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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
La Moratti e i morti
furiopiccola.gif Il sindaco di Milano, Letizia Moratti, a cui una vigorosa sinistra di governo ha appena sottratto il pericolo lavavetri, si rivale prontamente sui morti, mostrandoci che, lungo il percorso del peggio, vincono sempre loro (ogni evocazione della nuova stagione dei maiali aperta con grande senso istituzionale dal vice presidente del Senato Calderoli sarebbe del tutto pertinente). Infatti Letizia Moratti - nota nel mondo dell’antifascismo per aver messo il padre in carrozzella (è un signore che per fortuna stava bene e di solito non usava la carrozzella) e averlo fatto sfilare un 25 Aprile a Milano (in epoca elettorale, mai prima, mai dopo) - adesso ha deciso un grande «reunion day». Un «reunion day» dei morti nella lotta fascismo-antifascismo, ovvero il solo grande scontro di civiltà degli ultimi secoli.
La Moratti pensa probabilmente a una di quelle feste un po’ imbarazzanti che si vedono in tanti film americani, in cui ex compagni di classe decidono di ritrovarsi venti o trent’anni dopo per confrontare le vite.
È bene avvertire il sindaco Moratti che nel «reunion day» progettato da lei tra fucilati e fucilatori, tra Primo Levi e Buffarini-Guidi, tra uomini e donne morti sotto tortura e i loro torturatori, tra militi in camicia nera impegnati a stanare gli ebrei e la folla di quei vagoni stipati di uomini, donne, vecchi malati, bambini in viaggio senza ritorno per Auschwitz, non resta molto da dire, neppure tra le povere spoglie.
Quello che c’era da dire è stato detto il giorno in cui è iniziata La tregua (ricordate il libro di Primo Levi, la indimenticabile scena iniziale del film di Francesco Rosi?). È stato detto che ha vinto la libertà e la dignità degli esseri umani sull’epoca di barbarie fascista e nazista più spietata e più estesa che ci sia mai stata in tutta Europa.
Occorre spiegare a Letizia Moratti che è bene non lasciarsi sviare dal fiorire di testi revisionisti. Le basterà, poiché non è incolta, rileggersi La notte del 43 di Bassani, Il partigiano Johnny di Fenoglio e Il libro della memoria di Liliana Picciotto (con il lungo elenco di cittadini italiani ebrei arrestati da italiani fascisti e mandati a morire a cura dell’alleato nazista). Dopo quelle letture le tornerà chiaro che tutti i morti si rispettano. Ma alcuni si onorano, perché vittime innocenti o perché hanno costruito con le loro vite, la nostra libertà. La libertà di tutti, che prima non c’era. Certo, è passato del tempo, ma il tempo non cambia la Storia. O la cambia solo per i negazionisti, che non credo siano la maggioranza dei cittadini a Milano.
Milano infatti celebra lunedì mattina 17 settembre un evento triste e grande voluto dalla Associazione «Figli della Shoah». In tanti ci riuniremo alla stazione centrale intorno al binario da cui partivano i treni italiani per i campi di sterminio. Ci sono ancora quei binari, ci sono carri merce che partivano ogni giorno stipati da italiani, a cura di italiani, verso lo sterminio. Se avessero vinto loro, quei treni partirebbero ancora.
È bene che la signora Moratti ricordi insieme con i milanesi, e gli italiani e gli europei che ricordano.
Tutti i morti si rispettano. Ma non si mischiano.
di Furio Colombo
fonte: l'Unità
15.09.07 09:17 - sezione memoria
il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
maria cascella ha scritto:

su quelle letture si è formato il mio antifascismo, ma forse la Moratti era altrove impegnata o non sono di suo gradimento, di solito Levi o Fenoglio non parlavano dell'ultimo concerto alla Scala, o dell'ultima acquisizione finanziaria del pacchetto di famglia, parlavano di stracci, di fame , di paura, nahhhhhhhhhhh non è roba da salotti buoni quella roba lì!

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

ognuno c'ha i Moratti suoi. :-)
Carolina

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

non si cava sangue dalle rape
per la moratti e la borghesia italiana, la lumpen-borghesia come la definisce un mio carissimo amico, ci sta solo il laogai.

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
darth wanax ha scritto:

"lumpen-borghesia", fantastico!!

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
boccadorata ha scritto:

cos'è il laogai?

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

il laogai era il campo di "rieducazione" del regime genocida cambogiano. in parte genocida, in parte con quelle idee assurde, altro che lumpenborghesia e lumpenborghesia, per cui doveva andare bene che il medico facesse il contadino e il viceversa. per fedeltà ai capi. non per competenza. la querelle è stata al centro di una feroce polemica, costellata da episodi proprio di ostilità, fra Cina, Cambogia e paesi analoghi e blocco sovietico, nel quale in qualche modo si privilegiava la competenza tecnica.
oggi per lo più si scherza su queste cose, a parte i disinnescatori di mine cambogiani e la gente che salta in aria cercando di coltivare la terra. o i bambini che credono di aver trovato dei campi da gioco.
a volte mi piacerebbe ritrovare Dedalus su queste pagine... :-))
Carolina

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
mangus colorado ha scritto:

