Bush in Iraq: la politica Usa e getta
Robert Fisk
Li abbiamo traditi, sempre. Abbiamo sostenuto «Flossy» nello Yemen. I francesi, in Algeria, hanno appoggiato i loro «Harki»; che poi, prima di essere gettati in fosse comuni dall'Fln, sono stati costretti a ingoiare le medaglie guadagnate con i francesi. In Vietnam, gli americani volevano a tutti i costi regnasse la democrazia; ma dopo aver lodato i vietnamiti per essere andati alle urne pur sotto il fuoco incrociato, hanno fatto fuori i vari primi ministri eletti perché non stavano agli ordini dell'America. Ora il nostro impegno è in Iraq. Ma, a quanto pare, gli iracheni non meritano i nostri sacrifici: i loro leader eletti, infatti, non si adeguano al nostro volere. Che dite, ci richiama alla mente una certa organizzazione palestinese chiamata Hamas?
Partiamo dall'inizio: gli americani hanno avuto una simpatia sconfinata per Ahmed Chalabi, l'uomo che ha «fabbricato» per Washington le famose armi di distruzione di massa, e sulla cui testa gravava una pesante accusa di frode bancaria. Una mano, a Chalabi, gliel'avevano data anche il New York Times con Judith Miller; e in Iraq c'è andato con un aereo militare, americano ovviamente. Poi la simpatia si è spostata su Ayad Allawi, un infido figuro stile Vietnam, che aveva ammesso apertamente di lavorare per ben 26 organizzazioni di intelligence, tra cui la Cia e il britannico M16.
A quel tempo, la scelta fu salutata con risatine beffarde da buona parte della stampa occidentale; salvo qualche caso isolato, tipicamente mediorientale, della specie che a noi fa comodo. Comunque sia, non ce ne importava un granché del fatto che agli iracheni non piacesse questo sciita tutto azzimato. Quindi è stato il turno di Ibrahim al-Jafaari, simbolo vivente della legge elettorale, che gli americani hanno amato, sostenuto, prediletto - e poi distrutto. Se si erigesse una lapide per celebrare la sua avventura politica, bisognerebbe scolpirci le date 7 aprile 2005 - 20 maggio 2006. La tardiva conversione di Washington alla democrazia (il suo secondo proconsole, Paul Bremer III, era stato più astuto in fatto di commissioni autoctone) si è rivelata troppo morbida sulla questione terrorismo, troppo morbida sulla questione Iran, troppo morbida su tutto. Inconcludente, in sostanza. Toccava agli iracheni, dopo tutto; e comunque gli americani volevano togliersi Bremer di torno. Quindi, addio Ibrahim.
Poi è toccato a Nour al-Maliki, uno con cui Bush «poteva trattare affari». Amato, sostenuto, prediletto anche lui, fino a quando Carl Levin e gli altri della Commissione del Senato Usa per le forze Armate - e senza ombra di dubbio, Bush - hanno deciso che non era in grado di rispondere alle aspettative dell'America. Non riusciva a tenere l'esercito coeso, non riuscita a dare una struttura alle forze di polizia - una bella pretesa, d'altronde, quando invece le forze americane finanziavano e armavano alcune delle più brutali formazioni sunnite di Baghdad - e si dimostrava troppo vicino a Teheran. E allora, eccoti servito. Abbiamo tolto di mezzo la minoranza sunnita di Saddam, e gli iracheni hanno portato al potere gli sciiti e tutti quei vecchi simpatizzanti dell'Iran, cresciuti ai tempi della Rivoluzione Islamica e fuggiti dalla guerra Iraq-Iran.
