzo di meglio da fare che struggerti in improbabili pene d'amore. Questo fanno i due imbecilli che invadono le due ore di vita dello spettatore. Innamorati perdutamente l'uno dell'altra, si attraggono e respingono a turno, senza mai venire al dunque (forse Balzac non aveva il coraggio di ficcare nel suo testo una bella scena di sesso) e senza mai dire o fare una cosa sensata. Sospiri, sguardi languidi, abbracci rubati e negati, lettere strappate o non lette, fino al (cosiddetto) e colpo di scena finale, quello che "se non vieni entro tre ore mi perderai" e lui ha l'orologio scarico.

Insomma, due improbabili scemi, un regista che si compiace solo nel mostrare i dettagli dello stile impero (te e caffè mai zuccherati vengono rimestai per interminabili minuti al solo scopo di mostare la tazzina), il volto pallido della intollerabile Jeanne Balibar, i claudicamenti di Guillaume Depardieu che se si chiamasse Dupont sarebbe a pulire cessi da McDonald's. Un indegnità.

PS: chiunque dica che questo è un film bello o anche solo decente, non gli credete. E' una cagata pazzesca. Sette euro buttati nel cesso.
di redazione
15.07.07 00:10 - sezione cinema
il 16 Luglio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Sergio ha scritto:

Che Rivette non sappia fare il regista è un pò discutibile: non sarà un capolavoro assoluto, ma "la bella scontrosa" era un film piacevole.

il 17 Luglio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
pietro ha scritto:

che il film possa essere una cazzata non lo escludo (non l'ho visto), ma trattare Balzac come un poveretto poco coraggioso...."La Duchessa di Langeais" è un libro certamente datato, ma che anticipa per molti aspetti le tematiche, per esempio, di "Madame Bovary", sugli aspetti distruttivi dell'amore

il 17 Luglio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Nicola Sarcina ha scritto:

Ho letto il commento non firmato, riconducibile alla redazione sezione cinema.
E' a dir poco opinabile, e certamente gratuito e di cattivo gusto.
A proposito, "un'indegnità" si scrive con l'apostrofo.
Forse Balzac e Rivette meritano - a mio sommesso parere - spettatori e critici più qualificati.
Peccato............

il 17 Luglio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Sommessamente: non c'è un solo apostrofo che autorizza chicchessia a dire che qui si snobba Balzac. Anzi, si critica il film perché - si suppone - lo strapazza. Quanto a Rivette, evidentemente sono in buona compagnia nel giudicare una cagata il suo film: la maggior parte dei critici è dalla mia e le sale in cui si proietta sono vuote.

il 17 Luglio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Nicola Sarcina ha scritto:

Sempre sommessamente: "chicchessia" dice ciò che crede senza alcun bisogno di autorizzazione.
E' appena il caso di aggiungere che l'argomentazione riferita al parere di altri "critici" e la constatazione che "le sale in cui si proietta il film siano vuote" sono affatto irrilevanti.
Ad ogni buon conto, non ho interesse per la polemica sterile e per me il discorso finisce qui.

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