qui giace OneMoreBlog2.31
«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
8,5 km dieci anni dopo
Mi capita spesso quando dorm poco di svegliarmi carico di adrenalina. Stamattina, meno di quattro ore di sonno quando la radiosveglia ha attaccato un fantastico White light, White heat di Lou Reed alle 6.50, dopo che mia figlia è uscita per andare a scuola ho deciso di uscire a correre. Giornata fantastica, ho cominciato alle otto esatte davanti alla Canottieri Olona e ho fatto il percorso da 8 chilometri (più 500 metri extra) che comprende: andata fino al secondo cancelletto, ritorno al primo, di nuovo al secondo, ritorno alla base. Non correvo otto chilometri da quando mi sono fatto male, eppure stamattina la fatica non c'era.
Oggi corro a due minuti al km in più rispetto ai ritmi da maratona di dieci anni fa, ho anche sul groppone 15 kg in più (in via di smaltimento), ma a questo ritmo so che potrei già superare l'ora senza eccessiva sofferenza. In effetti tra il quinto e il settimo km ho riprovato la sensazione meravigliosa che i runner chiamano second wind, quel momento che viene tra la mezz'ora e l'ora, soprattutto se corri appena sveglio, quando il corpo si innesta nel ritmo della corsa e all'improvviso vai senza fare fatica. Le gambe girano più sciolte, l'appoggio si fa leggero, il busto eretto, il bacino viaggia più alto. Oggi è durato quasi fino alla fine, anche se al settimo km mi sono distratto per una stringa che mi cozzava sulla gamba e il second wind si è dissolto. Ma è bello sentirlo.

Altra cosa, noto una diversa percezione della fatica. Correndo, anche nel periodo di massima forma, 68 kg e 40 scarsi sui 10mila, ho sempre sofferto come una bestia. Anzi, mi incazzavo proprio, smadonnavo contro la corsa, "chi me lo fa fare". La gioia di correre - paradossalmente - me la godevo dopo l'ultimo passo, con la sensazione di aver fatto una cosa buona per il mio corpo.

Oggi ho fatto fatica - meno di altri giorni, ma non poca - ma non ho mai sofferto. La fatica mi ha fatto piacere, quasi me la sono goduta, come se in qualche modo l'età mi avesse insegnato a godere dell'impegno anche durante, a trasformare la fatioca in piacere anziché in sofferenza. Comunque è andata benissimo, 8,5 km in 55 minuti, poi sono saltato in sella per fare lo stretching a casa. L'idea di portarmi la vecchia giacca Patagonia e lasciarla infilata sul Kryptonite è ottima, l'aria è frizzante e a pedalare con la maglia fradicia, anche se solo per cinque minuti fino a casa, si sente freddo.

Aneddoto. Stavo passando lo stop del sottopasso diSan cristoforo quando un automobilista è partito senza guardare, puntandomi. Gli ho gridato "imbecille" appena in tempo e quello invece di incassare si è messo a gridare "vieni qui che ti spaccco la faccia". Così ho girato il manubrio e sono andato vicino dicendo "buona idea, oggi non ho ancora fatto le braccia, solo gambe, volentieri vengo". Quello è sceso davvero, incredibile, però quando mi sono avvicinato - pur senza togliersi la faccia aggressiva - ha cominciato a dire che avrebbe chiamato i carabinieri. Così gli ho detto "ma dai, non fare il selvaggio che sei un travet" e me ne sono andato. Ho la sensazione che prima o poi con qualkcuno di questi finisce a botte, soprattutto perché se fanno una cazzata non risparmio gli insulti. Vuol dire che oltre alla corsa riprendo anche il buon vecchio contact, 20 anni dopo!

Niente musica purtroppo, ho portato la custodia, ma ho dimenticato l'iPod. Vabbè, è stato bellissimo lo stesso.
di Alberto Biraghi
19.09.07 19:08 - sezione on the road again
il 20 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
achab ha scritto:

"Oggi ho fatto fatica - meno di altri giorni, ma non poca - ma non ho mai sofferto. La fatica mi ha fatto piacere, quasi me la sono goduta, come se in qualche modo l'età mi avesse insegnato a godere dell'impegno anche durante, a trasformare la fatioca in piacere anziché in sofferenza."

Questa è l'essenza degli sport individuali di fondo. Se tu provassi a venire in salita con me in bici, capiresti perché la fissa nella vita non è tutto. Quando "rompi il fiato" e le gambe girano come un motore e la fatica te la mangi, e senti il tuo corpo, leggero e aerodinamico, in ongi suo muscolo, hai quella sensazione di essere più forte più libero di qualsiasi palestrato della terra. E' come se in un attimo avvertissi che l'essenza dell'uomo è quella di essere leggero. Come diceva Alì? Come la farfalla. E se c'è qualcosa che Alì ha insegnato (si pensi al match contro Foreman) è proprio la forza di essere leggeri.
"Mangia solo quello che ti serve che il resto te lo porti in salita"
(Fausto Coppi)

Altrove: A - rivista anarchica | Accordo | Anticatechismo | Chan Hon Chung | Ciclistica | Il Deposito | Don Zauker
Gruhn Guitars | Giordano Bruno | Libertaria | Movimentofisso | Brian Setzer | Shel Shapiro | UAAR | Il Vernacoliere