Al-Jafaari era membro di primo piano di quel partito Dawaa che negli anni '80 si dava da fare sequestrando ostaggi occidentali a Beirut e tentava di far saltare l'Emiro del Kuwait, nostro amico. Quindi, la colpa è degli iraniani con le loro «interferenze» nelle questioni irachene, se si sono elette e portate al potere creature dell'Iran. Tocca liberarsi di al-Maliki: accidenti, non è neanche capace di unificare il proprio popolo. Noi non c'entriamo, ovviamente. Se la devono sbrigare gli iracheni. Per dirla meglio, gli iracheni che sono sotto protezione degli americani nella «green zone». In Medio Oriente, dove la «trama» («al-moammarer») ha i connotati della realtà, si dice che le brevi visite che al-Maliki ha fatto a Teheran e Damasco in queste ultime due settimane sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso a Washington. Posto che Iran e Siria appartengano all'asse del male, o forse sono addirittura la culla del male (va a vedere quale altra fantasiosa scemenza tireranno fuori Bush e i suoi sodali, per non parlare degli israeliani), nel prossimo decennio ci toccherà assistere al confluire di ben 30 miliardi di dollari in armi alla volta di Israele - a tutela della «pace».
Però, nel frattempo, ad al-Maliki con le sue visite di Stato al folle Ahmadinejad e all'ancora più pericoloso Bashar al-Assad gridiamo, ricordando l'invettiva di Enrico VIII, «traditore, tradimento, tradimento»! Vale ricordare che, dove c'era odore di tradimento, Enrico VIII faceva piazza pulita. Al-Maliki sta dando prova di lealtà nei confronti dei suoi ex padroni iraniani e dei loro alleati siriani alawiti (peraltro con forti legami di dipendenza nei confronti degli sciiti). Non è tanto la cupidigia dei leader arabi che ci irrita: pensiamo, per esempio al sostegno che per lungo tempo abbiamo dato - imbarazzante a dirsi - al nostro fedele alleato Saddam Hussein. No, è la loro ignoranza della storia che ci turba.
In origine abbiamo sostenuto Nasser, felici che avesse tolto di mezzo il grasso, inutile Re Farouk; lo abbiamo fatto fino a che non ha nazionalizzato il canale di Suez - e allora ci è toccato bombardarlo. Dopo di che abbiamo aiutato il Colonnello Gheddafi a rovesciare l'altrettanto corrotto Re Idriss; lo abbiamo appoggiato fino a che non ha offerto il proprio appoggio all'Ira e ha organizzato l'attentato al nightclub di Berlino - e allora ci è toccato bombardarlo. Ora Gheddafi (uno «statista», badate, nelle parole di quel servile di Jack Straw) raccoglie gli utili di un accordo con i francesi per la fornitura di armi, accordo raggiunto forse addirittura con le grazie della splendida Cecilia! Se solo al-Maliki sapesse che occasione si è lasciato sfuggire. Sa benissimo, inutile dirlo, quali vantaggi ha tratto Saddam dalla sua obbediente condiscendenza verso i capricci dell'America - tanto per dire, la possibilità di invadere l'Iran dell'Ayatollah Khomeini. Un milione e mezzo di vittime. E quando ha colpito una nave da guerra Usa, gli americani - predecessori di quelli che avrebbero scatenato la «guerra al terrorismo» - lo hanno persino ringraziato per il risarcimento versato alle famiglie delle vittime (non è una barzelletta, credetemi). C'è un limite all'ipocrisia? Vi ricordate quando avremmo voluto veder morti tutti i capi dell'Ira? Ebbene, ora prendono il tè con la Regina. Chi si adegua ai nostri desideri, avrà la sua ricompensa. Chi non lo fa, andrà alla forca. Vedi Saddam.
Sono creature - quale termine più appropriato - queste, che ci appartengono, che possiamo quindi calpestare a nostro piacimento. Dimentichiamoci le libere elezioni («un grande giorno per l'Iraq», aveva detto Tony Blair), la chiave di volta per questo paese: noi non impariamo, a quanto pare non impareremo mai. Gli iracheni sono in maggioranza musulmani sciiti; gran parte dei loro leader, tra cui il «violento» Moqtada al-Sadr (tipico della Bbc e della Cnn fornirci le giuste definizioni), sono stati addestrati, curati, coccolati, amati, istruiti in Iran. Ora, tutto ad un tratto, li odiamo! Davvero gli iracheni non ci meritano. Sarà questo il graticolato che consentirà ai carri armati insabbiati di ripartire e abbandonare l'Iraq.
Ed ora... i clown! Chissà che non ci tornino utili pure loro!