"ognuno c'ha i Moratti suoi. :-)"

stanno bene solo gli interisti, che evidentemente hanno scelto per primi e si son presi i Moratti simpatici, generosi e solidali; Berlusconi é andato a ramazzare gli avanzi

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
boccadorata ha scritto:

Non è che se uno muore ammazzato il suo merito sia in questo. I partigiani hanno combattuto per la libertà e tanti ci hanno lasciato generosamente anche la pelle, oltre che la libertà, gli affetti o il lavoro. Alcuni invece sono stati ammazzati nel corso della guerra di resistenza proprio dai partigiani quasi mai dai migliori. Fenoglio racconta molte cose vere e tristissime sulla violenza anche ingiusta dell'epoca. Però se uno vuole stare lì a rappresentare le istituzioni e cerca di far dimenticare le abissali differenze tra questi morti ammazzati è perchè vuole provocare e spingere in una direzione ben precisa: estorcere all'opinione pubblica un perdono mai veramente richiesto o considerato necessario e che dubito verrebbe concesso. Il fascismo è tutt'altro che morto. Forza nuova e i naziskin accoltellano e insultano ovunque. Forse perchè dopo il 1945 in Italia si è finto di dimenticare e gli assassini del regime sono ancora in giro in abbondanza. Ci sono sostenitori di Priebke che lo difendono e lo foraggiano pubblicamemte. Ma sono ancora vivi anche parecchi che hanno avuto parenti incarcerati, torturati o ammazzati dal regime. Non credo siano tutti inguaribili e cattivi comunisti in cerca di vendetta. Però speriamo che diano man forte a ricacciare "in castigo" chiunque osi riproporre il peggio che finora l'Italia ricordi. (Papi a parte).

ps: Berja, chi è il tuo carissimo amico visto che credo di conoscere l'autore di questa definizione?

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

mangus colorado, inutile dire che non condivido.
Carolina

il 15 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

Berja, chi è il tuo carissimo amico visto che credo di conoscere l'autore di questa definizione?

ah ah ah ah
questa volta mi sono proprio voluto scoprire.

quella del laogai era una battutaccia, ma questa borghesia, queste classi dirigenti di merda, battute del genere te le cavano fuori con le pinze.

il 16 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
berja ha scritto:

sul laogai, che non e' assolutamente un'istituzione cambogiana ma cinese, ci sta una buona voce su wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Laogai
e, ovviamente, un articolo riportato da Filiarmonici:
http://www.ecn.org/filiarmonici/cina-030715.html

e comunque in ognuno di noi si nasconde un piccolo polpot

il 16 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
mangus colorado ha scritto:

Io credo che il piccolo Pol Pot che ciascuno di noi é (anche: perché ciascuno é anche molte altre cose), non sia affatto negativo. Va detto che Pol Pot era, allorché non contava un cazzo, giovane studente cambogiano a Parigi, prossimo alla sinistra comunista, un sognatore e un sincero costruttore di nuove architetture del mondo. Era un'utopista, che immaginava di liberare le campagne del suo popolo dal dominio della città e dei suoi funzionari e intellettuali e mercanti e parassiti e papponi. E liberare entrambe dai francesi. Ciò che ha fatto di quello studente, il Pol Pot di cui noi abbiamo letto, e che altri hanno sperimentato assai più dolorosamente, é stato il potere delle masse, che lui aveva raccolto nel partito e cui aveva conferito i poteri senza proporzioni dello stato. E' la sproporzione fra potere dei molti e potere del singolo che uccide, tortura e devasta.
L'intero sistema delle istituzioni dovrebbe essere volto a togliere potere alla maggioranza e a salvaguardarlo ad ogni singolo.
Il limite del potere andrebbe ricondotto alle forze fisiche del singolo, alla sua capacità di seduzione, laddove le istituzioni collettive dovrebbero precisamente ostacolare ogni pretesa dei molti di farsi soggetto collettivo, di agire come un sol uomo (incarnato naturalmente dal caro leader, dal migliore, dal caudillo, dall'unto e dal bisunto). Se leggi dovessero davvero esistere - io continuo a dubitarne - dovrebbero agire per impedire e non per facilitare l'opera di governo.
E' verissimo che molti - magari anche perché traviati da secoli di sudditanza e di cittadinanza (che stanno l'una all'altra come il bastone alla carota, ma sempre volte al somaro) - non sono totalmente adeguati a un autogoverno. Ma il danno che può fare il singolo delinquente, ottenebrato, violento, fannullone o altrimenti abietto, anche moltiplicato per i molti che possono corrispondere a questa descrizione (ma sono poi molti? io ne conosco pochissimi), é niente rispetto al danno che produce lo stato meglio intenzionato. Teniamo presente che la cambogia di Pol Pot é stato forse il paese meglio intenzionato di tutti. Seguono la Francia di Robespierre, etc...
PS=SS Resta inteso, che il potere della minoranza é altrettanto dannoso di quello della maggioranza. Può esistere libertà solo dove i punti di vista non si sommano e non si pesano, ma si confrontano; e dove ciascuno é, in proprio, potere esecutivo di ciò che insieme si é pubblicamente giudicato

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