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«Ma io sono fiero del mio sognare, di questo eterno mio incespicare» (Francesco Guccini)
Bambini e politica
MartaMeo.jpg Il 23 settembre era il terzo compleanno di mia figlia Francesca e io ero a Siena per un'iniziativa. Raramente mi capita di parlare di bambini, ma siccome quel giorno me ne ero andata senza festeggiarla ho pensato di farlo attraverso la politica con un discorso dedicato a lei e ai bambini in genere. Ecco quello che ho detto.
Da quando c'è stato il caso “lavavetri di Firenze” continuo a pensare che vorrei che i temi della città e della cittadinanza entrassero nell'agenda del Partito Democratico, perché riguardano la quotidianità di ciascuno di noi e perché su questi la politica è stata assente per troppo tempo.
Oggi molti di questi temi sono tornati ad entrare nelle agende politiche del centrosinistra, ma vengono trattati quasi esclusivamente come emergenze: emergenza rifiuti, emergenza sicurezza, emergenza lavavetri ecc.
Urgenze che tendono a determinare approcci emergenziali tenendo lontano la politica dalle idee e da un approccio sereno e progettuale alle cose.
Ma cosa è successo alle nostre città?
Certo che pensando ad alcune scene, ad alcune immagini tipicamente italiane, come ad esempio a delle persone che stanno in una piazza, che lavorano, si parlano, si incontrano, oppure pensando a dei bambini che escono da scuola e che ritornano a casa da soli, o a dei ragazzini che in un quartiere qualsiasi organizzano un loro spazio nella strada per giocare e stare insieme, stiamo quasi certamente pensando a delle immagini in bianco e nero.
Queste immagini che fanno parte di un nostro bagaglio culturale e che attraverso il cinema italiano hanno fatto il giro del mondo, sono rimaste in bianco e nero, raccontano modi di vivere che in Italia ormai riguardano solo delle piccole oasi di serenità.
Se invece proviamo a pensare a delle immagini di oggi, a colori, vediamo città sommerse dai rifiuti, soffocate dalle auto, città dove non si vedono più bambini per la strada, città d'arte sopraffatte dai turisti, città innervosite da tutto, città arrabbiate.
Temo che qui non si non si tratti di destra o di sinistra (gli esiti delle diverse amministrazioni non mi sembra siano state negli anni molto dissimili), ma banalmente di abbandono, di assenza, di politica del vuoto.
E' come se le città si fossero lasciate vivere, passando dall'essere luoghi dello stare ad essere luoghi del transito, possibilmente motorizzato, per dirla con Marc Augè, Nonluoghi .
I primi a fare le spese di tutto questo sono i bambini, che noi sottraiamo dal vivere la città, li chiudiamo in dei recinti protetti e controllati credendo di proteggerli, ma soprattutto ci sottraiamo al loro giudizio tenendoli lontani da quei monumenti di inciviltà che abbiamo creato.
Messi i cuccioli al sicuro possiamo accettare che le nostre città siano posti invivibili, anzi, una volta che le abbiamo liberate di loro, le abbiamo potute consegnare tranquillamente alle auto.
Abbiamo vissuto chiusi nelle automobili, che essndo prolungamenti dello spazio privato ci hanno reso indifferenti a quello che succedeva intorno a noi e ormai confondiamo le conseguenze di uno stato di abbandono con un'emergenza sicurezza in cui a volte, frettolosamente, mettiamo insieme indifferentemente sfruttati e sfruttatori.
Nel 1994 a Venezia ci fu un interessante convegno dal titolo di “Bambini per strada”, l'idea di fondo era che il punto non è tanto quello di proteggere i bambini dalla strada quanto quello di dare loro un altro tipo di città.
Bambini per strada è una provocazione per dire che dobbiamo portare di nuovo fuori i nostri figli e dare loro strade in cui stare e vivere bene.
Se pensassimo ai bambini come a dei cittadini esigenti a cui dobbiamo dare la possibilità di appropriarsi di quella straordinaria gioia dell'essere per la strada potremmo esigere città percorribili, dall'aria sia respirabile, città che non ci facciano paura, dove ci si possa “sentire a casa”, anzi, dove ci si possa sentire nella propria città.
La politica sembra aver dimenticato che tra città e cittadinanza esiste una correlazione e che quindi agire su di essa non è solo un fatto normativo, di standard, di pianificazione.
Il rapporto tra città e cittadinanza deve essere un rapporto che la politica ha il dovere di mantenere sempre vivo e fecondo, la città deve essere pensata come palinsesto, un terreno mutevole in cui i cittadini riaffermano nello spazio il proprio diritto di cittadinanza.
E se l'idea stessa di cittadinanza non può prescindere da un luogo fisico, la città, noi non possiamo dirci politici se non pensiamo alla strada, alla piazza, a chi sta intorno ai semafori, all'aria che respiriamo e a chi vive tutto questo insieme a noi.
di Marta Meo
26.09.07 16:53 - sezione visti dal Campo
il 26 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Valeria ha scritto:

Approvo tutto quel che dici. Mi chiedo però quante mamme desiderano veramente passegiare coi propri figli per strada, vederli correre, usare la città, i suoi marciapiedi, le sue piazze per qualcosa di diverso dal semplice "spostamento" da un luogo all'altro. Quante persone credono che sia un diritto da garantire per vivere bene quello di cui parli? Qui a Milano... pochine, temo.

il 26 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
invel ha scritto:

che belle cose che scrivi e come le scrivi bene... in fondo il ciclista è il bambino del traffico, come soggetto "debole" e come sfrontato giocherellone, talvolta a suo rischio. penso al libro di john berger "here is where we meet", a giuliana bruno "atlante delle emozioni". fisicità, spazialità e teatro delle relazioni, per sottrarci alla crescente virtualizzazione dei rapporti umani, dalla televisione in poi. in questo milano è come tutte le altre citta, forse solo un luogo dove queste problematiche si vivono con tale intensità che ci spaventa e ci rifugiamo dietro il comodo alibi che "tanto a milano..."

[reading from Ways of Seeing by John Berger]

Seeing comes before words. The child looks and recognises before it can speak. But there is also another sense in which seeing comes before words. It is seeing which establishes our place in the surrounding world; we explain that world with words, but words can never undo the fact that we are surrounded by it. The relation between what we see and what we know is never settled.

il 26 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

poche ma buone. ai miei bambini darò qualità della vita anche se ciò dovesse richiedermi di andare ad abitare nel varesotto.
Carolina

il 26 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Marta Meo ha scritto:

carolina
sei sicura di quello che scrivi? ;-)

il 27 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
doraemon ha scritto:

Il 23 settembre è stato anche il compleanno di mio figlio che ha compiuto 11 anni e da qualche giorno frequenta la prima media, con l'occaisone ha ricevuto le chiavi di casa e la nostra benedizione, va e torna da solo da scuola come facevo io 30 anni fa e di anni ne avevo 7.
4 anni di autonomia persi da mio figlio, mentre gli altri genitori, continuano imperterriti a sfoderare suv e macchinoni per fare 300 metri e accompagnare i bambOni dietro il banco. Le paure più gettonate sono pedofili e automobili. Ma piu' pedofili (eh..signora mia!)

Nessuna madre nel mio quartiere osa lasciar percorrere al figlio piu' di 100 metri a piedi da solo, ancor prima che in ansia si sentirebbe disapprovata, una madre degenere. Quando i bambacioni a 16 anni suonati reclamano la giusta indipendenza il cellulare è l'ultima spiaggia per allungare il brodo, l'indispensabile coperta di linus utile solo a timwindvodafoneecc. Questi sono bravissimi con la play e sarebbero incapaci di attraversare una strada.. mica la A1... queste fobie non si spiegano nemmeno con l'automobilizzazione del paese... ho idea che la televisione in italia stia facendo danni irreversibili

il 27 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

la politica va lasciata alle donne come marta, più la leggo e più mi sembra la cosa giusta da fare.

fortunatamente un certo modo di sentire lo spazio urbano e di resistere allo sfasciume delle metropoli, a partire dal marcio nei cervelli che non sanno più distinguere grano da loglio, si sta diffondendo.
ognuno lo faccia a modo suo, ma lo faccia.
lo stato delle cose non è ulteriormente sopportabile. è insensato e venefico.

il 27 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
ANTONIO D. ha scritto:

@ A proposito di figli e di mamme
Qualcuno é al corrente della situazione tagli
dei fondi x la scuola (insegnanti di sostegno x ragazzi con H,CHE SONO STATI RIDOTTI VERGOGNOSAMENTE DA UN GOVERNO DI SINISTRA...
Dopo una lettera di una coraggiosa signora (mamma di LUCA)il ministro Fioroni aveva promesso
la risoluzione del problema.

il 27 Settembre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Carolina ha scritto:

sì che lo sono. i padani fanno ridere,ma se si hanno bambini poi non credo si faccia proprio la vita mondana a tutti i costi. :-)
Carolina

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