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L'Alto commissariato latitante
«Fino all’anno scorso vi operava, si fa per dire, il giudice Gianfranco Tatozzi, amico di Previti: l’uomo giusto al posto giusto. Poi se ne andò accusando il governo Prodi di mettergli i bastoni fra le ruote. Fu rimpiazzato col prefetto Bruno Ferrante, candidato ulivista trombato alle comunali di Milano, ma vi rimase solo sei mesi: poi traslocò in Campania come presidente della Fibe e Fibe, le società dell’Impregilo celebri per non aver smaltito un grammo dei rifiuti che Bassolino aveva loro profumatamente appaltato. Al suo posto arrivò il prefetto Achille Serra». Pochi sanno cosa sia l’Alto commissariato per la lotta alla corruzione, istituzione molto italiana che dà lavoro a svariate persone che non fanno assolutamente nulla.

Basso commissariato
di Marco Travaglio

Siccome la cronaca, ormai, è molto più divertente della satira, ieri il Sole-24 ricordava che il 20 gennaio 2003 il governo Berlusconi istituì nientemeno che l’Alto commissariato per la lotta alla corruzione. Intanto varava una dozzina di leggi pro- corruzione, tutte ancora felicemente in vigore, nel silenzio di tomba dell’Alto commissariato anti corruzione. Che non ha combinato praticamente nulla, però fa la sua figura e spende ogni anno 3,5 milioni di euro: pochissimi per farlo funzionare, ma tantissimi visto che non funziona. Tant’è che il ministro Bersani, sulle prime, l’aveva inserito nell’elenco degli enti inutili da abrogare. Poi pareva brutto abrogare il commissariato anti-corruzione, per giunta "alto". Ed è rimasto lì, in piazza San Lorenzo in Lucina, a due passi dall’ufficio di Andreotti. Fino all’anno scorso vi operava, si fa per dire, il giudice Gianfranco Tatozzi, amico di Previti: l’uomo giusto al posto giusto. Poi se ne andò accusando il governo Prodi di mettergli i bastoni fra le ruote. Fu rimpiazzato col prefetto Bruno Ferrante, candidato ulivista trombato alle comunali di Milano, ma vi rimase solo sei mesi: poi traslocò in Campania come presidente della Fibe e Fibe, le società dell’Impregilo celebri per non aver smaltito un grammo dei rifiuti che Bassolino aveva loro profumatamente appaltato. Al suo posto arrivò il prefetto Achille Serra. Così, in tre anni e mezzo di attività (si fa sempre per dire), l’Alto commissariato non ha prodotto granchè, se non qualche posto di lavoro: tre presidenti, un vicepresidente (un giudice della Corte dei conti), un direttore (dirigente di Palazzo Chigi), un vicecommissario (Silvio Bonfigli, l’ex pm di Brescia distintosi soprattutto per le indagini a carico di Antonio Di Pietro, tutte bocciate dai gip) e un’ infornata di immancabili "esperti": un giudice del Tar, tre magistrati ordinari e uno ancora da nominare. Completano il quadro 40 tra ufficiali e sottufficiali di polizia giudiziaria e dipendenti pubblici distaccati presso la Presidenza del Consiglio con indennità aggiuntiva sullo stipendio. Sempre secondo il Sole-24 ore, l’Alto commissariato dal 2003 a oggi non è riuscito nemmeno a censire le denunce per corruzione presso le varie Procure d’Italia: e dire che sarebbe bastato un giro di telefonate. Il quotidiano di Confindustria, molto più informato, c’è riuscito in un paio di giorni: secondo la Guardia di Finanza, le persone denunciate per reati contro la Pubblica amministrazione nel 2006 sono state 6200 (4 mila nel 2005), e quelle arrestate 250 (200 l’anno precedente), mentre i beni sequestrati sono saliti da 18 a 150. Nella classifica della Banca mondiale sul livello di controllo della corruzione, l’Italia si piazza alle spalle di Finlandia, Francia, Danimarca, Giappone, Usa, Spagna,Portogallo e Grecia. Cioè ultima in Occidente. Se l’Alto commissariato avesse fatto uno squillo a Grillo o letto qualche libro, saprebbe pure che in Parlamento siedono 24 condannati definitivi e 80 di imputati e prescritti, quasi tutti per reati finanziari o contro la PA. C’è pure qualche amico della mafia, per combattere la quale due condannati per corruzione sono entrati in Antimafia. Serra potrebbe partire di qui, visto che sta stilando "la mappa del fenomeno", con tanto di "priorità di intervento", peraltro coperte dal segreto di Stato ("non posso rivelarle"). Quando la mappa sarà pronta, si potrebbe segnalare a Prodi che non basta rispondere a Grillo:"La società non è meglio della classe politica". È la classe politica che dev’essere meglio della società, visto che viene "eletta", cioè scelta: altrimenti, per avere in Parlamento uno specchio fedele della società, è meglio tirare a sorte, possibilmente garantendo una quota fissa ai mafiosi, una ai pedofili, una ai rapinatori e così via. Se il Parlamento è pieno di pregiudicati, non è colpa della gente che li vota, ma dei partiti che li candidano. O dobbiamo aspettare che Dell’Utri e Pomicino lavino il vetro di un’auto perché un ministro invochi la tolleranza zero?

di Marco Travaglio
fonte: l'Unità
18.09.07 09:11 - sezione società
il 18 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
ceci ha scritto:

Tutto nella norma! Che furboni, come mettere a capo dell'antidroga, un tossicodipendente, dirgli che lo paghi con la roba, in base alla sua modalità di permessivismo tollerante! Fantastico, fanno i giochi, dicono che sono belli e divertenti, te li fanno vedere come il top della scoperta ad uso collettivo, poi se li usano solo loro! Viva le badanti, che si avvicinano sempre più!

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