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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Tra l'inizio e il 17 settembre
Dieci anni e pochi giorni dal mio piccolo 11 settembre. Stavo preparando la mia prima maratona, la magica New York City Marathon, dopo varie mezze e una vita di corsa in libertà. C'era in ballo anche una cena scommessa con un amico, sostenevo che l'avrei finita in 210 minuti. Perfettamente in tabella a poche settimane dalla gara, mi sentivo bene, avevo addosso ancora qualche chilo di troppo, ma le gambe andavano alla grande. Poi all'improvviso, durante un lungo, quel dolore acuto nel tallone, un lampo che mi aveva lasciato senza fiato per un attimo. Ero riuscito a tornare alla base, ma dopo la doccia neanche riuscivo a reggermi in piedi. Responso feroce, microfrattura da sovraccarico al tallone, non c'è altra cura che stare a riposo per mesi. Da un giorno all'altro non ero più un runner. Nonostante i palliativi (bici, roller, nuoto, di tutto di più) avevo accumulato 10 chili in dodici mesi e altri 5 nell'anno successivo. Un disastro. Avevo riprovato, ma con un cervello da 40 sui 10mila e tre ore e mezzo sulla maratona è dura ritrovarsi a trascinare un corpaccione che pesa oltre 15 chili in più. Avevo sempre rinunciato, mi sentivo un pesce fuor d'acqua.
Poi, questa estate, l'incanto di una settimana in villaggio come premio di promozione a mia figlia quattordicenne. Lei mai vista, io annoiatissimo a guardare con fastidio i corsi di salsa e merengue, una splendida strada sterrata lungomare a tentarmi. Ci ho provato e stavolta è andata bene , forse complice lo iodio. E così sono tornato a essere un runner a tutti gli effetti. Lento, appesantito, ma perfettamente calato nella parte. Così ho deciso di tenere un diario delle mie uscite, come consigliava il compianto Jimmy Fixx. E visto che ho deciso di portarmi un gadget che l'ultima volta che ho corso sul serio neanche c'era, l'iPod, unirò al diario della corsa un brano di musica tra quelli scelti tra alcune migliaia dalla modalità random che mi è compagna di fatica.

A oggi ho corso una decina di volte. Vado sul Naviglio Grande dietro casa e seguo la ciclabile. Il primo giorno neanche l'ho completata, percorrendo più o meno 4 km in mezz'ora. Da quella volta ho cercato sempre di incrementare distanza e ritmo, soprattutto agganciandomi a tratti ad altri runner poco più veloci di me. Oggi, complici anche un paio di New Balance 1222 nuove di zecca acquistate da Angelo e Giordano, i re della corsa di Koalasport di via dei Gracchi a Milano, che hanno sostituito le vecchie Reebok Road Lite, ho corso sette chilometri in 49 minuti, un ritmo medio di sette al chilometro in totale relax. Sono arrivato sudato e affamato, ma con ancora un bel po' di benzina nel serbatoio. Prossimo traguardo è un'ora. Sto meditando l'acquisto del GPS per valutare meglio il lavoro svolto. Vedremo.
di Alberto Biraghi
18.09.07 00:07 - sezione on the road again
il 19 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

Premessa: avevo detto che smettevo di intervenire. Ma questo post è una boccata d'aria fresca. Mi ha fatto bene. L'ho sentito molto vicino (infortunio a parte).
Fai bene. E ci incroceremo (ero sul Naviglio Grande anche domenica). Io in bdc tu runner.
Darsi un obiettivo è importante. e fare sport fa bene. Sembra retorica ma è così. Incrementare il lavoro gradualmente è una piccola conquista, una piccola ascesa mentale oltre che fisica. Fare fatica, in un mondo che non la fa mai, fa bene anche al pensiero, aiuta a sentirsi giorno dopo giorno più grandi, più forti, più liberi. Ci vuole tanta costanza, certo. Ma dà piacere.
Io vivo esattamente le stesse tue sensazioni da quest'anno con la bdc (con buona pace di rotafixa ;-)): da giugno ho incrementato il lavoro e ho tutto l'anno davanti per il mio piccolo, ma grande obiettivo stagionale: il sella ronda. Il giro dei 4 passi del gruppo del Sella. 4 salite, 4 discese, 4 passi stupendi e incontaminati (già fatti con gli sci, dieci anni fa). Il Campolongo, il Pordoi, il Sella (il più ostico), il Gardena. Da Corvara a Corvara. E' un obiettivo, è dura. E' un'impresa. Ma nella vita uno se le deve dare. E anche a Milano si pedala tutto l'anno (le salite le cerchi nei weekend). Ci si prepara, con quel luccichio negli occhi, del sogno, la meta. E ogni giorno ti ci senti un po' più vicino. Entro i primi di ottobre proverò il Ghisallo da Bellagio.
Darsi un obiettivo con le proprie gambe (corsa o bici che sia) è bello, fa bene. E lava via lo schifo della metropoli. In più, come nel nuoto, nella corsa e nel ciclismo sei tu ,solo con i tuoi percorsi mentali, le tue deviazioni, le tue sensazioni.
Bello. Bella anche l'idea del diario e del brano.
Un cosiglio, se posso permettermi però mi sento di dartelo (vale anche per chi va in bdc): non farti tentare da cose tecno-onanistiche tipo il GPS, sono come i computer per bici che ti indicano pendenza, battiti cardiaci, altitudine e palle varie. Le sensazioni, fidati di quelle. Se impari a conoscere il tuo corpo, è fatta.
E poi mangia fette biscottate e marmellata (entri nel trip delle marmellate, vuoi mettere con quello dei GPS?)

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