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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
Solo la cultura salverà l’Italia
2055.jpg Solo con uno straordinario investimento nella cultura sarà possibile il rinnovamento civile e morale necessario per fronteggiare le contraddizioni sociali, l’insicurezza diffusa, il vuoto di relazioni che minacciano le nostre comunità. La società dell’ignoranza non può che produrre violenza, ingiustizia, insicurezza. È nella conoscenza, nella circolazione delle idee che una comunità trova gli strumenti per comprendere ed elaborare le trasformazioni che l’attraversano, e riconosce la propria identità. I diritti culturali fanno la differenza fra una società di sudditi o di cittadini liberi, sono motore del cambiamento, strumento di emancipazione delle persone, base del patto di cittadinanza che rende praticabili i diritti umani. La cultura crea consapevolezza e partecipazione, allarga gli spazi di democrazia, è ingrediente insostituibile del sistema di welfare perché crea benessere sociale, mentre il vuoto culturale genera conflitti, disagio ed esclusione.
Ma è necessario contrastare l’omologazione imposta da un mercato dei consumi culturali che produce la parcellizzazione delle conoscenze e mortifica l’autonomia di pensiero. C’è bisogno di politiche culturali che non releghino i cittadini al ruolo di consumatori passivi, ma favoriscano la crescita delle persone, investano nel sapere collettivo e nella formazione permanente lungo tutto l’arco della vita. Il sistema pubblico della formazione deve recuperare la sua funzione decisiva per la crescita individuale e collettiva dei cittadini, aiutare i giovani a costruirsi gli strumenti del sapere critico e dell’autonomia di giudizio, contrastare le nuove marginalità ampliando l’offerta educativa.
Per una cultura che sia volano di sviluppo sociale occorre spostare il baricentro delle politiche pubbliche, oggi eccessivamente sbilanciato verso i grandi eventi e le grandi istituzioni, in direzione della cultura di base, della formazione diffusa, della produzione culturale alla portata di tutti. Anche con scelte coerenti nella destinazione delle risorse. Non va bene che i fondi per la cultura siano i primi sacrificati nei bilanci pubblici, o che servano solo per qualche operazione d’immagine.
Bisogna promuovere cultura anche al di fuori dagli spazi canonici, sostenere i gruppi di base, le scuole di musica e di teatro, le iniziative dedicate alla terza età, incentivare la lettura e i consumi culturali. Riconvertire spazi da destinare alla cultura, investire nella produzione contemporanea, aiutare i ragazzi e le ragazze ad esprimere la propria creatività, valorizzare le esperienze dei circoli giovanili, incubatori di idee e nuove professionalità. Creare opportunità dove mancano, aprire sale cinematografiche, teatri, spazi musicali nelle periferie e nei piccoli centri. Riconoscere il ruolo prezioso e insostituibile dell’associazionismo culturale.
L’Arci è la più grande associazione culturale del paese, una rete di esperienze di base in cui centinaia di migliaia di cittadini esercitano ogni giorno, nelle forme più diverse, il diritto a produrre e consumare cultura. Le case del popolo che cinquant’anni fa diedero vita all’Arci rivendicavano il diritto dei lavoratori alla cultura popolare come strumento di un cammino collettivo di emancipazione e di giustizia. Attraverso mezzo secolo, quell’obbiettivo ha segnato l’impegno costante di una moltitudine di giovani e di anziani, intellettuali e persone comuni. Un percorso fatto di migliaia di esperienze associative, scuole popolari, circuiti teatrali alternativi, cineforum, grandi eventi a portata di tutti, musica nelle piazze e negli stadi, provocazioni culturali, battaglie civili in nome della conoscenza, contro la censura e il conformismo, per la libera informazione. Un’associazione che nel tempo ha sperimentato nuovi linguaggi, dato voce a temi e diritti emergenti, sempre al centro del dibattito culturale del paese, antenna sensibile alle trasformazioni della società, fucina di idee, laboratorio di educazione popolare e di creatività.
Oggi più che mai c’è bisogno di rilanciare questo lavoro, offrire ai cittadini spazi ed opportunità per soddisfare il bisogno di esprimersi, sapere e capire. Di affermare con forza il diritto alla cultura come ingrediente insostituibile del progresso sociale e della costruzione di un mondo migliore.
Per questo, in occasione del suo cinquantenario, a Ravenna dal oggi al 13 ottobre l’Arci interrogherà se stessa, il governo, la politica, studiosi e operatori del settore su come sostenere la battaglia per un sistema culturale aperto, partecipato, innovativo. Parleremo di welfare culturale, della legislazione su musica e spettacolo, di tutele alternative del diritto d’autore, di politiche culturali capaci di guardare oltre il mercato ed i grandi eventi. C’è molto da fare per ridare dignità a una politica per la cultura che sia motore di un nuovo sviluppo sociale.
di Paolo Beni (presidente dell'ARCI)
fonte: l'Unità
11.10.07 10:40 - sezione cultura
il 11 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
rotafixa ha scritto:

