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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Utopia del pane
ombrarota120.jpg panestoria.jpg una strana coincidenza di vicende mi porta in questi giorni a riflettere ulteriormente su alcuni sensi di ciò che faccio. come avrete visto, ci sono delle preoccupazioni legate all'aumento mondiale dei prezzi dei cereali, che si riflettono sui prezzi di pane e pasta. un dibattito piuttosto serio e obbiettivo: i prezzi delle borse alimentari sono facilmente controllabili da chiunque, l'aumento è vero e non rappresenta, almeno a quello che si è finora saputo (tutto può accadere) una cosiddetta bolla.
contemporaneamente, da più parti e in più esperienze quotidiane, i miei dialoghi con gli altri scontano una crescente diffidenza per le cose che propongo (bici, decrescita economica, fare meno). generalmente mi viene dato dell'utopista. "il tuo sistema non può reggere in questa realtà", mi si dice. vale anche per la forma politica dell'esistenza.

ora, la strana coincidenza é proprio questa: le due cose, nel mio percorso, sono strettamente legate.

faccio il pane in casa dal febbraio del 1998. me lo ricordo perché nell'aprile di quell'anno nacque la mia prima figlia, altrimenti non lo ricorderei.
la cosa ando' così: piacendomi moltissimo il pane di grano duro, e non abitando in sicilia dove questo tipo di pane è ovvio ed eccezionalmente buono, compravo il pane di altamura al supermercato. costava un po', ma capirai.
poi cominciò ad aumentare. in un paio d'anni triplicò il prezzo. all'ennesimo aumento dissi 'fanculo, me lo faccio da me.
tralascio di descrivere come sono arrivato al pane attuale, i fallimenti e i successi, perché è una cosa davvero lunga.
ma cominciavo ad imparare per l'ennesima volta, però ora in età davvero adulta, che la semplicità si raggiunge a prezzo di grandi fatiche. banale ma stravero. dal pane alle bici il passo è stato breve, ma anche questo tormentato da difficoltà varie, non ultima l'aver vissuto insieme a tutti nella cosiddetta realtà immutabile. quindi dovevo cambiare molti parametri, ed è stato insieme faticoso e meraviglioso. le due cose, sottolineo, camminano spesso insieme.

oggi il dibattito sull'aumento dei prezzi dei cereali è serio, concreto e delimitabile. non ci sono opinioni contrapposte o distanti, cambiano solo alcuni punti di vista, e vale a dire quale peso dare alle componenti del problema. qualcuno ha individuato le cause nelle cosiddette "tre c": clima, cina, carburante.

negli ultimi anni il mondo ha vissuto periodi di siccità importanti in vaste zone, scontati dalla produzione dei cereali (grano, riso) che compongno la gran parte delle colture alimentari del pianeta. e questo é l'elemento clima.

per "cina" si intende in realtà una complessiva crescita economica del lontano oriente, vi si comprendono generalmente cina, india, pakistan, malesia eccetera. l'aumento della capacità di spesa di quelle zone di mondo ha portato anche a cambiamenti alimentari, e in cina le pizzerie nascono a botte di migliaia al giorno. il ontano oriente ha, come base alimentare, il riso, e il suo cambiamento di abitudini può essere davvero pesante.

l'elemento carburante è più difficoltoso da circoscrivere: qualcuno dice che l'aumento di colture destinate al bioetanolo per autotrazione ha sottratto "biomasse" altrimenti alimentari, altri mettono l'accento sul crescente costo dei trasporti dovuto al povero petrolio malamente utilizzato, e in nome del quale stiamo assistendo ad una nuova generazione di guerre.

nel mio piccolo, nel mio privato -che tendo a rendere pubblico, secondo modalità varie- mi sono sottratto a parte di questo problema. una parte ridicola e marginale per quel che riguarda l'alimentazione cerealicola (qualcuno dovrà pur sempre coltivare il grano per la farina che poi impasterò, quindi sono legato a questo), ma abbastanza concreta e importante per quel che riguarda il carburante. infatti ne uso una parte infinitesimale, rispetto ai miei contemporanei: zero per autotrazione, qualcosa per la caldaia a gas, qualcosa per l'elettricità. da me la caldaia a gas viene accesa per un totale spesso inferiore ai trenta giorni l'anno, il sistema elettrico di casa è a basso consumo. recentemente abbiamo anche staccato il freezer.

ora mi domando: queste mie picole utopie praticate, e lo sfondo utopico "puro" del cambiamento totale del mio impatto sul pianeta (spostamenti, rifiuto dell'acquisto come base quotidiana, applicazione di elementi di decrescita a questo e quell'aspetto, varie ed eventuali tra cui accorciamento della filiera alimentare ricorrendo al gruppo d'acquisto) perché vengono rigettate come irreali o irrealizzabili? sono ben più che reali: forse sono l'unica realtà plausibile. eppure, folle di persone continuano ad andare nella stessa identica direzione: il bordo della caldera del vulcano. dentro si brucia, e ci si dirigono dando al contempo lezioni di vita. questo vale anche per le forme di relazione politica.
di Rotafixa
19.09.07 13:23 - sezione le storie
il 19 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
nonnoulisse ha scritto:

Tutto da quotare.

il 19 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
massimoz ha scritto:

Straquoto pure io...

il 19 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
valentina ha scritto:

e tre...quoto anch'io

rota, ma un bel campetto di cereali quando lo famo? se vuoi ci metto il campo...tu inzia a costruire i carrelli bici per il trasporto ;-). ciao

il 19 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

1) dovevi comprare il pane di Laterza e non quello di Altamura, ma mi rendo conto che è più difficile da trovare.

