«A Roma spadroneggia un piccolo gruppo di padreterni, i quali si sono persuasi, insieme con qualche ministro di avere la sapienza infusa nel vasto cervello». Non sono parole di Beppe Grillo, né di Guglielmo Giannini, né di quel Corrado Tedeschi che inventò il Partito della bistecca e neppure di Umberto Bossi ai tempi in cui tuonava «mai più soldi agli stronzi romani». L'atto di accusa è di Luigi Einaudi, oggi venerato come uno dei padri della Patria e una delle figure più limpide della nostra storia anche da quanti un tempo lo consideravano un avversario.
Era il primo febbraio 1919, la Grande Guerra era finita da poche settimane, Guglielmo II era fuggito nei Paesi Bassi, a Berlino erano stati appena rapiti e uccisi Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, a Parigi s'era aperta la Conferenza di pace e da noi, dove Luigi Sturzo aveva appena fondato il Partito Popolare, cominciava quel «biennio rosso» che si sarebbe concluso con una dura sconfitta delle sinistre e l'avvento del fascismo. Alla guida del governo c'era Vittorio Emanuele Orlando, agli Esteri Sidney Sonnino, al Tesoro Bonaldo Stringher, alla Giustizia Luigi Facta. Gente che Einaudi considerava, per usare un eufemismo, in larga parte inadeguata. La storia si ripete. E questo si sapeva.
Ma gli Italiani dimenticano molto in fretta!
L'importante è fare ciascuno i propri interessi.
Per una volta riusciremo a "cambiare" senza passare
dalla dittatura?
I corsi e ricorsi storici, Grillo eviterà il formarsi di fasci di combattimento o fornirà loro l'humus sul quale germogliare?
A me non fa paura Grillo con le sue campagne (giuste), ma gli approfittatori che salteranno sulla barca delle sue istanze (e magari col suo bollino blu) col solo scopo di prendere il potere.
Sono anche certo che D'Alema ed altri padreterni di oggi non si faranno mai da parte.
Quindi sono molto pessimista.
Einaudi denunciava un problema già ben noto ai suoi tempi. Ricordo che Bakunin, nella disamina introduttiva della situazione politica europea in Stato e anarchia, scriveva che l'Italia merita un discorso a parte. Gli italiani, secondo Bakunin, mostrano un disprezzo per i loro governanti che non si riscontra in nessun altro paese. Ma, tuttavia, eleggono sempre gli stessi.
Ma quale storia che si ripete. Ma non scherziamo per favore.
C'è eccessivo qualunquismo ed opinioni espresse grazie a deduzioni "a naso" alimentate dalla cronaca politica.
Io non sottovaluterei la realtà "percepita" grazie ai mezzi d'informazione (o propaganda?).
La propaganda della vittoria mutilata e del pericolo rosso portò ai fasci... in realtà l'Italia aveva problemi economici e sociali causati da una guerra, che i governanti non affrontarono.
Oggi i telegiornali parlano di Grillo e non dell'assenza di servizi sociali, dell'erosione dei diritti dei lavoratori dipendenti (precariato e riforma pensionistica), insomma dei problemi che la nostra classe politica non affronta (la prossima finanziaria favorirà le imprese con altre agevolazioni fiscali).
Per cui le assonanze ci sono.
Bel post. Grazie.
LA STORIA MAESTRA DI VITA
ma gli studenti mai se ne ricordano o credono sempre che l' oggi sia speciale rispetto al passato
complimenti per il post
però, la questione può essere letta anche da un punto di vista scalfariano
tre anni dopo questa denuncia a tutto tondo di einaudi, in un clima di sfiducia e antipolitica montante, andarono al potere i fascisti (quindi non einaudi e chi con lui denunciava l'intera classe politica)
allo stesso modo ora che grillo e molti altri se la prendono con tutti i partiti indistintamente, c'è il rischio che a trarne vantaggio sia l'ennesimo uomo forte (quindi ovviamente non grillo e gli altri).
era questo in sostanza ciò che sosteneva scalfari.
non so quanto sia realistico, però se stiamo ai corsi e ricorsi storici, non si può certo tacciarlo di demenza senile o cialtronaggine.
Se lo lasciassero lavorare in pace, c'e' un signore ben educato, intelligente e con tanta esperienza che a Roma che qualcosa di buono lo potrebbe fare. Ecco un esempio:
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Economia/2007/09_Settembre/28/bozza_finanziaria.shtml
Se la storia venisse insegnata a scuola come si deve... ah già la scuola, dimenticavo è solo una voce di spesa pubblica.
Quello che faceva il giovane Einaudi negli anni 20 alla scuola pubblica non si insegnava e non si insegna. Pero' si insegnavano e si insegnano Gramsci e Sturzo.
E' una casta un pò particolare ma sempre casta è!!!
http://www.repubblica.it/2007/09/sezioni/cronaca/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa/conti-della-chiesa.html
Buona lettura!
:-)))
http://www.senato.it/notizie/RassUffStampa/070927/forpj.tif
Italia Oggi del 27 settembre, prima pagina.
In pensione dopo un giorno.
Vitalizio a quattro ex radicali che si sono dimessi una volta eletti.
Ricevono un assegno di euro 1.733 netti mensili i signori Angelo Pezzana, Piero Craveri, Luca Boneschi e Renee Andreani.
Hanno corso nelle elezioni del 1987 per le liste radicali e sono entrati UNA VOLTA in parlamento, per dimettersi.
Ma va tutto bene, non demonizziamo la classe politica..poveracci, fanno quello che possono, perfino lavorare un solo giorno per poi percepire una pensione che un lavoratore normale, dopo 40 anni si puo' solo sognare...meglio sputtanare Grillo, guardargli le verdurine nei denti, quante contravvenzioni ha preso e quante volte si è messo le dita nel naso...
bella la definizione di Cremaschi (se non sbaglio), non una casta ma bensì un'accozzaglia di oligarchie!
no, moloko,
da bonanni, ossia da che pulpito la predica...