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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Nei messaggi di Ratzinger la sfida alla modernità
ratzinger.jpg Il richiamo di Benedetto XVI a “dare un’anima alla domenica” ha diversi significati. A partire dalla settimana scorsa, in occasione del meeting di Loreto, il Papa ha iniziato una sua campagna d’autunno destinata a marcare con costanza la prossima stagione politico-culturale e l’agenda politica del Paese: mobilitazione dei giovani; lotta al predominio della scienza; valore della domenica. Possiamo leggere questo crescendo non solo come il tentativo di occupare con costanza il centro della scena, ma anche come la nascita di una nuova Chiesa che dipinge se stessa come minoranza assediata. A differenza del modello di Giovanni Paolo II fondato sulla Chiesa del silenzio – ovvero una Chiesa numericamente maggioritaria e oppressa da un potere che si trattava di sfidare a vispo aperto - quella di Benedetto XVI è una Chiesa che si dipinge come realtà delle minoranze“forti e audaci” che si propongono per un umanità senza guida e “alla deriva”.
Una Chiesa convinta che solo la dimensione militante sia in grado di sostenere il confronto con la modernità. Un confronto che in parte riprende i toni del conflitto di inizio Novecento quando il processo di secolarizzazione era sicuramente in avanzamento, ma anche atterrita da due processi: il distacco di settori consistenti dei suoi bacini tradizionali di fede dal suo magistero (America Latina, ma anche alcune regioni del Sud-est asiatico) e l’attacco diretto del mondo islamico. Da questo lato Benedetto XVI non si inventa una crisi che non c’è.
Contemporaneamente, tuttavia deve anche scegliere dei terreni che se alludono a tutti e due gli scontri in atto (quello rispetto alla modernizzazione e quello con il mondo islamico) sa che può concedersi in forma plateale solo quello con la modernità. Non solo perché per certi aspetti è più semplice, ma anche per non danneggiare i “propri” che vivono nei territori degli “infedeli”.
Non è solo una scelta di opportunità. Intorno al valore della domenica, al senso del tempo libero la Chiesa ha aperto da secoli un contenzioso con la Modernità industriale e le pratiche del tempo di riposo degli attori sociali intorno all’industria moderna. E’ a partire dalla scoda metà del ‘600 che il lavoro s’impone sul tempo libero. Per la mentalità razionalista la festa è un’attività di associazione non motivata dall’utilità e dunque è un atto sovversivo. Non è il riposo ma è il lavoro che “santifica”. Contro il riposo domenicale si muoveranno, anche se con contenuti diversi, sia il mondo industriale sia la Chiesa: il primo per on riconoscerlo, la seconda per fornirlo di un segno diverso da quello del riposo (appunto come richiama oggi Benedetto XVI). Quando nascerà il Primo Maggio come festa del lavoro la lotta non sarà a una festa non prevista nel calendario, ma al fatto che quel giorno di festa si sottrae al controllo e dunque ha dentro di sé una potenzialità sovversiva. La festa perciò è tale solo se dedicata a un’opera: al senso del lavoro se si ha un’etica dell’impresa, volta alle opere di religione se si segue un principio di fede.
Questo conflitto in parte ritorna negli spazi di socialità della domenica: se in Chiesa o nella sezione politica, o alla Casa del popolo. Ma si acuisce in tempi più vicini a noi nella fuga dalla città. Ovvero nel vissuto del tempo libero come tempo “per sé”. In questo senso come valorizzazione della propria individualità contro ogni pretesa comunitarista. E’ a partire da qui che si pone il problema di trovare “un’anima alla e della domenica”. E alla Chiesa l’imperativo di proporsi come struttura del vissuto militante.
di David Bidussa
11.09.07 03:15 - sezione parole
il 11 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
paul ha scritto:

Va pur detto che se non vogliamo che la Chiesa si erga ad unica controparte di "opposizione" alle tematiche sopra citate, bisognerà che la società civile sappia organizzarsi e coalizzarsi attorno ad un progetto "tosto" e di ampio respiro.

Ad una modernità arrogantemente capitalista, intenta ad uno sfruttamento sempre più totale della nostra esistenza - o life cycle come amano chiamarlo gli specialisti della comunicazione - dalla nascita alla morte, vanno opposte quindi quelle dinamiche "evolutive" e progressiste che sono anche patrimonio di una parte non-laica, ma altrettanto attenta, preoccupata, informata, della società.

Non nascondiamocelo - il Vaticano cercherà di colmare a suo favore tutte le lacune che la volontà popolare non saprà organizzare ed unificare in una lotta propositiva, dura, coerente, concreta e su vasta scala. Gli urli "contro" la Chiesa, che in fin dei conti fa solo il suo dovere ;-) , devono sapersi tramutare in programmi ed azioni finalizzate (azioni reali, per carità, non solo girotondi).

Due temi concreti che mi suscitano uno spontaneo stato d'ansia sono la verosimile "cinesizzazione" del mercato del lavoro con negozi aperti 7/24/365 e lo sfruttamento commerciale (per non dire l'attacco) della nostra salute da parte di quella "cattiva scienza" legata alle logiche di profitto emanate dai CdA con il sostegno attivo della politica "lobby-zzata"...

il 11 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

""cinesizzazione" del mercato del lavoro con negozi aperti 7/24/365"

quando a HK gia' c'erano i Seven-Eleven in Cina tutti i negozi chiudevano alle 17 (e facevano abbondanti penichelle pomeridiane).

quella che tu chiami 'cinesizzazione' si chiama globalizzazione, e gliela abbiamo portata noi.
ora ci restituiscono solo il favore...

il 11 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
paul ha scritto:

@tonii
Hai assolutamente ragione.
"Loro" non ci restituiscono niente, in realtà.
Siamo stati traditi dai "nostri", tutto qui.

L'economia di mercato oltretutto non necessariamente è IL problema.
L'università di Harward ha pubblicato un tot di scritti circa il cosiddetto capitalismo reponsabile o sociale che dir si voglia, l'implementazione del quale potrebbe/dovrebbe essere p.es. uno dei pilastri di un partito progressista (antipapista?) come si deve.

Vedrèmm, neh....

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