"L’unico dovere che abbiamo verso la storia è riscriverla." Oscar Wilde
Per quanto concerne le accuse agli usa,sono daccordo solo se le critiche sono mosse alle varie amministrazioni in carica.
Per quanto riguarda gli USA come nazione,con tutte le sue contraddizioni,i suoi mali,il razzismo,la pena di morte.
E'un paese aperto a tutti,di qualsiasi razza e religione
con un BALUARDO,la sua Carta Costituzionale
a salvaguardia di tutto e di tutti.
la sua carta costituzionale ha subito qualche modifica...
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=6169
"Che triste periodo è, politicamente, quando la realtà di 100,000 civili iracheni massacrati in una guerra illegale non costituisce neppure una questione minore nella politica americana e per i media. (...) Mentre non è sorprendente che Bush abbia vinto, la grandezza del suo voto popolare è sconvolgente. (...) La mia prima reazione ai risultati è quella di ripetere quel che dicevo prima delle elezioni: l'esigenza impellente è quella di un forte movimento indipendente contro la guerra. E' stata una vergogna che, dopo le buone proteste di agosto, il movimento contro la guerra apparentemente sia collassato nell'attesa del risultato delle elezioni, specialmente dato che il programma politico di Kerry era quello di muover guerra ancor più efficacemente. (...) La situazione non è senza speranza, ma dobbiamo affrontare la realtà piuttosto che far finta che non esista. Come abbiamo imparato negli anni '60, ci sono condizioni storiche che rendono le persone più disposte ad innalzare i loro interessi di classe sopra alla loro fedeltà all'impero. (...) Dunque questo ci riporta a dove eravamo prima delle elezioni: l'urgente esigenza di un movimento independente contro la guerra, che combatta chiaramente la supremazia bianca e maschile, che offra una forte critica dell'attuale direzione immorale e distruttiva e che mostri che un mondo migliore è possibile. Non è di certo un compito facile. Ma sappiamo che la storia è capace di molti imprevedibili cambiamenti di direzione. Se sprofondiamo nella disperazione, non saremo capaci di rispondere alle nuove opportunità; dobbiamo fare il nostro massimo ora per rendere tangibili le alternative umane."
David Gilbert (Weather Underground), breve commento dal carcere sulle elezioni americane del 2004
la sua carta costituzionale ha subito qualche modifica...
da Hannah ARENDT (scritto tra il 1955 e il 1959 anche se non sembra.....)
"Oggi, e cioè dopo l'invenzione della bomba atomica, dietro i pregiudizi
della politica si celano la paura che l'umanità possa autoeliminarsi
mediante la politica e gli strumenti di violenza di cui dispone, e, in
stretta connessione con tale paura, la speranza che l'umanità si ravveda e
anziché se stessa, tolga di mezzo la politica, ricorrendo a un governo
universale che dissolva lo stato in una macchina amministrativa, risolva i
conflitti politici per via burocratica e sostituisca gli eserciti con
schiere di poliziotti. Certo tale speranza è del tutto utopica se per
politica si intende, come normalmente avviene, una relazione tra governanti
e governati. In questa ottica, invece di un'abolizione del politico
otterremmo una forma dispotica di governo di dimensioni mostruose, in cui lo
iato tra governanti e governati assumerebbe proporzioni così gigantesche da
impedire qualunque ribellione, e tanto più qualunque forma di controllo dei
governanti da parte dei governati. Tale carattere dispotico non cambierebbe
neppure qualora in quel regime mondiale non si potesse più individuare una
persona, un despota; infatti il dominio burocratico, il dominio mediante
l'anonimità degli uffici, non è meno dispotico perchè "nessuno" lo esercita;
al contrario: forse è ancora più terribile, poiché nessuno può parlare o
presentare reclamo a quel Nessuno. Se però per politico si intende una sfera
del mondo dove gli uomini si presentano primariamente come soggetti attivi,
e dove conferiscono alla umane faccende una stabilità che altrimenti non le
riguarderebbe, la speranza appare tutt'altro che utopica. L'eliminazione
degli uomini in quanto soggetti attivi è riuscita spesso nella storia,
sebbene non a livello mondiale: sia sotto forma di quella tirannide che oggi
ci sembra antiquata, dove la volontà di un uomo pretendeva totale libertà di
azione, sia sotto forma del moderno totalitarismo, dove si vorrebbe liberare
la presunta superiorità dei processi e delle " energie storiche" impersonali
e sottomettervi gli uomini.
antonio purtroppo tutte le amministrazioni americane dal dopoguerra a oggi si sono comportate più o meno nello stesso modo, ovvero da costruttori e amministratori dell'impero, come lo furono gli inglesi nel secolo precedente.
