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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Duce, Leader, Fuehrer, Conducator sono sinonimi
fuhrer.speaks.jpg Ernesto Galli della Loggia ha toccato un punto davvero importante della versione odierna della democrazia rappresentativa. Di questi tempi si da un grande uso del termine “leader” e da tempo ormai si spendono troppo poche parole su questa figura. Un primo inquietante aspetto sta nella traduzione letterale del termine che diventa: in italiano Duce, in tedesco Führer, in spagnolo Conducator. Questa cosa strana mi ha fatto pensare all’analogia con la situazione dei sindaci-sceriffi che infatti assumono presto la guisa del “uno solo al comando” mentre sanno benissimo di aver avuto solo una parte dei voti. Quando un leader ottiene un buon successo elettorale si parla di plebiscito e si comincia a sentir parlare del ”popolo” di questo o di quello dal primo giorno dopo le elezioni.
Il giorno prima viene riconosciuta la natura politica del voto che continua ad essere cercato sulla base delle divisioni ideali e di parte tradizionali (lavoratori vs. confindustria, laici vs. clericali ecc.) il giorno dopo il leader eletto sorprende tutti, compresi i propri stretti collaboratori e sodali, passando ad una rapporto diretto con ”i cittadini”. Questi devono perciò dismettere le diatribe di tipo ideale o politico per accingersi a giudicare il personaggio come avulso dalla propria provenienza politica e sociale, come venuto al mondo quel giorno stesso con la missione di “governare per tutti i cittadini” per il loro bene. Quasi che esistesse un bene uguale per tutti. Quasi che il bene di qualcuno non fosse la disgrazia per un altro? Che dire della cementificazione esasperata nelle metropoli? Non ci sarà qualcuno che ne avrà dei danni?

Se anche il cotanto leader aveva fatto per mesi una campagna elettorale cercando uno slogan per ogni possibile classe sociale, subito dopo la vittoria si diffonde il messaggio che è ora di fare a modo suo e che per governare occorre che non ci sia alcun dissenso. Che è ora di rimboccarsi le maniche senza far caso al di sopra delle ideologie, per il bene della città, della patria, dell’occidente e di altre persone giuridiche…. Persino l’attività politica viene rinchiusa nelle sale della giunta e i provvedimenti arrivano in consiglio comunale già belli e fatti. Quando addirittura non si usa il sistema dell’ordinanza. Si dirà che il sindaco è una figura amministrativa e non una figura politica. Certo ma per venire valutato dagli elettori allora dovrebbe dare altro genere di informazioni su se stesso, i propri amici, i propri averi, le proprie doti di manager oltre che sulle sue ambizioni economiche e molte meno indicazioni sulla propria appartenenza di partito che, come si vede, viene disattesa senza pietà alla prima occasione.

Però questa tendenza alle elezioni del leader anziché di un rappresentante di una precisa forza politica sta crescendo. Sicuramente anche a causa della mancanza di creatività politica dei partiti. Ovviamente l’esempio più calzante di ricerca del plebiscito rimane quello di Berlusconi che ha preso questo piglio sebbene la costituzione non abbia tuttora accolto le modifiche necessarie per fare dell’Italia un’altra repubblica “del premier”. La vita politica in Italia ( o meglio il suo fantasma) fa ancora riferimento alla centralità dei partiti in nome della tradizione visto che hanno sempre espresso dei deputati che uscivano più o meno dalle sezioni e dalla trafila di carriera politica che i partiti hanno allestito dal 1945 ad oggi, sul modello precedente al fascismo.

Storicamente i partiti erano portatori di ideologie ovvero di visioni del mondo diverse le une dalle altre e riconoscibili come tali. Queste visioni del mondo sono vecchie e hanno dato pessima prova ma lo sforzo di criticarle è uscito fuori dai partiti. E’ prerogativa di una piccola schiera di storici che rimangono nei propri ranghi di osservatori neutrali. Manca quindi completamente una condivisione del dibattito che potrebbe superare le contrapposizioni ideologiche del ‘900.