2) cause aumento prezzo pane al consumo: tutte balle (non ciò che dici tu, ma ciò che viene sostenuto), ma non ho il tempo ora per dilungarmi. Vediamo domani.

3) Sapere la tua procedura per la produzione casalinga del pane non dispiacerebbe: io ci stavo giusto pensando. Nel frattempo continuo con quello di Laterza.

il 19 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

charlie, spiega pure. tieni però conto che gli aumenti e le loro cause riguardano la materia prima non lavorata, il grano. come si arrivi ai prezzi attuali del pane, di cui leggo perché non lo compro più, non ho idea. quasi certamente riguarda la filiera lunga, ma ormai non è più un problema mio.

questo intendevo dire con ciò che ho scritto: che inseguendo e praticando utopia oggi mi trovo meglio di chi la devifisce utopia.
in pratica sono più ricco e più contento.

se è utopia questa....

il 20 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Adimant ha scritto:

Quoto come sempre, maestro Rotafixa, e ti chiedo illuminazione (questa volta non sulla bici ma sul pane).
A breve andrò finalmente a vivere a casa nostra(nel senso di andarmene, definitivamente, dalla casa di famiglia, per cominciareuna nuova avventura con l'altra parte di me). Mi gira in testa, da anni, l'idea di farmi da solo il pane, non solo per motivi economici; anche e soprattutto per ritrovare, anche in mezzo al caos della città più caotica d'Italia (Portici, 70000 abitanti su 4kmq), il contatto con le tradizioni, le radici, il quotidiano di un tempo. Fare il pane era, una volta, il gesto quotidiano forse più importante, quello che dava, sempre e comunque, da mangiare.
Allora l'illuminazione richiesta è: come fai il pane (e mi fa piacere che tu faccia un pane 'siciliano' perchè è da lì che arriva la mia metà)? Che cosa serve, qual'è il procedimento, che tempi ci vogliono?
Eventualmente, se è toppo lungo da postare qui, posso contattarti in altro modo?
Grazie anticipatamente, Rota, e chissà che un giorno non decida di provare una Fixa (ma per me resta sempre un'oggetto assurdo, illogico... non ti incazzare!!)

il 20 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
maria cascella ha scritto:

adimant io posso darti al ricetta della focaccia barese che insieme al pane di altamura non manca mai da una buona tavola pugliese.

il 20 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Adimant ha scritto:

E' decisamente benvenuta, Maria! :)
Nel caso puoi postarmela a: adimant@gmail.com.
E scusate per gli OT...

il 20 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

ma per me resta sempre un'oggetto assurdo, illogico... non ti incazzare!!

non mi incazzo

ma non ti dico come faccio il pane.

il 20 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Adimant ha scritto:

No Rota, ti prego!! E' una cattiveria questa!
Lo sai, io sono un ciclista, uso quasi esclusivamente la bici in città... Ma la fissa per me è ancora di un altro pianeta, di un altro universo... Aiuta un neofita che ti vuole seguire sulla strada della decrescita... Dimmi come fai il pane e ti prometto che ripenserò le mie posizioni sulla fixa!!

il 20 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
charlie ha scritto:

Quanto all'utopia io sono convinto, invece, che si tratti di scelte ponderate, che a molti (non a tutti) sarebbe possibile operare se provassero per un istante ad astrarre dagli accidenti che "contaminano" l'essenza della vita. Ma è un processo difficile, me ne rendo conto, per di più influenzato dalle concrete condizioni socio-economiche-familiari contingenti.


Passando al prezzo del pane, il pur corretto riferimento alle borse merci salta a pie' pari il passaggio fondamentale, che è quello della produzione. Ovvero il prezzo all'origine del grano in Italia è crollato paurosamente a partire da metà anni '90 a causa delle importazioni da altri paesi con costi di produzione più bassi (e non è il solo settore ad aver sofferto tale dinamica); molti in italia hanno addirittura preferito convertire i terreni ad altre coltivazioni. Ad oggi la situazione non è cambiata e soprattutto il prezzo alla produzione non ha subito alcun aumento; su di esso, quindi, la globalizzazione ha (almeno per ora) sortito un effetto contrario a quello strombazzato.
Nè si può parlare di risorse destinate ai carburanti alternativi, che si ottengono da altri prodotti, anche da residui di lavorazione agricola, cortecce d'albero etc..

La verità è che il prezzo di mercato ha una dinamica totalmente slegata dal valore intrinseco del prodotto ed è determinata dagli acquisitori oligopolisti (il fronte dei produttori è spesso estremamente frammentato) che in questo settore (ma come in molti altri, petrolio in primis) fanno il bello e cattivo tempo. Se poi ci mettiamo che l'intera filiera richiede diversi passaggi e che in ognuno di questi l'operatore ha imparato la lezione ("strombazzo l'aumento dei costi-aumento il prezzo") ecco come si arriva ad un prezzo del pane che nulla ha a che vedere con la realtà.

Di fatto sono le dinamiche del mercato falsamente concorrenziale a determinare gli aumenti, in questo come in altri settori.

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