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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Viaggio in India
viaggioindia.jpg Una cosa è certa: i critici che hanno parlato bene di questo film, o non l'hanno visto, oppure hanno preso dei soldi. No perché il dannato Viaggio in India di Mohsen Makhmalbaf è tale un accrocchio di banalità, luoghi comuni, finte frasi a effetto genere anni '70, simboli imbecilli, da tirare fuori dagli stracci qualunque spettatore con un minimo di sale in zucca. Pergiunta è recitato da due persone (impossibile definirli attori) del tutto incapaci di un accenno di recitazione. Se qualcuno pensa di andare a vedere cose di India, se lo levi dalla testa. Per tre quarti della proiezione l'inquadratura rimane fissa sulle facce dei due protagonisti, in particolare quella dell'uomo, la cui assoluta mancanza di espressività riesce a fare rimpiangere le peggiori prove di Castellitto e Scamarcio. Molto più espressivi di lui i cadaveri sul rogo, in riva al Gange, su cui il regista si compiace di soffermarsi a lungo, tanto per mettere ulteriormente alla prova la sopportazione dell'incauto spettatore.
Altrettanto il Makhmalbaf si compiace di scegliere quanto di più brutto e storpio il genere umano possa offrire per fare da sfondo ai due improbabili protagonisti. Perfino l'odioso apprendista santone, tedesco trapiantato, riesce ad avere le mani deformi, hanno cercato a lungo un tedesco imperfetto, ma alla fine ce l'hanno fatta.

Intollerabile - soprattutto - l'immagine pessimista e greve, quasi cattolica, che viene data dell'induismo, trasformato arbitrariamente in una credenza cupa, tetra, deprimente e senza speranza. Una mistificazione indegna e razzista. Unico pregio del film, la durata. Visto che in genere robacce di questo stampo vengono anche tirate in lungo oltre le due ore, i titoli di coda che appaiono improvvisamente dopo ottantasei (peraltro lunghissimi) minuti regalano un istante di incontenibile gioia. Sette euro e trenta bruciati - è il caso di dirlo - che meriterebbero una causa per danni a regista, distributore e soprattutto ipocriti recensori.
di Alberto Biraghi
16.09.07 21:27 - sezione cinema
il 17 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
minimamoralia ha scritto:

biraghi, mi accomuni scamarcio a castellitto? ero quasi riuscito a leggere una recensione che non mi trovava come al solito in disaccordo (sarebbe stato difficile, visto che non ho visto il film) e bum, la sparata contro castellitto. che mi pare francamente esagerata, sopratutto in quanto paragonato a quello sciacquetto per teenegers allupate.

il 17 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Castellitto è senz'altro un'ottima persona capace di varie espressioni (con e senza occhiali da sole, con barba fatta, barba di un giorno, barba di due giorni). A conferma, la sua atroce recitazione nell'orrido la stella che non c'è. Non ho detto che Scamarcio è meglio, anche perché Scamarcio ha la lunghezza di barba fissa.

il 17 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
prefe ha scritto:

alberto sai veramente come convincere una persona a non guardare un film

il 17 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Hank Moody ha scritto:

Fortunatamente è finita anche la bolla "persiana". Che poi dei Makhmalbaf non se ne poteva proprio più, il padre, la figlia, ci manca solo che facciano fare un film anche al cane...
D'altronde basta leggere i "da vedere" che il nuovo film di Kim Ki-duk ha collezionato (e lo dico da fan della prima ora) per farsi una idea dell'impreparazione dei cosiddetti critici...

il 18 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Massimo Frezza ha scritto:

Persia=Corea? Non colgo l'analogia.

Sul calo qualitativo degli ultimi film del Makhmalbaf in questione (perché trattasi di enorme azienda a conduzione familiare), non posso che concordare. Il che non vuol dire "brutto" bensì meno valido dei precedenti.

"Soffio" è uno dei migliori film di quest'anno e la migliore cinematografia italiana contemporanea è ad anni luce di distanza (in negativo, ovviamente). Al 95%, i "da vedere" sono marchette e i critici non indipendenti (che sono la succitata percentuale) sono coloro che ne traggono beneficio. Triste ma vero. Basti pensare ad una monnezza come "L'ultima legione", uscito in sala - strangolando il mercato - in ben 250 copie.

il 19 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Nemoprofeta ha scritto:

A parte l'accenno a Castellitto e Scamarcio, che non mi interessa, Biraghi ha ragione su tutto il resto. Frequento regolarmente l'India da moltissimi anni e quella che Makhmalbaf ci fa vedere (poco) è una distorsione delle sue fantasticherie pseudo-filosofiche. Come amante dell'India sono irritato. Come spettatore pagante anche di più: se volevo andare a vedere uno che beve vino dalla bocca di un idolo-mucca dicendo scemenze a tutto spiano, andavo a vedere un film mitologico di serie B, stile Cinecittà anni d'oro. L'inespressività dei protagonisti è del tutto coerente con la mancanza di qualsiasi significato in ciò che dicono.
A parte i 7,5 euro, ma ci sono così tanti bei film asiatici (ad esempio indiani e non di Bolliwood) da distribuire! Perché perdere tempo con questi?

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