Hanno la loro carta costituzionale (che ultimamente appare deboluccia) ma rispettano le decisioni dell'onu solo quando gli fa comodo.
E questo da sempre, anche ai tempi del sia lodato JFK tanto per dirne uno.
Gli esempi sono decine e tutti si adattano perfettamente alla visione imperialista delle grandi potenze.
Mi permetto di segnalare l'archivio Chomsky come fonte gratuita di informazione.
http://www.tmcrew.org/archiviochomsky/index.html
Pillola rossa o blu?
Ciao
L'esistenza del "baluardo a salvaguardia di tutto e di tutti" (opinabile, comunque) non ha impedito che gli USA siano, e non solo dalle presidenze Bush ma da sempre, terreno di enormi diseguaglianze, ingiustizie e prevaricazioni. Chiunque sia intellettualmente onesto può farne, mentalmente, una lunga lista.
Bushate
"Il generale Tommy Franks ha informato il presidente George W. Bush che le ostilità in Iraq sono finite. Lo ha detto la Casa Bianca" (Ansa, 30 aprile 2003)
"Per l'Iraq e l'Afghanistan l'Amministrazione americana del presidente George W. Bush considera conclusa, in entrambi i teatri di guerra, la fase 'dei maggiori combattimentì e sostanzialmente finite le ostilità. Il segretario alla difesa americano Donald Rumsfeld s'appresta a dichiararlo a Kabul, dove è in visita, per l'Afghanistan. E' quanto si apprende da fonti al seguito di Rumsfeld" (Ansa, 1° maggio 2003)
"Le operazioni di combattimento importanti sono finite in Iraq. Nella battaglia dell'Iraq, gli Stati Uniti e i suoi alleati hanno prevalso" (George W. Bush, Ansa, 1° maggio 2003).
"Saccheggiando a mani basse da Hollywood, da 'Top Gun'a 'Independence Day', la Casa Bianca ha trasformato l'atterraggio e il discorso di George Bush dal ponte della portaerei Lincoln nella immagine perfetta della conclusione vittoriosa della guerra in Iraq e nell'inizio della campagna elettorale per il 2004. Sulla torre di comando della Lincoln spiccava uno striscione enorme: 'Missione Compiuta'. Era il tema di fondo della visita di Bush" (Ansa, 2 maggio 2003).
"Saddam Hussein aveva armi di distruzione di massa ed era una minaccia e ora non lo è più: lo ha oggi detto il presidente americano George W. Bush, rispondendo a domande di giornalisti alla Casa Bianca. Bush ha ribadito che gli Stati Uniti resteranno in Iraq fin quando la loro missione non sarà compiuta, confermando l'impegno alla ricostruzione e alla democratizzazione del Paese e dicendosi 'ottimistà sul conseguimento degli obiettivi. Quanto al rinvenimento delle armi di distruzione di massa, esso è 'solo questione di tempo'" (Ansa, 2 luglio 2003)
"Concittadini, in Iraq stiamo combattendo per vincere e stiamo vincendo" (George W. Bush, Ansa, 31 gennaio 2006).
"Manterremo la rotta. Aiuteremo la giovane democrazia irachena a trionfare. Sarà un importante trionfo ideologico nella grande lotta del XXI secolo" (George W. Bush, Ansa, 30 agosto 2006).
"E' mia responsabilità dare agli americani una valutazione sincera di quanto sta accadendo in Iraq. Stiamo vincendo" (George W. Bush, Ansa, 25 ottobre 2006).
"Non stiamo vincendo e non stiamo perdendo" (George W. Bush, Ansa, 19 dicembre 2006).