non ho capito se è la cultura che salverà l'italia o saranno le associazioni culturali a farlo.

il 11 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
neuro ha scritto:

"Un’associazione che nel tempo ha sperimentato nuovi linguaggi, dato voce a temi e diritti emergenti, sempre al centro del dibattito culturale del paese, antenna sensibile alle trasformazioni della società, fucina di idee, laboratorio di educazione popolare e di creatività."

E che poi è finita, almen dalle mie parti, a locali con tessera arci, gruppi ska di ordinanza, buttafuori e gente alternativa che è convinta che prendendo una birra lì invece che altrove (allo stesso prezzo, tra l'altro) sia fare politica.
Alla fine i locali arci sono meno zozzi di un centro sociale, ci puoi andare anche se non sei comunista e nessuno ti rompe le palle se non sei contro la guerra. Il resto? sporadiche apparizioni in piazza, magliette con scritte irriverenti, sciarpe e borsette pseudo-etniche, al venerdì l'iniziativa intellettuale e al sabato quella per i gggggiovani....
ho l'idea che anche all'interno dell'arci ci sia (e da tempo) una gran differenza tra chi vi adersice (aderiva) come movimento e chi ne fa(ceva?) business, locali, circoli e sponsorizzazioni...
una specie di azione cattolica con canne e dischi di manuchao in vendita...
magari nellle grandi città è diverso...
le parole sopra riportate sono interessanti e lucide ma personalmente non vi trovo parecchio riscontro almeno dalle mie parti anche perchè comunque è una cultura, intrattenimento, svago, arte che continuano ad essere a pagamento anche se invece che solo un calcio in culo in cambio si ricevono un calcio in culo ed un chinotto...(parafrasando benni)
Magari mi sbaglio...è qualche mese che non frequento più luoghi del genere, nonostante io continui a ritenerli i meno peggio, pur non sapendo più perchè...

il 11 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

neuro, per molti versi hai ragione.
semplicemente in italia non esistono centri sociali per i giovani (se non quelli che giustamente sono stati presi con le occupazioni).
infatti, a differenza del resto d'europa, in italia si presume che i giovani o vanno in discoteca o in patronato. non e' previsto altro.

ergo, qualsiasi luogo di aggregazione che non sia fetidamente cattolico o stupidamente commercial-modaiolo e' meglio del nulla.

con tutti i pesantissimi limiti che hai esposto.

purtroppo la classe politica dominante oltre che abbruttita per evidenti motivi ideologici e anagrafici e' anche estranea alla cultura che si respira nel resto d'europa.

il 11 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
fuoridisenno ha scritto:

@@ Solo la cultura salverà l’Italia
di Paolo Beni (presidente dell'ARCI) - sezione cultura