Si fa quindi avanti l’antipolitica, un leader che porta se stesso all’attenzione reclamando approvazione a prescindere dalla collocazione ideologica, una sorta di neo-monarca “che mette tutto se stesso“ sul trono ben sapendo che non si usa più tagliargli la testa di tanto in tanto.

Egli crea il proprio popolo e così facendo – leader e popolo – si identificano e si legittimano a vicenda. Questa che non è forza ma prepotenza contro “gli altri”, i perdenti, necessita di metodi autoritari e di tolleranza zero, naturalmente. Necessita anche di “azioni per passare alla storia” come ad esempio le guerre di Bush, altro caro leader, Ma anche più semplicemente le città della moda, gli sventramenti delle Halles, i parcheggi nelle aree archeologiche, le torri più alte del mondo, e altre “grandi opere” atte a celebrare il sovrano e la sua unione mistica con la sua gente

Pensando al nascendo PD ricordo le parole di Violante ieri alla festa dell’Unità che precisava come non si stia parlando di vere primarie bensì dell’elezione diretta del leader del partito. Mentre la Bindi affermava che la campagna di Veltroni è più indirizzata a diventare presidente del Consiglio. Vedremo. Comunque tanto vale smetterla di credere nei partiti e cominciare ad attrezzarsi per la corretta contro-informazione su chi veramente è e vuole essere il prossimo leader e dove vuole relegare il dissenso.
di Boccadorata
16.09.07 12:27 - sezione politiche
il 16 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

ben sapendo che non si usa più tagliargli la testa di tanto in tanto.

ed è questo il bello dell'opinione espansa che il web favorisce: questo bel pensiero potrebbe portare gli elicotteri a volteggiare sopra la tua testa, ma anche sopra la mia, e sopra quella di x. solo che devono essere tanti tanti, gli elicotteri.

non ce ne sono così tanti.

anche più semplicemente le città della moda, gli sventramenti delle Halles, i parcheggi nelle aree archeologiche, le torri più alte del mondo, e altre “grandi opere” atte a celebrare il sovrano e la sua unione mistica con la sua gente

ritorno al passato: stiamo assistendo a questo.
non più tardi del 1830 circa hugo descrisse questo passaggio dalle ere ancestrali, che lasciavano le loro tracce volontarie attraverso la pietra, all'era moderna, che lascia le sue tracce attraverso i libri.
(trovo che il passaggio successivo sia il web).
e ora si torna alla pietra, all'occupazione, al segno minerale. boccadorata ha sentito questo, e non è sola. la sola.

il dovere di ogni umano ancora in vita è lasciarli deserti, questi pensieri e questi uomini/donne: volgere le spalle a questi metodi perennemente scimmieschi, apollinei, e rivolgersi nuovamente alla terra e all'acqua e ai loro significati ovvii, che poco hanno a che far con il potere e il dominio.

il 16 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
mangus colorado ha scritto:

molti oggi si lagnano del riemergere del fascismo, a volte azzeccando il bersaglio; a volte meno, o per nulla, vedi il caso di chi lo estrae per contestare Grillo.
E in effetti, i sintomi sono molti, vedi il zozzume forzanovista, le riesumazioni delle mummie di Salò, lo sventolio inverecondo delle maledette bandiere, il riecheggiare dell'imbarazzante e non poco ridicolo inno, l'imperversare di cerimonie dove la stelletta ("disciplina di noi soldà") viene esibita senza alcun ritegno. Cose orribili, certo, che inducono alla disperazione ogni persona bennata.
Ma tutte semplici sintomi, non cause.
La causa sta appunto nell'accettazione della figura odiosa del "leader", quello precisamente che i tedeschi chiamano normalmente fuehrer, quello che guida, che conduce.
La figura del leader quale ora lo si intende, si pensi a Blair, a Sarkozy, a Putin, a (spera lui) Veltroni (anche Berlusconi, ma il caso é un poco anomalo), é l'ultima trasfigurazione dei duci esplicitamente fascisti fra le due guerre, attraverso l'estremamente significativo Peron (snobbato sovente, perché periferico, "coloniale").
Soggetti che dialogano direttamente col popolo, che decidono nel nome di tutti (ho letto l'altro giorno perfino su OMB, la parola decisionista utilizzata in senso positivo, riferita non so più a quale farabutto di potere), che sono appunto dei leader.
Con il crollo del sistema dei partiti (nati tutti prendendo a modello i partiti socialisti)seguito al crollo della lotta di classe, questi si sono convertiti in ciò che già erano per esempio negli infelici States, comitati elettorali di questo o quel "leader". Beninteso, il leader diviene da una parte un simbolo di unità nazionale, l'incarnazione della comunità (ein Volk, eins Reich, ein Fuehrer); dall'altro il punto di coagulo di un blocco di interessi, solitamente inconfessabili, di stampo mafioso.