"La situazione in Iraq è diventata inaccettabile per gli americani e anche per me. Mi assumo la piena responsabilità degli errori commessi. E' chiaro che dobbiamo cambiare la nostra strategia" (George W. Bush, Ansa, 11 gennaio 2007).
(24 agosto 2007)
da: http://www.repubblica.it/2003/k/rubriche/cartacanta/24-agosto/24-agosto.html
...scusate, ma
è tutto vero, o è una parodia?
mi pare di stare su una giostra...
sta menando per il naso 284.797.000 abitanti degli usa, o di più?
non posso credere che abbiano eletto un guappo, eppure...
Anche da queste parti mi pare che quanto a guappi non siamo secondi a nessuno
@@ Grazie x il sito archiviochomsky.
molto istruttivo.
Fino all'entrata in scena di M GORBACIOV,c'era il problema delle due superpotenze.
I blocchi contrapposti.
lo spauracchio(mica tanto)cina.
I TIRANNI,ERANO più di uno
anche questa é storia.
LA SITUAZIONEattuale é diversa,certo.
IL tiranno é uno e..USA..i suoi metodi criminali?
Sconfiggiamolo!
E POI?
SCONFITTO UN TIRANNO NE COMPAIONO ALTRI DUE.TRE.(anzi gia esistono)
E allora conviene scegliere con chi tiranno stare.
SCONFITTO UN TIRANNO NE COMPAIONO ALTRI DUE.TRE.(anzi gia esistono)
E allora conviene scegliere con chi tiranno stare.
CHI?!?
Abbiamo trasmesso:
Pulcinella servo di due (anzi, tre) padroni.
Avere il coraggio di pensare con la propria testa no? Fanno così comodo le briciole del banchetto statunitense? Anche se costano qualche strage, qualche strategia della tensione, qualche funivia saltata, qualche bomba atomica sotto il culo, qualche diritto umano calpestato (Abu Omar)?
@@ Abbiamo trasmesso:
Pulcinella servo di due (anzi, tre) padroni.
Postato da Corrado - Venerdì 24 Agosto 2007 alle 23:25
XXX..IO mando gli USA in una galassia
distante da noi qualche miliardo di anni luce.
E poiTU,invece del mio teatrino di pulcinella
fammi vedere il tuo film del successivo cambiamento del mondo.
Io ho sempre pensato con la mia testa
tu non so.
MA cosa abbiamo da spartire con ABU OMAR?
IO NIENTE.Questi stanno seminando,aspettano solo il momento propizio x farci un culo quanto un oceano. Se a te sta bene fa pure
Gli amici,io,li scelgo da solo.
Ma forse fai parte di coloro che ai tempi del vietnam,manifestavano ogni giorno,giustamente,contro gli USA.
E poi non manifestavano ogni giorno...giustamente,
contro l'invasione della cecoslovacchia da parte dell'URSS amica?
Ora é uguale,cambia solo l'amico.
E' vero che ci sono state in Italia molte più manifestazioni per il Vietnam che per la Cecoslovacchia: ma vanno considerate due cose. La prima é che la questione cecoslovacca é stat risolta in poche settimana, mentre quella vietnamita é stat trascinata - con stragi inenarrabili (la vicenda cecoslovacca é quasi incruenta) - per oltre un decennio. La seconda é che per la Cecoslovacchia ci si trovava a fianco di soggetti spregevoli, quali democristiani, missini e altri amici della Nato; a molti faceva troppo schifo. La terza è che l'oggetto principale delle manifestazioni sul tema vietnamita, era l'alleanza vergognosa e immonda del nostro governo con gli assassini a stelle e strisce. Mentre sulla Cecoslovacchia il nostro governo era già per suo conto schierato contro i sovietici, e quindi manifestare non presentava alcuna utilità.
In poche parole, in Italia c'erano (e ancora ci sono basi Usa), non ci sono mai state basi URSS. In Italia il governo era (e tuttora é) valletto degli Usa, e non dell'URSS
@@@ Postato da mangus colorado - Sabato 25 Agosto 2007 alle 10:19
il governo cosa centra?