NON metto in dubbio ciò che dici nel tuo papiello,
certamente dici cose giuste.
Il problema italiano urgente impellente strategico e via cosi',é la questione morale a tutti i livelli.
se si,se si,se si,dovesse risolverlo "il problema" avremmo posto le basi per un vivere in un paese giusto e civile.

il 12 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
lupo ha scritto:

Fuoridisenno, sono d'accordo che la crisi numero uno in Italia e' quella morale. Pero' e' anche vero che se la persona media non fa un po' di sforzo per emanciparsi, leggere, viaggiare, guardare piu' in la', la crisi morale non si risolve. Perche' l'humus in cui mediamente si vive in Italia e' marcio, e se le tue frequentazioni sono Miss Italia e Gente nessuno te lo fa capire. Per esempio, tremo al pensiero di quale sarebbe stato il mio orizzonte culturale - e anche morale - se non avessi imparato bene qualche lingua straniera.

Che poi la soluzione siano le bancarelle etniche dell'arci e' tutto da vedere.

il 12 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
Lorenzo ha scritto:

"Alla fine i locali arci sono meno zozzi di un centro sociale, ci puoi andare anche se non sei comunista e nessuno ti rompe le palle se non sei contro la guerra."

Non tutti i centri sociali sono zozzi, dipende da chi se ne occupa: mai pensato di occupartene tu? Entra chiunque (con pochi soldi in caso di concerto), a meno di non avere cranio rasato e celtica tatuata sul braccio; e personalmente non sono comunista. Ma se non sei contro la guerra è meglio che te ne stai a casa sul divano a guardare il TG4, invece di polemizzare.
Sulle opinioni sull'Arci, invece, tendenzialmente concordo.

il 12 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

Secondo me l'amico dell'arci non sta friggendo aria (come potrebbe sembrare ad una prima lettura) ma battendo cassa a contributi pubblici. Il tutto, ovviamente, con alate e burocratiche parole in politichese.

il 12 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

dedalus pero' vive in un mondo ideologizzato tutto suo, tra l'autismo e le droghe sintetiche.

mi pare quei giornali di destra che si inventano contributi pubblici anche ai csoa per far arrabbiare i borghesoni del centro e farli votare a destra sull'onda dell'indigliazione.

peccato che sian panzane

il 12 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
dedalus ha scritto:

Mi sfugge quello che ti passa per la mente.
Pensi che non sia vero?
Che la sbrodolata del presidente arci sia retorica congressuale e basta?
Mi pari ingenuotto..(oppure ci fai?)

il 12 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
prefe ha scritto:

ma di cosa si parla?
i circoli arci non fanno politica.
Sono banali locali, quando uno vuole aprire un locale decide se farlo arci, così ha un tot di agevolazioni (vedi gruppi musicali). Fine.
Nei locali Arci che ho visto c'erano fior di gestori di destra, ne sono sicuro.

il 12 Ottobre 2007 (quando OMB accettava i commenti)
paolo ha scritto:

Si torna al punto. cioè la paritocrazia.

Fare attività culturale indipendente in Italia è quasi impossibile (a meno che si faccia una bella occupazione ;-).
Per chi non lo spaesse l'arci era il braccio culturale del Pci.
Così per aprire un locale o un'attività ed essere tutelati dagli abusi comunali o questurini, ci si federva in Arci.
Perchè se no ti chudevano il locale....
Ancora adesso è così. Ergo l'arci è un cappello tutto politico, anzi partitico per poter fare attività.
è l'Italia bellezza...
E fino a qualche anno fa in Italia esistevano solo dc psi e pci....
Oggi nasce il partito democratico e l'Arci guarda a caso punta gli occhi porpio li.

Per neuro vorrei solo dire che ci sono centri sociali che non sono così zozzi, e dove forse la zozzeria è più apparente che reale, il contrario di quello che accade altrove.
Tutto lindo, ma sotto sotto....

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