Follines
Marco Follini, a vederlo così, dev’essere proprio una cara persona. Sempre felpato, aggraziato, flautato. Fin da quando, ancora in fasce, Babbo Natale e Mamma Dc gli portarono in dono sotto l’albero la sua prima poltroncina: un posto ben infiocchettato nel consiglio di amministrazione della Rai. Lui vi si accomodò senza far rumore né dare fastidio, anche perché il suo sederino d’oro era ammortizzato con soffici pannolini Lines, anzi Follines. Con la stessa grazia l’altro giorno s’è morbidamente assiso sull’ultima poltrona in ordine di tempo: quella di «responsabile per le politiche dell’informazione» del Partito democratico. La sua fu un’infanzia difficile. Mentre i suoi coetanei andavano all’asilo, con il cestino e il grembiulino, lui si faceva portare in viale Mazzini sul passeggino blu con la sirena, spinto da Biagio Agnes. Mentre i compagni di scuola si baloccava- no con Big Jim e si scambiavano le figurine Panini, lui giocava ai palinsesti. Mentre gli amichetti dell’oratorio guardavano i cartoni di Heidi e Mazinga, lui li mandava in onda. Gli altri, compreso l’inseparabile Piercasinando, abbordavano le ragazze: lui intanto riceveva Don Lurio, Pippo Baudo e Raffaella Carrà. Nel 1994, al seguito di Pier, Follines approdò al Ccd, poi ribattezzato Udc. Di cui, nel 2001, divenne il leader nazionale. Finché, nel 2005, fu promosso addirittura vicepresi- dente del Consiglio nel governo Berlusconi 2-bis. Difficile rintracciare, nella sua attività politica della passata legislatura, una traccia, un segno, un vagito che giustifichi la nomina di responsabile del Pd per l’informazione. Nel senso che per cinque anni Follines votò tutte le leggi vergogna, dalla prima all’ultima, senza eccezione alcuna. E senza nemmeno la faccia malmostosa per la sbobba che gli toccava ingurgitare: anzi, digeriva tutto con quell’arietta soave e spensierata da vecchio bambino, da ministro al Plasmon. Votava le leggi sulla (anzi, contro la) giustizia: rogatorie, falso in bilancio, scudo fiscale, condoni, Cirami (uomo dell’Udc), Maccanico-Schifani, Cirielli, Pecorella. Ma anche sulla (anzi,contro la) libertà d’informa- zione: Gasparri 1, Gasparri 2, decreto salva-Rete4, Frattini sul (anzi, pro) conflitto d’interessi. Mai l’ombra di un dubbio, un cenno di ripensamento. Intanto i diktat, bulgari e non, si susseguivano contro giornalisti e attori dotati di un briciolo di libertà. E lui sempre lì con l’estintore in mano a spegnere le polemiche: in fondo non stava accadendo nulla e bisognava «abbassare i toni». Mentre Berlusconi, da Sofia, cacciava Biagi, Santoro e Luttazzi, Follines alzava il ditino e metteva sullo stesso piano epuratore ed epurati: «Non mi piacciono Biagi e Santoro, ma mi piacciono ancora meno le liste di proscrizione. E, poiché sono ottimista, dico che quelle liste non ci saranno. Certe reazioni sono sproporzionate». Naturalmente le liste ci furono, Biagi, Santoro e Luttazzi scomparvero per cinque anni dal video, sostituiti da un plotone di uomini Mediaset, ma lui non se ne avvide. Anzi, quando il 9 marzo 2003 Santoro reclamò i propri diritti violati, Follines lo zittì: «Ho letto l’intemerata-intervista di Santoro: faccio notare che lui non è Matteotti, Berlusconi non è Mussolini e quando tornerà in video non sarà lo sbarco in Normandia». Dimenticò di spiegare quando sarebbe tornato in video. Poi rientrò in letargo per tre anni. Alla vigilia delle elezioni, attaccò il Corriere della sera perché Paolo Mieli aveva invitato i lettori a votare Unione: «Il Corriere ha perso un pizzico della sua credibilità». Poi attaccò l’Unione: «Sembra un ballo a corte, frivolo e variopinto. Sulla sua bandiera si potrebbe scrivere il motto della Rai “Di tutto di più”. C’è posto per chi tifa per gli elettori iracheni e per chi sfila in piazza con la kefiah. Riescono a essere a favore delle famiglie e a favore dei Pacs. Per tenere la legge Biagi, per riscriverla e cancellarla. Per l’alta velocità, ma non tutti. Contro il ponte dello Stretto, ma poi a Messina dicono che lo faranno loro. Ci piacerebbe che la Margherita non fosse tanto insopportabilmente educata e compiacente verso i propri alleati. Abbiamo scoperto una sinistra una e bina». Un anno dopo si schierava con la sinistra una e bina, frivola e variopinta. Talmente variopinta che l’ha nominato responsabile per l’informazione. Forse nella speranza che, nel frattempo, Follines s’informi.