IO PARLO DELLE MANIFESTAZIONI POPOLARI
perché mi rispondi con le barzellette?
caro il mio antonio d. le mie sono barzellette quanto la lingua in cui ti esprimi é italiana...
il governo c'entra perché le manifestazioni si fanno contro il proprio governo, di solito. Tu non lo sai perché non ne hai mi fatte, di' la verità.
Infatti, già operando così, manifestare serve a molto poco, figurati se le fai contro qualcuno di cui non sei nemmeno elettore, che manco sa che esisti. Per cui é logico agire prima di tutto contro le cose fatte dall'Italia, e dagli alleati e dagli amici dell'Italia (Usa, Israele, Nato), illudendosi di influire sul governo nazionale.
Comunque c'era un tot di fascisti e assimilati che manifestava pro Cecoslovacchia (tu manifestavi insieme con loro?): vedendo ciò che sono diventati quei paesi oggi, la politica che esprimono, le amicizie che coltivano, si direbbe che quei fascisti avessero visto con lungimiranza, bisogna ammetterlo
@@ x mangus colorado
perché questa abitudine di andare sul personale.
se ti risenti x una battuta,rispondi se vuoi, con un'altra.
Che ne sai se ho manifestato e con chi?Credi che se uno la pensa diversamente (in questo caso da te )debba x forza di cose essere fascista? I fascisti,hanno tanti difetti,in particolare sono intolleranti con chi non é come loro,non pensa come loro e non ragiona come loro.
Io intollerante non lo sono mai stato.
Comunque,quello che intendevo dire,riguarda coloro che manifestando contro la guerra in viet,facevano poi finta di niente x il prob ceco.
Come nel calcio fanno i tifosi ,conta solo la loro squadra.
"E allora conviene scegliere con chi tiranno stare."
Ma non ti vergogni delle idiozie che scrivi (oltre che di come le scrivi)?
"Questi stanno seminando,aspettano solo il momento propizio x farci un culo quanto un oceano."
Fan di Oriana Fallaci?
"Gli amici,io,li scelgo da solo."
Amici, nemici... Stati amici e stati-canaglia... Stati che bombardano (anche questa è storia) e stati da bombardare.
Suicidati Antò, che fai prima.
Segnalo per i lettori di Fisk e OMB il recente articolo in cui lo stesso Fisk dice di dubitare della versione ufficiale dei fatti dell'undici settebre duemilauno. Link sul nick, articolo tradotto in italiano.
@antonio d.
--PER me i nemici sono i terroristi e tutti i paesi e le persone che stanno con loro.
Perché tu cosa fai quando come ora o come in precedenza sparli di stati( x es, gli USA e i suoi alleati,x te sono aggressori? x me sono vittime.--
per te il terrorismo di stato non esiste giusto?
tu sai chi sono i buoni e chi i cattivi se non sbaglio, farai mica parte dei buoni??
chissà il buon Tex cosa ne pensa?
"PER me i nemici sono i terroristi e tutti i paesi e le persone che stanno con loro."
Interessante questa tua falsa sicurezza mediaticamente indotta.
Il terrorismo è illegale, le azioni militari degli stati, anche se ingiustificate o basate su prove false, no; quelle terroristiche, sempre se effettuate dagli stati, neppure (vedere colpo di stato americano in Cile). Perchè mai?
"Allende non chiama il popolo all’insurrezione. È convinto che sarebbe un inutile massacro. Sa che la sinistra non ha la capacità operativa per resistere alle Forze armate. Anche gli appelli del Partito comunista, in quelle stesse ore, invitano tutti «al proprio posto di combattimento», genericamente, non alla difesa armata e all’insurrezione, non a scendere per le strade. (...) Allende parla ai suoi presenti all’interno de La Moneda, comunica che intende lottare fino alla fine, lascia gli altri liberi di decidere quel che vogliono fare. I militari e i carabinieri di servizio nel palazzo si allontanano. Allende insiste poi affinché escano e si salvino le donne e tutti gli uomini inadatti a combattere. (...) Fra i civili vi è Joan Enrique Garcés, che non vuole abbandonarlo, ma il presidente lo convince affidandogli il compito di salvarsi per raccontare a tutto il mondo l’esperienza della via cilena al socialismo e il colpo di Stato.
