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«I'm a picker, I'm a grinner, I'm a lover and I'm a sinner, play my music in the sun» (Steve Miller)
Storie di magliari
Velardie e Polito «Noi vogliamo bene a Walter Veltroni. Ne abbiamo apertamente sostenuto il tentativo di rimonta anche se sapevamo, e scrivevamo, che la rimonta la stava facendo Berlusconi, incurante di Clooney, di Jovanotti, e perfino della Madia. Pubblichiamo di tanto in tanto i pregevoli articoli che ci invia. E se dovessimo scrivere un libro affideremmo certamente a lui la prefazione: è uno specialista del genere».
Il commentino riportato qui sopra è tratto da "il Riformista", quotidiano di origine d'alemiana, in risposta al recente attacco di Veltroni («Vende 2. 000 copie e fa la spiega a noi che abbiamo preso 12 milioni di voti. Mi verrebbe da dire: per prima cosa pensa a vendere più tu»), ultimo episodio della lotta senza quartiere tra bande rivali che dilania il "partito del rinnovamento" (il Riformista è partecipato dagli Angelucci, editori anche di Libero e al contempo vicini a D'Alema, quello che "Veltroni non sarà segretario finché io sono vivo", appunto), che è già peggio della Diccì dei tempi d'oro.

In sella al quotidiano è tornato Antonio Polito (qui immortalato col degno compare di merenda Claudio Velardi, due facce due garanzie), a cui non è stato riconfermato il mandato parlamentare (trooppo viscido perfino per il parlamento italiano?), che una direzione ai messi da parte non la si nega mai. Appena tornato in sella al quotidiano con un quarto dei lettori di OMB (ma che nel 2006 ha incassato 2,6 milioni di sovvenzioni pubbliche) l'impomatato direttore ha colto la prima occasione per sputare un po' di veleno sull'avversario vincente (Walter) del suo padrone perdente (Massimo). Una vicenda di basso profilo, utile però per comprendere come vanno le cose nella cosiddetta sinistra italiana. Riassumendo:

1 - Il Riformista non è un giornale, ma una brochure di propaganda politica. E ha la faccia tosta di dichiararlo apertamente, pur incassando i contributi per l'editoria. A questo punto perché non darli al giornalino dell'Esselunga?
2 - Antonio Polito dichiara apertamente di aver raccontato balle in campagna elettorale, quindi non è un giornalista. E' stato un pessimo parlamentare (illegittimo in quanto designato dai partiti, non eletto dai cittadini, esattamente come gli attuali mille parlamentari illegittimi) e oggi è un quaqquaraquà rancoroso (ndr: la prima delle due qualifiche, "parlamentare", non è meno infamante della seconda) che sparge veleno (peraltro in ambito ristretto) a spese della collettività.
3 - Il Piddì è una terra di nessuno, teatro di sfide all'ultimo sangue tra mammasantissima che si scannano per il loro potere, a spese della collettività.
4 - Incredibilmente, nel Piddì nessuno pensa di prenderlo a calci nel culo Polito, ma si continua a fornire i prestanome necessari a sgraffignare finanziamenti. Altra dimnostrazione che forse Silvio non è tanto peggio.

Riflessione: a sinistra ci si stupisce che il 50% abbondante di elettori italiani creda a Berlusconi. In realtà sarebbe ora di cominciare a stupirsi per il fatto che il 30% degli elettori italiani abbia creduto alle panzane della congrega catto-cialtrona che si spaccia per centrosinistra, ma schiera caleari, colaninni, ichini, e compagnia, poi va a merenda con gli Angelucci. E paga (si fa per dire, pagano i cittadini) stipendi da nababbo a magliari del livello di Antonio Polito.

PS: Non c'è fine al peggio in questo povero paese senza più speranza.
28.04.08 10:42 - sezione povera Italia
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