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«A politician, you know the ethics those guys have. It's like a notch underneath child molester» (Woody Allen)
La città proibita
e26b01a.jpg E finalmente, dopo un quarto d'ora di schermo insudiciato da Volkswagen, Citroen, Mitsubishi, Fiat, Peugeot (tutte che corrono in assoluta solitudine su strade meravigliose, guidate da strafighi e strafighe), si può scappare indietro di mille anni, nella Cina della dinastia Tang a riprendere fiato. L'ultimo film della trilogia wuxiapa di Zhang Yimou (a seguire i magici Hero e La foresta dei pugnali volanti) è' un tuffo ristoratore nella Città Proibita all'epoca della dinastia Tang, poco prima dell'Anno Mille occidentale. Grazie al maestro cinese di regia si entra nel Palazzo Imperiale, un mondo in cui un'atmosfera ovattata - occasionalmente interrotta da suoni e grida rituali - circonda gli inquilini. C'è l'imperatore Ping, impersonato dall'ottimo Chow Yun-Fat, l'imperatrice Fung (a cui presta il volto la splendida e misteriosa Li Gong), ci sono i figli e ci sono ordini infiniti di cortigiani, servitori, camerieri, guardie e soldati. L'inizio del drammone meravigliosamente cinese si percepisce da un malore dell'imperatrice. Sarà subito chiaro che la sua vita è in pericolo e che la millenaria perfezione formale della famiglia imperiale nasconde infinite trame. Tutto sarà svelato nel giorno del Chong Yang, la festa dei crisantemi, in cui odio e rancore esploderanno in una battaglia epica che si concluderà in un'alluvione di vendetta e morte.

Una volta di più Zhang Yimou riesce a stupire con la perfezione estetizzante della sua regia. Lo spettatore è calato in un mondo affascinante di colori ipnotici, che si modellano nei corridoi e lungo le scalinate infinite. Anche le scene di battaglia, ferocissime, diventano una scusa per mettere sullo schermo composizioni pittoriche di straordinaria forza. Non ci sono buoni, non ci sono cattivi. I protagonisti sono un dettaglio in una celebrazione pressoché perfetta del popolo cinese, in cui individualità fortissime riescono comunque ad annullarsi - dall'imperatore all'ultimo dei servi - in un tutto supremo, la Cina.

La battaglia finale sotto le mura della Città è un catarsi, un urlo di forza, consapevolezza, morte, vitalità e ferocia che fa bene al cuore degli occidentali che avranno l'intelligenza di "vuotare la loro tazza di tè" prima di assaggiare questo, che è tè cinese della miglior qualità. Da brividi, imperdibile.
28.05.07 00:22 - sezione cinema - sezione kung-fu movies
il 28 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
tonii ha scritto:

e mentre il Drago e la Fenice (Imperatore e Imperatrice) tracciano col pennello, mano nella mano, i caratteri di 義 禮 孝 忠, le virtu' confuciane di rettitudine, ritualita', filialita' e lealta', sono ben consci di aver rotto con tutte.

Gli appassionati di Erodoto troveranno molte analogie tra questa imperatrice e gli ultimi anni di vita di Serse.

sul tribolato periodo storico:
http://en.wikipedia.org/wiki/Five_Dynasties_and_Ten_Kingdoms_Period

il 28 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
alberto biraghi ha scritto:

Chiedo scusa per il post in codice. Credo che dopo questo dotto e prezioso commento di Tonii qualcuno si farà una grassa risata nei miei confronti ripensando alla discussione di ieri sera.

il 28 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
susi ha scritto:

Effettivamente mi sto rotolando. Vabbè, non si può essere perfetti. A me un più Chuck Norris, a te una buona lettura di qualche formalista russo…

il 28 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
homer84 ha scritto:

Stavolta sono d'accordo solo in parte: bellissimo film finchè si guarda solo il grande dramma epico, la simbologia dei colori, il pathos. Molto peggio quando Yimou rovina tutto con quelle scene da "pugnali volanti", che poco c'entrano col resto. Ha voluto fare una sintesi delle due facce del suo cinema, ma gli è venuta male, a mio giudizio. Senza i fronzoli di quell'estetica da spettacolarismo occidentale sarebbe stato un grande film!

il 28 Maggio 2007 (quando OMB accettava i commenti)
pippo (intellettualmente disonesto) ha scritto:

ormai l'unica città proibita è Milano centro.

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