Gli amici e i collaboratori di Allende, compresi i medici personali, vogliono restare. Allende, con l’elmetto in testa e un maglione addosso, combatte con gli altri. Imbraccia un fucile mitragliatore che gli ha regalato Fidel Castro due anni prima. (...) Verso le 11,55 comincia il bombardamento aereo, con razzi, de La Moneda. (...) Si trattava di «correggere gli errori» di cinquant’anni di storia del Cile. Lo scopo era di modificare radicalmente l’intero orientamento della vita nazionale e ciò richiedeva, dunque, il pugno di ferro e una vasta opera di repressione. Dittatura militare e liberismo economico diventano i due poli del nuovo potere."
...CHI è il terrorista?
@lorenzo.
è chiaro che all'interno del tessuto sociale del Cile dell'epoca, chi sa riconoscere il buono dal cattivo era già schierato dalla parte giusta e cioè con i buoni di turno (o erano i più forti di turno?). cosa credi che stesse con quel terrorista di Allende amico di quell'altro terrorista di Castro?
come qualcuno ha già detto meglio stare dalla parte del più forte...che è il teorema sul quale si regge la sinistra/destra slalomista detta repubblica delle banane.
"come qualcuno ha già detto meglio stare dalla parte del più forte..."
Eh eh... E' stata l'uscita migliore del signor Antonio, tanto che quasi quasi ne proporrei l'inserimento di diritto fra i luogocomunismi: "conviene scegliere con chi tiranno stare", una vera perla. E poi tutti in coda per l'ultimo saluto a Pinochet. Che tristezza.
@@ xx LORENZO,NOPIDDI
Con tutto rispetto per le vostre persone e la vostra intelligenza,mi state montando un casino della malora.
Mi parlate di quel criminale assasino di pinochet
come se fosse uno che io conosco o che stimo
e che invece lo schifo ,lui e il suo regime,con tutta la mia anima.
cosi come schifo tutti i regimi dittatoriali militari.
NON potete interpretare a modo vostro quello che non ho detto e non penso.NON mi sta bene nemmeno l'affermazione :mia falsa sicurezza median/te indotta.Io sbaglio o faccio bene, é SOLO FRUTTO DELLA MIA TESTA.QUANDO so di aver sbagliato,so ritornare sui miei passi.
Non pretendo di non ricevere critiche, ma nemmeno
sentirmi apostrofare con sciocchezze simili.
IL tutto é iniziato con il mio post di: Postato da ANTONIO D - Venerdì 24 Agosto 2007 alle 12:36
poi alle 16:03 dello stesso giorno zanacom mi risponde.
io posto#Postato da ANTONIO D. - Venerdì 24 Agosto 2007 alle 18:38
in polemica,riferendomi alle accuse(giuste o meno al momento non é importante)rivolte agli USA.E siccome gli usa venivano accusati,in quel post ho usato la parola tiranno/ni in riferimento
sia agli USA che alla URSS dell'epoca.
Poi,nello stesso post,continuo dicendo che oggi siccome l'urss non c'é più,il tiranno sarebbe uno solo:gli USA?.
E POI ancora,continuo:allora sconfiggiamolo.Sconfitti gli usa,poi campo libero per altri tiranni.
(per non andar troppo per le lunghe)
secondo me,siccome al mondo esistono gia altri tiranni:AL QAEDA E PAESI COLLEGATI.
ECCO LA FRASE:MEGLIO SCEGLIERE IL TIRANNO USA.
(certo é opinabile,ma converrete ch'é diverso da tutto ciò che mi state accusando.Se volete controllare questo che sto dicendo,mi farebbe piacere,altrimenti lasciamo perdere.
Per quanto riguarda SALV. ALLENDE.(PACE ALLA SUA ANIMA) RICORDO BENE che tutti i giorni,all'epoca
c'era lo sciopero e il paese fermo.
e come spesso accadeva all'epoca nei paesi sudamer/ni i militari approfittarono del caos.
vi saluto.