il 16 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
ANTONIO D. ha scritto:

SONO daccordo con Boccadorata.
Ma non sono daccordo sul fallimento sei partiti.
Il problema sono gli uomini e solo loro.
Prima di mani pulite non c'era forse una falsa democrazia? un regime monopolista che governava anche sull'aria che respiravamo.
Sbaglierò,ma se x 30ANNI PUR CON TANTE ELEZIONI ANTICIPATE alla fine il governo era formato sempre dai soliti 4/5 partiti SENZA NESSUNA ALTERNATIVA REALE:anche se il vecchio pci si era avvicinato di parecchio.
Dal 1993 in poi,ci ritroviamo con una classe politica formata da personaggi mediocri,ripescati tra quelli pessimi.
Arraffando come facevano i loro maestri,ma peggiorando di molto la situazione,visto che non si é più in regime di monopolio e i cittadini ne risentono di più .
Credo che non gli si debba permettere di distruggere la vera politica.Alla fine siamo noi che andiamo a votare.

il 16 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
mangus colorado ha scritto:

siamo noi che anidamo a votare (se ci andiamo): ma possiamo scegliere fra quelli che si presentano. Che sono solo quelli che vengono presentati da quelliche sono al potere ora.
Aggiungi che, quando voti, comunque, non viene sollevato alcun dibattito sulla necessità di un parlamento, di un governo, di uno stato.
Per cui alla fine non sei tu a scegliere se essere rappresentato, e dove, e da chi. Ma é chi può, erede (anche in senso familiare) di chi si é piazzato lì con l aprepotenza e l'inganno, che sceglie in quale misura e per quali motivi, lui e is uoi colleghi andranno eletti.
Per cui l'elettore vota, va bene, ma rammanta moltissimo il cliente di "Prendi i soldi e scappa" cui viene chiesto di scegliere da quale delle due bande intenda essere rapinato. Non gli é permesso né mettere in gioco una terza banda, né scegliere di non essere rapinato, nè tantomeno optare per rapinarla lui, in persona, la banca

il 16 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
ANTONIO D. ha scritto:

@@ Credo che non gli si debba permettere di distruggere la vera politica.Alla fine siamo noi che andiamo a votare.
Postato da ANTONIO D. - Domenica 16 Settembre 2007 alle 14:41

Davo x sottointeso che:alla fine siamo noi a poter decidere non andando a votare. Credo che continuare con i V-DAY.
sia la strada giusta X eliminare i mariuoli e permettere che emergano politici xbene.
I Mentecatti hanno accusato il colpo.
tutti i giorni sparlano.
Sentito il comunista doc Bertinotti ? bastone e carota:alla festa dell'unità grillo attacca governo e DS;dice fausto:ormai le grandi culture
forti della politica sono assenti,sono daccordo con le critiche della sinistra al sistema del welfare,plaudono Grillo e alla fine votano lega.
Per l'ennesima volta anche lui fa finta di non capire che il tutto é solo mcontro i mariuoli
(cioé loro).

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